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Informarsi attraverso i social media: alto il rischio di sovrastimare la propria conoscenza

I social media sono ormai una fonte di informazione a tutti gli effetti e molti cittadini maturano le proprie opinioni, anche in materia politica, sui contenuti offerti da queste piattaforme. Una ricerca dell’Università di Austin dimostra che questa modalità di consumo delle notizie tendono sistematicamente a sopravvalutare le competenze acquisite.

Informarsi attraverso i social media: alto il rischio di sovrastimare la propria conoscenza

Fonte: “A little bit of knowledge: Facebook’s News Feed and self-perceptions of knowledge”. Nicolas M. Anspach, York College of Pennsylvania, USA. Jay T. Jennings,University of Texas at Austin, USA. Kevin Arceneaux, Temple University, USA. First Published February 4, 2019 su Research & Politics

Premessa

I social media rappresentano in misura crescente una fonte di informazione. Basti pensare che negli Stati Uniti il 67% della popolazione ricava le proprie notizie quotidiane da queste piattaforme. Ma quanto è accurata questa conoscenza? Spesso i navigatori acquisiscono elementi per formare il proprio giudizio solo attraverso i feed, il che suscita dubbi sul grado effettivo di conoscenza e consapevolezza dei fatti. Una ricerca condotta da ricercatori dell’Università di Austin (Texas) e dello York College della Pennsylvania, diffusa dall’ “Osservatorio sulla Ricerca Scientifica Internazionale” dell’Ordine degli Psicologi del Lazio, ha deciso di approfondire questo aspetto. Dai dati è emerso che una quota significativa di utenti esposta ai contenuti dei social aveva una cognizione limitata sugli argomenti incontrati durante la propria navigazione e che, soprattutto,  tendeva a sovrastimare la propria competenza.

 

Nei decenni passati le opinioni si formavano attraverso la lettura dei giornali o i notiziari televisivi. Oggi le conoscenze maturano in modo più veloce e sporadico. Su Facebook gli utenti hanno un controllo limitato sui post che compaiono nel loro feed,  il che significa che molte delle informazioni che acquisiscono sono frutto di un contatto “fortuito”. L’utilizzo dei social media, dunque, possiede un valore positivo: consente alle persone di accedere a un ventaglio di temi decisamente più vasto di quello a cui si esporrebbero di propria iniziativa. Non stupisce, perciò, che i navigatori dimostrino più conoscenza fattuale di coloro i quali non frequentano i social. Tuttavia, è essenziale che abbiano anche consapevolezza della qualità del proprio livello di conoscenza.  Attraverso l’uso dei social media, infatti, i fruitori di notizie sperimentano forme di coinvolgimento molto più superficiali rispetto quelle attivate dai media tradizionali e che difficilmente possono offrire elementi sufficienti a formare un giudizio articolato su di un argomento.

 

La Ricerca

Nello studio, i ricercatori hanno suddiviso i partecipanti all’esperimento in tre gruppi:

- al primo(320 individui) è stato chiesto di leggere un articolo del Washington Post dedicato al tema della sicurezza degli alimenti geneticamente modificati;

– al secondo (319 individui) è stato sottoposto un finto News Feed di Facebook contenente quattro anteprime di articoli, una delle quali riguardava la materia degli alimenti geneticamente modificati;

– il terzo (351 individui), utilizzato come controllo, non ha letto nulla.

Successivamente, ai partecipanti sono state poste sei domande concrete sugli alimenti geneticamente modificati, allo scopo di testare la loro conoscenza dell’argomento. Per verificare anche il grado di fiducia sulle competenze acquisite, è stato anche chiesto loro di stimare il numero di domande a cui ritenevano di aver risposto correttamente.

Dai risultati è emerso che coloro che avevano letto l’intero articolo avevano risposto correttamente alla maggior parte delle domande (70 % di risposte corrette), mentre chi aveva letto il feed aveva, in media, risposto correttamente a una sola domanda in più del gruppo di controllo. Inoltre, chi si era informato attraverso i social aveva una maggiore propensione a sovrastimare la propria conoscenza, specialmente tra gli individui motivati ​​da una reazione istintiva nei confronti dell’argomento. Va sottolineato che questi soggetti sono anche quelli più portati a sviluppare opinioni particolarmente radicate, a differenza delle persone più orientate alla riflessione che sono propense alla ricerca di ulteriori conferme e, se necessario, a rimettere in discussione la propria intuizione iniziale.

Questi dati destano preoccupazione, soprattutto in considerazione del fatto che la percezione del proprio grado di conoscenza incide sulla propensione dei cittadini alla partecipazione politica. Se consideriamo che tra gli utenti dei social solo il 7% clicca sui feed dopo una lettura solo approssimativa del testo, è chiara la distorsione prodotta dall’accesso a molteplici temi accompagnato da una  scarsa propensione all’approfondimento e, allo stesso tempo, da un’alta confidenza delle conoscenze acquisite. Il rischio è quello della viralizzazione dell’incompetenza:  una ricerca recente condotta su un database di 156 articoli contenenti notizie false su Hillary Clinton e Donald Trump ha evidenziato come nei tre mesi precedenti l’elezione questi articoli fossero stati condivisi circa 40 milioni di volte su Facebook.

 

Il commento

Spiega Sergio Stagnitta, psicologo dell’Ordine degli Psicologi del Lazio: “In un testo straordinario dal titolo “Pensieri lenti e veloci” lo psicologo Daniel Kahneman, premio Nobel per l’economia, descrive come le persone si formano un’opinione su ciò che li circonda, dall’economia, alla politica, al clima e così via. Per fare questo illustra l’esistenza nella nostra mente di due sistemi cerebrali, che definisce “Sistema 1” e “Sistema 2”. Il primo è quello veloce, emotivo: ha il compito di dare risposte immediate, molto spesso automatiche e stereotipate. Il secondo è il cervello razionale, riflessivo, che ha bisogno di tempo per produrre una risposta coerente in relazione ad uno stimolo o ad una informazione acquisita. Il Sistema 1 è molto importante, perché può salvarci la vita di fronte ad un pericolo inaspettato. Il problema sorge quando lo usiamo per formarci delle previsioni future o, molto spesso, delle opinioni che avranno un impatto sulla nostra vita di tutti i giorni. Ma perché utilizziamo questa forma di comunicazione veloce ed immediata piuttosto che quella lenta, tipica di chi vuole approfondire una certa tematica? Semplicemente perché è più facile.  Si consuma meno energia mentale, meno sforzo, è possibile fare contemporaneamente più cose, in linea con la vita moderna. Non abbiamo quindi bisogno di rinunciare a nulla. A fine giornata, sappiamo tutto ciò che è successo di politica, economia, cronaca, sport e anche di qualche curiosità sul cinema o su un evento televisivo.  Fin qui potremmo dire che ciascuno esercita la libertà di informarsi come meglio crede e nei canali che ritiene più vicini alla propria sensibilità e al suo tempo disponibile. Una persona potrebbe anche decidere che ha poco tempo o poca voglia di approfondire un determinato argomento, o magari un certo programma politico. Però, dovrebbe avere anche consapevolezza dei propri limiti e del fatto che non ha maturato sufficienti elementi per formarmi un’opinione. Lo studio dimostra esattamente il contrario e ci aiuta a capire anche fenomeni tipici delle consultazioni elettorali: perché quasi sempre le elezioni si vincono o si perdono nelle ultime ore di voto, quando gli “indecisi” mettono il segno elettorale sulla base di una informazione o un evento circoscritto, accaduto anche pochi giorni o addirittura poche ore prima di recarsi alle urne”

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