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Psicologia sostenibile: un nuovo modello possibile di welfare

Parametri di funzionamento e linee di sviluppo

Psicologia sostenibile: un nuovo modello possibile di welfare

A cura del Gruppo di lavoro Psicologia Sostenibile

Cosa si intende per psicologia sostenibile

Alcuni anni fa hanno preso il via le attività del Gruppo di Lavoro Psicologia Sostenibile, che aveva e ha ancora oggi lo scopo di definire il senso concettuale d’interventi psicologici effettuati all’insegna della sostenibilità e di fornire modelli esecutivi ragionati alle realtà organizzative e cliniche che sul territorio già hanno mosso i primi passi in questa direzione. Un impegno, quello del GdL, che si delinea su due fronti:

  • la progressiva definizione semantica di un costrutto piuttosto sfaccettato come quello di sostenibilità;
  • la costruzione di orientamenti organizzativi utili a chi decidesse di dedicare la propria esperienza professionale alla creazione e alla gestione di servizi di psicologia sostenibile.

Il termine “sostenibile” sollecita in chi lo ascolta rapide associazioni che ne rendono intuibile il significato come qualcosa di sopportabile, di fattibile, qualcosa che non supera le proprie possibilità, che non mette in difficoltà chi ha bisogno, anzi lo aiuta. Non è qualcosa priva di costi ma è tutto sommato sostenibile.

Con riferimento a servizi di psicologia e psicoterapia, che sono quelli di cui il GdL si occupa, l’approdo più immediato del pensiero è quello relativo alla dimensione tariffaria: sostenibile significa quindi che è economicamente vantaggioso.

A questo punto ci si rende subito conto che l’immediata comprensione di significato, che accompagna il termine sostenibile, nasconde qualche insidia che, nel nostro caso potrebbe porre in evidenza uno dei significati di sostenibilità a scapito di altri che a nostro avviso sono parimenti importanti.

Se è evidente, infatti, che una proposta di servizi di psicologia e psicoterapia sostenibili rivolti alla persona deve contemplare necessariamente particolari accorgimenti relativi alla tariffa proposta all’utente, la questione della tariffa non è l’unica preoccupazione che affligge il professionista o i professionisti che scelgono di spendere tutta o parte della propria vita professionale all’interno di un modello di psicologia sostenibile.


Alcune variabili da considerare

Il tempo è una variabile umana molto importante. Per alcuni pensatori e filosofi, come Sant’Agostino, Bergson e Heidegger, il tempo non costituisce soltanto insieme allo spazio uno degli assi portanti che compongono la realtà, ma rappresenta addirittura la “materia” di cui siamo fatti; siamo fatti di tempo. Pertanto la dimensione del tempo ricopre un ruolo importante nel campo della psicologia sostenibile, in particolare il tempo dell’attesa. Quanto tempo una persona che ha bisogno di aiuto deve aspettare perché la sua richiesta di aiuto sia accolta, ascoltata, interpretata, compresa e qualcuno compia lo sforzo di proporre una risposta? Pertanto tutto ciò che pertiene ai tempi di reazione di un servizio di psicologia sostenibile può aumentare o ridurre il livello di sostenibilità del servizio stesso. Questo parametro è intimamente embricato con una variabile che correla, o nel nostro ragionamento dovrebbe fortemente correlare con la sostenibilità: ci stiamo riferendo all’accessibilità dei servizi.

La psicologia applicata in generale e la psicologia clinica e la psicoterapia in particolare sono discipline che operano grazie a diversi sistemi teorici astratti maturati nel corso dei decenni soprattutto grazie all’osservazione clinica e che solo in piccola misura hanno visto le proprie proposizioni basarsi su valutazioni ottenute con metodi quantitativi di tipo sperimentale. Negli ultimi anni le cose stanno progressivamente cambiando e la ricerca in psicoterapia insieme alle neuroscienze cognitive e sociali forniscono in maniera crescente dati validi che a volte confermano e altre volte mettono in crisi gli assunti portanti dei diversi modelli di intervento. Da questi modelli negli anni è derivato ad esempio, con giustificazioni teoriche mai intellegibili fino in fondo, il numero appropriato delle sedute settimanali di psicoterapia che potevano a secondo dell’approccio, ma molto diffusamente, arrivare a cinque sedute settimanali. Il numero di sedute è andato diminuendo con il passare degli anni ma ancora oggi non è raro trovare percorsi di psicoterapia che si svolgono con tre sedute alla settimana. Non è nostra intenzione entrare nel merito del dibattito metodologico, ma solo accennare al fatto che il numero di sedute settimanali è un’altra variabile sostanziale nella valutazione della sostenibilità di un servizio offerto.

