Osservatorio ricerche

Il Pregiudizio verso la leadership femminile

Nei confronti della donne leader le persone nutrono pregiudizi maggiori di quanto mostrino le statistiche. E qualche sorpresa la riserva proprio la popolazione di sesso femminile.

Il Pregiudizio verso la leadership femminile

“Prejudice against Women Leaders: Insights from an Indirect Questioning Approach”
(Sex Roles- A Journal of Research , Volume 79, November – December 2018). Adrian Hoffmann e Jochen Musch dell’University Düsseldorf in Germany

 

La ricerca

Nei confronti della donne leader le persone nutrono pregiudizi maggiori di quanto mostrino le statistiche. E qualche sorpresa la riserva proprio la popolazione di sesso femminile. Lo dimostra una ricerca condotta dall’Università di Dusseldorf e pubblicata recentemente sulla rivista “Sex Roles”.

I ricercatori hanno valutato l’opinione di 1529 studenti tedeschi sulla capacità di leadership femminile attraverso un modello incrociato, e cioè chiedendo loro di rispondere prima in modo esplicito, poi attraverso un questionario anonimo. Il sistema voleva testare l’autenticità delle opinioni, offrendo la possibilità ai soggetti di rispondere senza la preoccupazione di mettersi in buona o cattiva luce. Utilizzare l’interrogatorio indiretto come fonte di misurazione, in genere, aumenta la validità di risposta perché riesce a controllare l’influenza della desiderabilità sociale, una variabile che interviene in modo prepotente quando si indagano fenomeni socialmente sensibili.

I dati finali, elaborati con un complesso impianto statistico, hanno dimostrato una significativa discrepanza tra volto “pubblico” e “privato”. Se interpellato apertamente, solo il 23% del campione mostrava di nutrire scetticismo sulla capacità di leadership femminile. Dietro garanzia di anonimato, viceversa, la percentuale cresceva fino al 37%, con un picco massimo tra gli uomini (45%). Il dato più interessante, tuttavia, proviene dalle risposte delle donne. Erano proprio loro, infatti, a evidenziare lo scostamento maggiore tra i due questionari: la scarsa fiducia verso la capacità  “di comando” delle proprie simili passava dal 10%  delle risposte esplicite al 28% di quelle anonime, quasi il triplo.

La ricerca fotografa un fenomeno sociale esteso: anche  in Germania, infatti, le donne faticano a raggiungere ruoli di comando. Secondo alcune rilevazioni, pur avendo rispetto agli uomini una maggiore probabilità di conseguire una laurea e di concludere il ciclo di studi in anticipo, la loro presenza in posizioni direttive è ferma al 29%, ed è aumentata solo marginalmente rispetto agli anni ’90. Nel 2014 solo il 2% delle 200 più importanti aziende tedesche aveva una donna al vertice.

Le ricerche riconducono questa situazione a ragioni di carattere culturale, alla prevalenza di una logica maschilista nell’organizzazione sociale ed economica, ma soprattutto alla scarsa attenzione del legislatore verso normative che sappiano conciliare responsabilità famigliari e lavorative.

Gli stereotipi di genere, in ogni caso,  mostrano di essere particolarmente radicati e difficili da abbattere. Diversi  studi hanno evidenziato come siano cambiati solo marginalmente nel corso degli ultimi 30 anni. All’identità femminile vengono ancora associati con significativa frequenza  tratti caratteriali quali l’emotività, la gentilezza, la devozione, così come la predilezione per lavori basati sul supporto emotivo e la cura dell’altro, tendenzialmente meno retribuiti. Caratteristiche opposte a quelle associate al maschio: il dinamismo, lo spirito competitivo, l’indipendenza a la sicurezza di sé, accompagnate da posizioni lavorative di vertice con un più alto livello di educazione e retribuzione.

La  ricerca ha anche evidenziato la resistenza delle persone a pronunciarsi con sincerità quando viene chiesta la loro opinione su temi considerati “sensibili”. Nelle società occidentali, del resto, il pregiudizio di genere non solo viola una norma sociale, dal momento che l’uguaglianza dei sessi è sancita costituzionalmente e qualsiasi forma di discriminazione è penalmente perseguibile; ma è anche considerato moralmente riprovevole.

