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Un’ordinanza regionale vieta di esercitare presso più strutture

La Regione Lazio ha chiarito che l’ordinanza riguarda sia i dipendenti sia i consulenti. Le prestazioni indifferibili possono essere svolte sul posto, se non è possibile la teleassistenza

Un’ordinanza regionale vieta di esercitare presso più strutture

Aggiornato al 23 giugno 2020

Con l’ordinanza regionale n. Z00034 del 18 aprile 2020, la Regione Lazio ha imposto al personale operante nelle strutture territoriali (residenziali e semiresidenziali) sanitarie, sociosanitarie e socio assistenziali di cui alla Legge regionale n. 4/2003 di svolgere la propria attività lavorativa esclusivamente all’interno di una singola struttura.

Si tratta di un provvedimento in materia di igiene e sanità pubblica che rientra tra le misure adottate dalla Regione per prevenire, contenere e gestire l’emergenza epidemiologica dei focolai da SARS-COV2. Purtroppo, data l’eccessiva genericità della sua formulazione, l’ordinanza ha sollevato diversi dubbi nei diversi professionisti che quotidianamente collaborano con le strutture sopracitate.

L’Ordine ha così raccolto queste criticità, portandole all’attenzione dell’amministrazione regionale, fornendo una prima interpretazione su alcuni dei punti maggiormente controversi dell’ordinanza. 


Punti non chiari e interpretazione dell’Ordine

In primo luogo l’ordinanza non è chiara per quanto attiene ai destinatari della misura. Il provvedimento, infatti, non specifica se siano interessati dal divieto di esercitare presso più strutture, oltre che i dipendenti a tempo indeterminato o determinato delle strutture indicate, anche i collaboratori che presso le medesime operano in regime libero-professionale o con rapporti atipici. Data la natura emergenziale e di prevenzione dell’ordinanza nel suo insieme, sul punto l’Ordine ritiene che, se la ratio “distanziatrice” della misura è quella di evitare il rischio di contagio, a danno del personale e degli utenti, che può derivare dal passaggio fisico di un operatore da una struttura all’altra, allora la regola si applica allo psicologo in qualsiasi forma giuridica egli presti la propria opera a favore delle strutture contemplate dal provvedimento (lavoro a tempo indeterminato, determinato, contratto di collaborazione libero-professionale, qualsiasi rapporto atipico).

L’ordinanza, poi, non specifica se il professionista dipendente o collaboratore delle strutture interessate possa ritenere compatibile il suddetto vincolo di esclusività con l’esercizio della libera professione presso il proprio studio o presso altre sedi diverse da quelle menzionate dal provvedimento quali studi associati, ambulatori, poliambulatori, associazioni, ecc. e con il lavoro dipendente sempre presso strutture non contemplate dall’ordinanza. Nel merito, è opinione dell’Ordine che in mancanza di un divieto espresso – che nell’ordinanza non si riviene – deve ritenersi compatibile con il vincolo di esclusività l’erogazione, da parte dello Psicologo, di prestazioni in regime libero professionale o di lavoro dipendente rese in luoghi diversi dalle strutture contemplate dal provvedimento.

In ultimo, il dispositivo non chiarisce se al problema dell’impegno di un professionista presso diverse strutture si possa ovviare mediante forme di teleassistenza o comunque di lavoro da remoto, il cosiddetto smart working. A tal riguardo l’Ordine ritiene che il lavoro a distanza esclude a priori il rischio di contagio oggetto dell’ordinanza e pertanto le forme di teleassistenza o comunque di lavoro da remoto possono consentire il contemporaneo svolgimento da parte dello Psicologo di più rapporti di lavoro con le strutture oggetto dell’ordinanza.


Interpretazione autentica dell’Unità di Crisi della Regione Lazio

Su questo specifico punto, è intervenuta, in sede di interpretazione autentica, l’Unità di crisi della Regione Lazio per la gestione epidemiologica da COVID 19 con la nota n. U.0373564 del 23 aprile scorso, con cui è stato precisato che

(…) nel caso in cui sia necessario l’intervento del MMG, del PLS, del medico di continuità assistenziale, nonché del medico specialista anche convenzionato, o comunque di attività in consulenza specialistica, lo stesso dovrà avvenire privilegiando il ricorso a modalità di teleassistenza o telemedicina. Ove questo non fosse possibile, l’intervento del medico potrà avvenire sul posto, anche avendo accesso a strutture diverse, purché assicurando il rispetto  delle indicazioni di cui al punto 1 lettera d) contenute nell’ordinanza, e comunque previo utilizzo di tutti i DPI necessari. Per quanto attiene i medici che coprono turni di guardia, per lo svolgimento dei quali è necessaria la presenza in sede, in assenza di eventuali ulteriori soluzioni organizzative, gli stessi possono operare anche in più strutture, nel rispetto di tutte le misure previste al punto 1 lettera d) dell’ordinanza e comunque utilizzando tutti i DPI che, considerato il contesto lavorativo, garantiscono la maggiore sicurezza.

Si tratta di un chiarimento purtroppo redatto in chiave “medicocentrica”, che non tiene conto della natura sanitaria né della figura dello psicologo, come declamata dall’articolo 01 della novellata Legge n. 56/1989, né della figura dello psicologo psicoterapeuta, che pure potrebbe beneficiare, in virtù delle prestazioni specialistiche che formalmente e in sostanza svolge, della deroga sulla presenza in più strutture.

Non è chiaro inoltre se con che la suddetta deroga a favore delle “attività in consulenza specialistica” l’Unità di crisi si riferisca esclusivamente agli “esterni”, ovverosia a coloro che non intrattengono rapporti di lavoro o collaborazione professionale durevole con le strutture oggetto dell’Ordinanza e solo per esigenze occasionali, oppure includa anche il “personale operante” e i collaboratori con contratto di prestazione d’opera professionale che, come si è detto sopra, devono ritenersi inclusi in questa definizione.

Sugli ultimi punti l’Ordine, con una nota dello scorso 5 maggio 2020 ha inviato alla Regione Lazio un’ulteriore richiesta di chiarimenti. Su questi ultimi punti l’Ordine, con una nota dello scorso 5 maggio 2020 ha inviato alla Regione Lazio un’ulteriore richiesta di chiarimenti.


Riscontro dalla Regione Lazio

Con una nota dello scorso 23 giugno, la Regione ha chiarito che l’Ordinanza si applica sia al personale dipendente con contratto di lavoro esclusivo sia al personale che collabora a contratto e che non può quindi lavorare presso altre strutture. 

Quanto alla attività in consulenza specialistica nella quale non sono esplicitamente compresi gli psicologi, la Regione ha precisato che sono ammesse prioritariamente le prestazioni svolte mediante il ricorso alla teleassistenza

Ove ciò non fosse possibile e se la prestazione rivesta carattere indifferibile, può essere svolta sul posto nel rispetto delle indicazioni fornite al punto I lettera d) della stessa ordinanza, utilizzando tutti i dispositivi di protezione individuali previsti e previo rilevamento della temperatura corporea.