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Vaccino non obbligatorio per il personale sanitario

Tar annulla Ordinanza regionale: per i giudici la Regione non ha autorità per imporre tale obbligo

Vaccino non obbligatorio per il personale sanitario

Con due recenti sentenze (la n. 10047 e la n. 10048), il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) per il Lazio ha annullato l’ordinanza Z00030 con cui il Presidente della Regione Lazio aveva imposto l’obbligo, per i soggetti over 65 e per il personale sanitario, di sottoporsi a vaccinazione antinfluenzale e pneumococcica tra il 15 settembre 2020 e il 31 gennaio 2021, con l’obiettivo di evitare il congestionamento delle strutture ospedaliere nella stagione invernale.

Il mancato adempimento dell’obbligo, non giustificabile da ragioni di tipo medico, sarebbe stata causa di temporanea inidoneità allo svolgimento della mansione lavorativa, in applicazione – secondo la Regione – del Testo Unico in materia di salute e sicurezza sul lavoro (D.lgs. 81/2008). 

Nelle settimane scorse, tale paventato provvedimento ha destato notevoli preoccupazioni tra vari operatori sanitari del Lazio, tra cui diversi  professionisti iscritti all’Albo degli Psicologi, che si sono rivolti all’Ordine per comprendere la portata applicativa della disposizione, foriera tra le altre cose di alcune criticità legate all’individuazione dei reali destinatari della misura.

Prima che si potesse giungere alla corretta interpretazione del dispositivo, il Tar per il Lazio, come si diceva, è tuttavia intervenuto annullando l’ordinanza. Secondo i giudici amministrativi, che pure riconoscono alla Regione la possibilità di introdurre misure più restrittive rispetto a quelle statali per fronteggiare l’emergenza sanitaria, la disposizione in questione esula dalle competenze riconosciute dalla Costituzione alle Regioni, che hanno altre strade per evitare il sovraffolamento degli ospedali.

Il Tar per il Lazio sottolinea inoltre che “inibendo tra l’altro l’accesso al lavoro al personale medico che non si sottopone alla suddetta vaccinazione antinfluenzale, si violerebbe altresì la competenza statale a dettare principi fondamentali in materia di tutela e sicurezza nei luoghi di lavoro”.