Buone prassi per la valutazione psicologia delle vittime in condizioni di particolare vulnerabilità nell’ambito del processo penale

a cura di Melani Scali ed Elisa Spizzichino

con il contributo di
Elisa Caponetti, Vera Cuzzocrea, Stefano Mariani, Marilena Mazzolini, Anna Lubrano Lavadera, Viola Poggini, Paolo Roma, Laura Volpini

con la supervisione per gli aspetti giuridico-giudiziari del
Consigliere di Cassazione Dott. Luciano Imperiali e dell’Avv. Antonio Cucino


 

In un’ottica di innovazione e di adeguamento al mutare dei tempi e delle procedure previste dalla Legge, l’Ordine degli Psicologi del Lazio ha iniziato una revisione delle precedenti disposizioni in ambito giuridico-forense. Il principio-base di questa revisione è che l’Ordine, in quanto Ente pubblico, non abbia titolo a produrre “linee-guida” a uso degli iscritti, ma regolamenti, che hanno carattere vincolante, e raccolte di “buone prassi”, che vanno intese come forti raccomandazioni per un corretto esercizio dell’attività professionale di consulenti tecnici e periti.

Tale differenza rispetto al passato richiede alcune precisazioni.

Le linee-guida, per definizione, vengono costruite dalle Associazioni scientifiche, dalle Università, dai Centri di ricerca, con l’obiettivo di indicare alla comunità professionale metodi e strumenti per un ragionevole grado di certezza quanto all’affidabilità del risultato di un intervento applicativo. Esistono, quindi, più linee-guida per ogni diverso ambito dell’operatività professionale: e, significativamente, nel dominio disciplinare della psicologia — i cui fondamenti epistemologici non hanno la stessa “forza” concettuale delle scienze fisiche e naturali e della medicina — le linee-guida prodotte da differenti soggetti scientifico-professionali pubblici e privati possono essere anche molto difformi tra loro in merito ai medesimi temi. Ciò, come è ovvio, per via della disomogeneità degli approcci teorici e teorico-tecnici che appunto caratterizzano la psicologia.

Gli Ordini professionali non possono dettare criteri di intervento che privilegino un approccio metodologico e tecnico rispetto ad altri: ciò sarebbe letteralmente contra legem, in quanto la loro funzione quali Enti pubblici è di contemperare gli interessi dei professionisti (dei quali proteggono e promuovono l’autonomia), dei fruitori dei loro servizi e delle Istituzioni dello Stato con essi a vario titolo implicate.

Gli Ordini professionali, proprio per assolvere a tale funzione, possono e devono vigilare sul corretto esercizio delle professioni: nel nostro campo in modo particolare, promuovendo la conoscenza e l’applicazione di criteri procedurali in sé neutri, atti a garantire — quale che sia l’approccio metodologico che il singolo professionista decide liberamente di praticare — una impeccabile ed efficace conduzione delle attività.

L’obiettivo del presente documento è, dunque, di diffondere un insieme di buone prassi, competenze professionali e tecniche che sono fondamentali per l’impiego responsabile dei ruoli di Perito, Ct del P.M.  e Ctp nel procedimento penale e che gli iscritti all’ordine sono tenuti a conoscere e applicare in maniera corretta e in linea con le più recenti acquisizioni scientifiche nel campo.

Il contributo del Gruppo di Lavoro Psicologia Forense ha inteso così superare le linee-guida per le perizie in caso di abuso sui minori sviluppate 10 anni or sono dall’Ordine degli Psicologi del Lazio, integrandole ad altre di pari interesse professionale alla presente raccolta di buone prassi.