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Vota NO all’inchiesta pubblica UNI per la normazione della figura del counselor

È utile prevedere un nuovo professionista che faccia il lavoro dello psicologo?

Vota NO all’inchiesta pubblica UNI per la normazione della figura del counselor

Fino al prossimo 25 ottobre, ciascuno di noi ha la possibilità di partecipare all’inchiesta pubblica preliminare indetta dall’UNI (Ente Italiano di normazione) per valutare l’opportunità di avviare il processo di normazione sulla figura del counselor.

L’UNI è un organismo di normazione che elabora e pubblica norme tecniche volontarie in vari settori e gestisce la normazione per la definizione delle cosiddette professioni non regolamentate ai sensi della Legge n. 4/2013.

In tale processo, un’inchiesta pubblica preliminare è una premessa fondamentale perché ha come obiettivo quello di aiutare a comprendere se fare o meno una norma, se è utile al mercato e se dunque possa derivarne qualche vantaggio per la società.

Con tale inchiesta l’UNI mira a conoscere, in particolare, se è utile aprire il tavolo di lavoro che stabilirà i requisiti di conoscenza, abilità e competenze richiesti a chi intende svolgere attività di counselor. La domanda che viene pubblicamente rivolta è:

 

Ritieni che il progetto rispecchi i bisogni del mercato di riferimento?

L’Ordine degli Psicologi del Lazio ritiene di no. Non ha alcun senso prevedere un processo di normazione per istituire una figura potenzialmente in grado di generare sovrapposizioni con le aree di intervento dello psicologo, mettendo a rischio la salute dei cittadini, e proprio al fine di scongiurare tale eventualità, questo Ordine ha richiesto un intervento inibitorio del Ministero della salute (clicca qui per leggere la nota).

È utile ricordare che, in ambito europeo, con l’espressione counseling ci si riferisce ad attività che pertengono sempre ad aree di intervento proprie dello psicologo, un professionista per il quale la Legge n. 56/1989, proprio nell’ottica della massima tutela del diritto alla salute della cittadinanza, ha previsto un iter formativo molto articolato e l’obbligo di iscrizione all’Albo professionale.

Il counseling è in altre parole una competenza dello psicologo. È difficile immaginare quale possa essere l’ambito entro cui un “counselor non psicologo” possa prestare la sua attività di consulenza, così come uno psicologo che esercita attività di counseling potrebbe fare nel suo settore, un avvocato in quello legale, un commercialista in ambito fiscale e così via.

In questa fase il tuo contributo può essere decisivo!

Fino al prossimo 25 ottobre puoi dire la tua sul progetto e spiegare perché è inutile, e anzi dannoso per la salute dei cittadini, avviare un processo di normazione per definire requisiti relativi all’attività professionale del counselor.

Per partecipare all’inchiesta pubblica intitolata Attività professionali non regolamentate Counselor Requisiti di conoscenza, abilità e competenza clicca sul pulsante qui sotto.

Ti ricordiamo che l’indagine è aperta a tutti: oltre a partecipare direttamente all’inchiesta diffondi l’invito tra le tue cerchie, motivando i tuoi conoscenti ad esprimere la propria contrarietà al processo di normazione.

Grazie per la collaborazione,

Ordine degli Psicologi del Lazio

 

Leggi la nota inviata al Ministero della Salute

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