Approfondimenti Giuridico Psicologi

La Consulenza tecnica di parte in regime di gratuito patrocinio

Cos’è, com’è possibile svolgerla, come a chi richiedere la liquidazione del compenso

La Consulenza tecnica di parte in regime di gratuito patrocinio

Che cos’è e a chi spetta

In piena attuazione del diritto di difesa sancito dall’articolo 24 della Costituzione, il Dpr n. 115/2002 assicura ai cittadini non abbienti il patrocinio a spese dello Stato (c.d. “gratuito patrocinio”) nei processi civili.

Ai sensi di tale norma, chiunque abbia un reddito inferiore a € 10.766,33 può richiedere, al fine di essere rappresentato in giudizio, la nomina di un avvocato e la sua assistenza a spese dello Stato presentando apposita domanda al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati competente per territorio. I soggetti ammessi al patrocinio possono scegliere un difensore tra gli iscritti negli appositi elenchi degli avvocati per il patrocinio a spese dello Stato.


Scelta del consulente e requisiti per assumere l’incarico

Qualora nel corso del procedimento giudiziario in regime di gratuito patrocinio si renda necessario il ricorso a competenze psicologiche, l’avvocato o direttamente la parte in causa possono nominare anche un consulente tecnico di parte (Ctp), che possa intervenire in maniera adeguata nel corso della consulenza tecnica d’ufficio.

A differenza di quanto previsto per la nomina del difensore, non vige per i Ctp disponibili ad operare in regime di gratuito patrocinio uno specifico Albo messo a disposizione dall’Ordine degli Psicologi o da quello degli Avvocati e consultabile dai clienti. La scelta del professionista avverrà dunque su base fiduciaria, così come accade per la designazione del consulente tecnico di parte ordinario.

Trattandosi a tutti gli effetti di una consulenza tecnica di parte, analogamente non vi sono requisiti specifici per operare in regime di gratuito patrocinio, valendo per ciascun professionista il precetto di prestare la sua opera “secondo scienza e coscienza”, garantendo al cliente una prestazione al massimo livello di competenza.


Pagamento dell’onorario e prenotazione a debito

Al pari di quello spettante all’avvocato difensore, sarà liquidato dall’Autorità Giudiziaria con decreto di pagamento al termine di ciascuna fase o grado del processo e, comunque, all’atto della cessazione dell’incarico (articolo 83 del Dpr n. 115/2002).

Sarà necessario presentare una richiesta di pagamento presso la Cancelleria del Tribunale di riferimento indirizzandola all’attenzione del giudice competente, comprensiva di onorario e spese sostenute e dettagliatamente documentate. Questa richiesta sarà oggetto di un attento vaglio da parte del giudice, il quale emetterà un decreto di pagamento.

Ottenuto il decreto, il Ctp che ha prestato la consulenza con patrocinio a spese dello Stato potrà ottenere immediatamente dalla Cancelleria una liquidazione limitata alle spese sostenute. L’onorario, invece, dovrà essere liquidato dalla parte soccombente.

Nel caso in cui la parte soccombente sia stata ammessa al gratuito patrocinio, il consulente dovrà presentare la cosiddetta “prenotazione debito”. Tale procedura potrà essere percorsa solo dopo aver esperito infruttuosamente il recupero nei confronti della parte ammessa al patrocinio gratuito.

A chiarire cosa si intende l’espressione “prenotazione a debito” è l’articolo 131 che, trattando degli effetti dell’ammissione al patrocinio gratuito e relativamente alle spese a carico della parte ammessa, la definisce come l’annotazione a futura memoria di una voce di spesa, per la quale non vi è pagamento, ai fini dell’eventuale successivo recupero; l’“anticipazione” viene, invece, definita come il pagamento di una voce di spesa che, ricorrendo i presupposti previsti dalla Legge, è recuperabile. Tale distinzione è importante perché in base all’articolo 131, le spese relative agli onorari dovuti al consulente tecnico di parte e all’ausiliario del magistrato rientrano, appunto, tra quelle prenotate a debito, a differenza di quelle relative all’onorario del difensore, che sono invece anticipate dall’Erario.

Le modalità operative da seguire per la prenotazione a debito dell’onorario dei consulenti e per il riversamento della somma eventualmente riscossa dall’Amministrazione Giudiziaria, sono chiarite dalla nota della Direzione Generale della Giustizia Civile n. 9539 del 2006 (Allegato 1 alla Circolare 8 giugno 2016), alla quale si rimanda per i necessari approfondimenti.

Nel caso in cui, invece, la parte soccombente non sia stata ammessa al gratuito patrocinio, il professionista dovrà esigere da quest’ultima la liquidazione dell’onorario, inviando una raccomandata a/r contenente, oltre alla richiesta, anche il decreto di pagamento emesso dal giudice di competenza.


Criticità dell’attuale norma

Come è stato segnalato dai diversi professionisti operanti nell’ambito forense – sia ausiliari del giudice sia consulenti tecnici di parte -, l’attuale formulazione della norma rischia inevitabilmente di produrre come effetto quello di una sostanziale gratuità della prestazione, quando ad essere condannata alle spese processuali è la stessa parte che viene ammessa al gratuito patrocinio.

Sulla questione è intervenuta in più occasioni la Corte Costituzionale, chiamata a pronunciarsi sulla legittimità dell’articolo 131 del Dpr n. 115/2002 in relazione all’articolo 3 e 36 della Costituzione, che ha tuttavia ritenuto infondati i rilievi di incostituzionalità sollevati.

Per i dettagli si rinvia alla Circolare del Dipartimento per gli affari di giustizia dell’8 giugno 2016.

Circolare 8 giugno 2016 – Quesiti relativi all’interpretazione dell’art. 131, comma 3, del d.P.R. n. 115 del 30 maggio 2002 e successive modificazioni


Photo credits: Chris Potter https://creativecommons.org/licenses/by/2.0/