Psicologia della vita quotidiana

Black mirror e la società dei punteggi. Una riflessione psicologica

Black mirror, nella puntata “Nosedive”, racconta di una società ipermoderna basata su nuove “caste” sociali, costruite sul punteggio medio che ciascuno ottiene nella relazione con l’altro.

 

Black mirror. Una riflessione psicologica sul primo, sorprendente, episodio della terza serie.

Black Mirror è una serie tv inglese che racconta una società del futuro, nemmeno tanto lontana da noi, nella quale la tecnologia è sempre più presente ed invasiva nella vita di tutti i giorni. Sono episodi singoli, con attori sempre diversi, ognuno dedicato ad un particolare aspetto di questa società “ipermoderna”. A metà Ottobre di quest’anno è uscita la terza serie, io ho visto il primo episodio, ed ho pensato subito, giusto per prendere un po’ le distanze, che in fondo oggi non viviamo situazioni simili a quelle rappresentate nella serie, ma dopo qualche ora, veramente dopo poco tempo, mi sono ritrovato a vedere quanti “mi piace” aveva ottenuto un mio post su Facebook e poi mi sono ricordato dell’episodio, con qualche inquietudine in più…!

L’episodio si intitola “Nosedive” qualcosa come “caduta libera” o “scendere in picchiata”, e racconta una società futura, appunto, nella quale le persone si danno reciprocamente un punteggio vedendo le foto, i video o tutte le volte che hanno occasione di incontrarsi, anche brevemente come potrebbe accadere in ascensore o per strada. I punteggi vengono attribuiti con le famose stellette, da 0 a 5. Quando si incontrano le persone viene raffigurato nel proprio dispositivo il loro viso e il punteggio medio delle loro stellette.

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Si capisce subito che questa storia delle stellette è molto importante perché il punteggio medio non dà solo un indice della popolarità tra amici e colleghi ma anche l’accesso a servizi importanti come ad esempio affittare casa, un’automobile e beni di prima necessità. Praticamente tutta l’organizzazione sociale si basa sul punteggio medio di ciascuno, formando così una nuova società organizzata su caste o classi di appartenenza in relazione a queste “stellette”. Anche fare l’autostop è complicato se si ha un punteggio basso!

La protagonista ha un buon punteggio, circa 4,2 ma per affittare un appartamento in una bella zona e ad un prezzo agevolato (20% di sconto) bisogna essere “Top influencer” con un punteggio medio di almeno di 4,5. Da qui inizia la sua odissea in “caduta libera”, appunto…

Chiaramente non racconterò tutte le vicissitudini di Lacie, ma molto più semplicemente vorrei riflettere su una possibile società, non troppo lontana dalla nostra, basata esclusivamente sul concetto di “influencer”, ovvero “persona o gruppo che ha la capacità di influenzare il comportamento o le opinioni degli altri”.

Questa storia della popolarità, della reputazione, perché di questo stiamo parlando, è vecchia quanto l’uomo; da questo punto di vista la serie non aggiunge nulla di nuovo, il problema semmai riguarda il modo con il quale si ottiene questa popolarità e gli effetti che può avere sulla società nel suo complesso.

Per questo motivo vorrei estrapolare una serie di punti sui quali provare a fare una breve riflessione.

Niente più ombre, solo luci e colori. Il primo aspetto che risalta in questo episodio è il contesto di appartenenza dei vari personaggi: tutto è molto bello, pulito, i vestiti della protagonista “Lacie” color pastello, le gentilezze nell’interazione sociale si sprecano e le persone sono carine e delicate, un paradiso terrestre insomma, se non fosse che su tutto e tutti trasuda ipocrisia. Le gentilezze sono sempre finalizzate ad ottenere dall’altro un punteggio più alto possibile. Questa modalità di interazione è già presente tra di noi, soprattutto sui Social. Spesso ci capita di commentare una notizia, un post di un nostro amico/a con un like, oppure con un fantastico cuoricino; viceversa, se la persona ci sta particolarmente antipatica, con frasi e immagini parecchio cattive. Quello che è meno presente è il commento costruttivo di chi ha veramente letto quello che l’altro scrive o dice e vuole partecipare per arricchire quell’informazione. Questo accade perché in una società veloce come la nostra, il commento costruttivo ci fa perdere parecchio tempo e spesso è più complicato di una semplice emoticon.

Dio perdona, la rete no! Con questa frase voglio dire che alla protagonista di questo episodio non è concesso sbagliare, basta pochissimo per abbassare il proprio punteggio. Questo purtroppo è uno degli effetti della società liquida di cui parlava Bauman, tutto scorre così velocemente che si rischia di essere travolti al minimo errore.

Gruppo di appartenenza e nuove caste sociali. Il terzo aspetto riguarda un punto, a mio avviso, fondamentale del progresso tecnologico, ovvero l’instaurarsi di nuove e moderne caste sociali che rompono gli schemi precedenti. Da una parte quest’aspetto non è del tutto negativo: non molto tempo fa le caste erano, ma lo sono ancora adesso, costituite da persone che avevano già ereditato dalla propria famiglia o gruppo di appartenenza un potere, un ruolo dominante. Le nuove tecnologie, affidate principalmente ai “nativi digitali”, sta effettivamente scuotendo questo sistema, con grandi benefici direi. L’unico rischio, ma non è poco, è che la nuova classe dominante potrebbe essere nominata su basi veramente superficiali. Se il tuo video, caricato su youtube, è stato visto da 3 milioni di persone, questo per il popolo della rete equivale a darti lo scettro di “star”: diventi un “influencer”, e per un certo periodo hai il potere di condizionare alcuni fenomeni sociali.

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I legami umani nel mondo fluido. A proposito dei legami, scrive Bauman nel suo testo più famoso, Modernità liquida, “Il fenomeno che tutti questi aspetti moderni tentano di inglobare e articolare è l’esperienza congiunta di insicurezza (della propria posizione, diritti, qualità di vita), di incertezza (rispetto alla stabilità presente e futura) e di vulnerabilità (del proprio corpo, della propria persona e relative appendici: i possedimenti, il quartiere, la comunità).”

Tutto e subito. In un contesto di questo genere, se mi sento precario ed insicuro verso il futuro allora l’unica vera felicità sta nella gratificazione istantanea, nella velocità con la quale posso ottenere quello che voglio, senza più attese che tanto non porteranno nulla di buono!

Per concludere, voglio descrivere la mia sensazione durante la visione dell’episodio, in genere quando vediamo un film ci identifichiamo con il protagonista e vogliamo che riesca nel suo obiettivo, siamo con lui/lei e se tutto va bene ne ricaviamo anche un nostro piacere personale. Durante le disavventure di Lacie, invece, la mia sensazione era del tipo: “comunque vada sarà un disastro!”

Detto questo, vi consiglio di vedere tutti gli episodi, magari partendo dalla prima serie, con una domanda che a mio avviso può aiutarci nella visione: È tutta fantascienza quello che vediamo?