Secondo la teoria della congruità dei ruoli (Eagly and Karau 2002) e la costruzione della teoria del ruolo sociale (Eagly 1987, Eagly and Wood 2012, Eagly et al., 2000), il pregiudizio contro le donne leader emerge da un’incongruenza tra il ruolo di genere delle donne e il ruolo sociale di un capo. Il ruolo di genere delle donne include norme descrittive e direttive sugli attributi e comportamenti comuni che le donne mostrano o dovrebbero mostrare. Al contrario, i leader dovrebbero mostrare tratti più aggressivi, tipicamente considerati maschili (Powell et al., 2002). Questa incongruenza può comportare due tipi di pregiudizio. In primo luogo, le donne possono essere considerate meno competenti e, di conseguenza, meno spesso selezionate per compiti di leadership rispetto agli uomini; in secondo luogo, le prestazioni della leadership femminile potrebbero essere valutate in modo meno favorevole, il che potrebbe rendere più difficile per loro sviluppare una carriera di successo (Eagly and Karau 2002).

Ciò che colpisce di più è l’interiorizzazione nella popolazione femminile delle prerogative maschili dell’esercizio del comando, dimostrata dallo scarto tra le risposte esplicite e quelle in forma anonima. Un dato che testimonia la propensione delle stesse donne a mostrare due facce: una, quella pubblica, apparentemente orgogliosa e solidale con i membri del proprio gruppo; l’altra, quella riservata, arrendevole e scettica sulle reali risorse a disposizione per mettere in discussione il privilegio maschile.

Un limite possibile di questa ricerca consiste nel perimetro dell’universo considerato:  essendo stata  condotta all’interno di un università – dunque tra giovani con un’educazione sopra la media –  i risultati potrebbero subire, con l’inclusione di partecipanti più anziani, un sensibile scivolamento in direzione discriminatoria.

Il commento

Commenta Paola Biondi, psicologa e psicoterapeuta, Segretaria dell’Ordine degli Psicologi del Lazio: “Da sempre stigmatizzata, l’identità femminile ha determinato per le donne (e per altri gruppi sociali di minoranza nelle organizzazioni) una criticità nell’accesso al mercato del lavoro, allo sviluppo, alla promozione e, di conseguenza, alla possibilità di gestire ruoli di responsabilità e leadership. Sono ben note le metafore del “tetto di cristallo” – a indicare la difficoltà di accedere a ruoli dirigenziali e di “governo”- e del “pavimento di pece” – riferito alla difficoltà o alla lentezza nella progressione di carriera, così come il 111° posto dell’Italia per le opportunità economiche (parliamo di “gender gap”, indicatore sintetico che misura l’equità di partecipazione al lavoro, alla politica e istruzione, alle cure sanitarie tra uomini e donne). Essere leader donne significa valorizzare competenze identitarie di tipo relazionale come ascolto e dialogo, tendenza all’inclusione, senza necessariamente omologarsi al gruppo dominante e a logiche maggioritarie. Troppo spesso, invece, accade che il femminile si rivesta di comportamenti tipici e premiati dalla cultura dominante. A questo proposito, alcuni studi hanno dimostrato attraverso l’uso della scala M-F –  mascolinità verso femminilità – come le donne abbiano assunto in contesti lavorativi punteggi più elevati nelle caratteristiche considerate maschili, a differenza del sesso opposto, restio a modificare i propri tratti sul versante della femminilità. Le donne sono tradizionalmente vittime del fenomeno del “double blind” (doppio legame), concetto di psicologia sociale che imporrebbe loro lo stereotipo di essere belle, gentili e compassionevoli. Tutti elementi (apparentemente) in contrasto con una leadership che richiede invece la capacità di prendere decisioni difficili, di essere assertive e determinate, etc. Questi stereotipi, come la ricerca in questione evidenzia, non sono propri solo del sesso maschile, ma appartengono anche al mondo femminile: questo spiegherebbe la propensione di entrambi i sessi a sminuire le leader donne, figure propense a  “oltrepassare la linea” e, dunque, ad assumere posizioni sociali che lo stereotipo non permetterebbe loro di ricoprire”.

 

Scarica la ricerca

Approfondisci questi argomenti:

Rimani sempre aggiornato.

Ogni volta che verrà pubblicato un articolo su questo argomento riceverai una email di notifica.

informativa*