Intrinseco a questo discorso è che, l’impianto generale di un servizio di psicologia sostenibile che qui stiamo soltanto accennando, implicherebbe anche derivazioni di tipo metodologico poiché sembrerebbero a nostro giudizio maggiormente favorite teorie della tecnica in grado di perseguire i propri obiettivi con una o due sedute settimanali.


Competenza e sostenibilità: due facce della stessa medaglia

Prima di passare agli elementi più procedurali legati all’intervento vogliamo menzionare un elemento assolutamente portante il nostro concetto di sostenibilità che però potrebbe rischiare di essere adombrato da una concezione di accessibilità troppo sbilanciata verso il contenimento tariffario.

Ci riferiamo alla qualità dei servizi offerti e alla competenza di coloro che li offrono. Quanto detto finora a proposito dei tempi di attesa e al numero di prestazioni settimanali può essere applicato a qualunque prestazione professionale ma quando la prestazione riguarda la salute della persona, come nel nostro caso, i concetti di competenza e sostenibilità diventano due facce della stessa medaglia.

Alle politiche che l’Ordine ha messo in atto negli ultimi anni a tutela della professione, va affiancato un instancabile aggiornamento e supervisione delle pratiche professionali a protezione dell’utente; in questo senso pensiamo che la costituzione in gruppi di lavoro e organizzazioni che provvedono a dotarsi di sistemi di supervisione e autoregolazione possano essere, non un obbligo ma un’opportunità per espandere al meglio il concetto di sostenibilità.


Possibili parametri di funzionamento per una struttura di psicologia sostenibile

Il primo passo compiuto all’inizio del nostro lavoro, in quella che oggi chiamiamo fase 1, fu quello di incontrare e intervistare tutte le realtà del territorio laziale, piccole, grandi o potenziali che fossero, impegnate ad offrire all’utenza prestazioni psicologiche sostenibili.

Da quel lavoro durato mesi ne abbiamo ricavato un quadro piuttosto variegato dell’idea che i diversi gruppi avevano di sostenibilità e del modo che avevano scelto per realizzarla.

Tuttavia di un modello non si può ancora parlare, nel senso che in tutte le organizzazioni interrogate vi erano criticità che riguardano soprattutto la sostenibilità economica che non consentiva agli psicologi di essere retribuiti in modo congruo e di ottenere quindi da questo un adeguato compenso (nelle realtà più virtuose si riscontrano compensi di circa € 15-17 lordi ad incontro). Questo avviene anche perché ad oggi se si promuove l’accessibilità, anche ripensando in modo coerente e responsabile le tariffe di accesso (ad esempio personalizzandole in relazione alla opportunità economiche degli utenti), e non si ha alle spalle un’organizzazione forte anche da un punto di vista economico, il compenso non può che essere correlato agli introiti derivanti dai contributi degli utenti.

Abbiamo in seguito mescolato questo mosaico con le nostre personali idee di sostenibilità maturate in gran parte dalla nostra esperienza professionale diretta e abbiamo condensato il tutto in alcuni punti sospesi a metà tra realtà e ideale che proponiamo come parametri di funzionamento di una struttura di psicologia sostenibile. Qui di seguito vengono proposti i requisiti minimi che un’organizzazione dovrebbe possedere. In un contributo scritto che pubblicheremo più avanti proporremmo anche quelli riteniamo auspicabili ma che possono essere non vincolanti.

 

1. Presenza di un regolamento scritto con evidenziate mission e organigramma

Una struttura di psicologia sostenibile dovrebbe avere un regolamento scritto da cui emergono mission e l’organigramma che delinea i ruoli e le funzioni. Il regolamento accomuna chi decide di partecipare ad una realtà di questo tipo e prevede la descrizione degli strumenti da utilizzare per raggiungere gli obiettivi; svolge una funzione di condivisione delle idee necessaria a realizzare il progetto comune. Permette, al professionista che afferisce al servizio in un secondo tempo di verificare se condivide quanto esplicitato e diventarne coprotagonista.Il regolamento permette di fissare delle regole condivise e oltre alla condivisione che crea unione tra i protagonisti, in quanto scelgono comunemente gli intenti e li accettano, permette anche un risparmio di tempo, in quanto certi elementi fissati non devono essere ripetuti (ad esempio, chi si occupa di cosa, modalità di rapporto iniziale con l’utenza, frequenza riunioni, eventuali modalità di votazione, etc.). A tale proposito, mettere per iscritto la suddivisione di ruoli ci sembra un elemento di chiarezza e facilitazione nel lavoro. Ci immaginiamo che un centro di psicoterapia sostenibile sia un luogo di scambio che comprenda più professionisti. Ciò non toglie che un singolo professionista possa decidere, ovviamente, di applicare un pensiero sostenibile nel suo lavoro individuale. Nella nostra immagine pensiamo che cinque o più professionisti, fino a realtà che vedono il contributo anche di decine di colleghi, possa essere un valore aggiunto, anche per lo scambio che può avvenire tra essi e per la possibilità di rispondere a differenti tipi di richieste.In questa visione immaginarci un’esplicitazione anche rispetto alle funzioni può essere un facilitazione in più. Limita la “diffusione di responsabilità” che, come ricordiamo dai nostri studi, è quel fenomeno per cui in presenza di altri la persona si sente meno responsabilizzata a compiere un’azione. Inoltre fornisce una maggiore chiarezza sia interna sia rispetto all’esterno per cui un utente sa a chi rivolgersi, o un collega sa a chi deve fare riferimento per quella determinata richiesta.

