Psicologi Tutela

Rimborsi assicurativi

Proseguono le azioni legali contro la Caspie: illegittimo negare i rimborsi assicurativi per le prestazioni fornite da psicologi-psicoterapeuti

Rimborsi assicurativi

Diversi Enti e Aziende operanti sul territorio laziale offrono ai propri dipendenti o affiliati una copertura assicurativa volta a rimborsare una parte delle spese sanitarie sostenute. Per farlo sottoscrivono appositi contratti con compagnie assicurative.

Una di queste, la Cassa Autonoma e di Assistenza Sanitaria (CASPIE), pur prevedendo nei propri contratti il rimborso delle prestazioni psicoterapiche, realizza un’ingiustificata disparità di trattamento tra la figura dello psicoterapeuta-psicologo e la figura dello psicoterapeuta-medico.

Le polizze in questione, infatti, riconoscono un rimborso ai dipendenti che sostengano percorsi di psicoterapia, soltanto a patto che tale prestazione venga effettuata da medici abilitati all’esercizio dell’attività psicoterapeutica. Non riconoscono invece alcun rimborso nel caso in cui la prestazione di psicoterapia venga offerta da uno psicologo-psicoterapeuta.

Le clausole di polizze così formulate, dunque si pongono in netto contrasto non soltanto con la Legge n. 56/1989, ma anche con il fondamentale principio di concorrenza, con il rischio di comprimere la libertà di accesso degli operatori professionali psicologi sul mercato e con effetti negativi nei confronti degli utenti delle prestazioni di psicoterapia.

Per tale ragione, l’Ordine, oltre ad invitare la CASPIE a conformare le proprie polizze all’ordinamento normativo vigente, già in passato chiese l’intervento dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM).

L’AGCM però si astenne da una decisione nel merito, rimandando all’Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni Private e di Interesse Collettivo (ISVAP) l’adozione di qualsiasi provvedimento in materia.

L’ISVAP, nel dare riscontro all’Ordine, fece sapere che la CASPIE non si configura come «una impresa di assicurazione e pertanto non è sottoposta alla propria vigilanza», invitando comunque la stessa a fornire un riscontro alla segnalazione dell’Ordine.

Non avendo ricevuto riscontro, nel giugno 2011 il Consiglio dell’Ordine decise di procedere con azione legale contro la CASPIE.

L’11 marzo 2014 si è tenuto, in fase pre-contenziosa, un tentativo di conciliazione con CASPIE, che, tuttavia, non si è presentata all’incontro.

Proseguito in sede contenziosa dinanzi al Tribunale Ordinario di Roma, il giudizio si è concluso nell’agosto 2020 con il rigetto dell’istanza presentata dall’Ordine per carenza di legittimazione attiva: secondo il Tribunale Ordinario, l’Ordine regionale non è legittimato ad agire in rappresentanza di tutti i professionisti iscritti all’Albo, giacché tale attribuzione, e in particolare quella di “curare l’osservanza delle leggi e delle disposizioni concernenti la professione relativamente alle questioni di rilevanza nazionale”, spetterebbe per legge al Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi (art. 28, L. n. 56/1989).

Preso atto di tale evoluzione del giudizio, nella seduta del 21 settembre 2020, il Consiglio dell’Ordine ha ritenuto di proseguire nel contenzioso legale per tutelare la categoria professionale contro un provvedimento che comprime la libertà di accesso degli operatori professionali psicologi sul mercato e produce effetti negativi nei confronti degli utenti delle prestazioni di psicoterapia.

Ulteriori aggiornamenti al riguardo verranno forniti progressivamente su questa pagina.