 

2. Negoziazione tariffaria

La possibilità di poter contare su fasce di prezzo differenziate, piuttosto che un’unica soluzione economica, incrementa la possibilità di intercettare i bisogni dell’utenza aumentando quindi il livello di accessibilità e sostenibilità.

L’utenza esprime differenti capacità di partecipazione economica distribuendosi su un ventaglio di possibilità che rispecchiano le diverse fasce contributive presenti nella popolazione.

A tale riguardo, fatta esclusione per l’evenienza relativa alla completa gratuità, che verrà trattata in un punto successivo, restano da delineare le modalità di organizzazione e negoziazione tariffaria consigliabili per una organizzazione operante nell’alveo della psicologia sostenibile.

Per garantire una maggiore sostenibilità dell’offerta ed un’aumentata accessibilità da parte dell’utenza, si ritiene in maggior misura preferibile, porre in essere una modalità tariffaria basata sulla negoziazione (in relazione a dispositivi di misura del reddito o altro) piuttosto che sulla comunicazione di un prezzo fisso ed immutabile.

La struttura è chiamata a prevedere e predisporre almeno due fasce di prezzo con le quali è in grado di offrire la prestazione richiesta (per esempio 40 e 30 euro, oppure 40, 30 e 25 euro).

È ritenuto sostenibile impostare una negoziazione tariffaria partendo dalla proposta della tariffa più vantaggiosa per la struttura (nell’esempio proposto 40 euro), purché si sia disposti ad accettare una tariffa più bassa nel momento in cui l’utente non è in grado di sostenere la prima offerta.

 

3. Sede legale con numero di telefono dedicato

Ciascuna struttura deve specificare la sede legale e può essere importante avere un numero di telefono dedicato.

Il concetto di sede legale è l’equivalente del concetto di residenza per le persone fisiche. L’individuazione di un’unica sede e di un numero di telefono dedicato serve a dare un senso di unicità e di rilevanza della struttura; per praticità può essere utilizzato anche un numero con la segreteria telefonica in cui l’utente lascia il messaggio oppure anche un cellulare utilizzato dalla persona predisposta a questa funzione all’interno dell’associazione. Ciò permette una risposta più efficace in caso di analisi della domanda, e inutili giri che possono rendere complicata la richiesta di aiuto. Possiamo immaginare che con la telefonata ci sia già, in ricezione, una breve analisi della domanda, che permetta di individuare il terapeuta disponibile più adatto. Tale elemento dà sicuramente all’utenza un senso di serietà e trasmette l’impressione di essere sostenuto da una “rete” ancor prima di iniziare il lavoro strettamente terapeutico.

 

4. Contratti formalizzati collaboratori

Qualunque sia il contesto organizzativo in cui il Servizio di Psicologia sostenibile si realizza, è imprescindibile la trasparenza e la correttezza dei contratti dei professionisti impegnati nel Servizio.

Appare chiaro che ogni contratto debba poter essere formalizzato pur tenendo conto che ogni organizzazione avrà un tipo di contratto diverso.

 

5. Proporzione vincolata tra professionisti retribuiti/formati e tirocinanti/volontari

Per garantire professionalità, qualità ed esperienza è necessario che il numero dei tirocinanti psicologi siano in numero e in percentuale inferiore rispetto al numero dei professionisti retribuiti e formati presenti nell’organizzazione.

 

6. Presenza di gratuità

La presenza di una quota fissata di terapie gratuite garantisce un più elevato livello di sostenibilità e accessibilità delle prestazioni nei confronti dell’utenza.

La sostenibilità e l’accessibilità di una struttura di questo tipo non consistono esclusivamente in azioni concernenti la politica tariffaria delle prestazioni, ma si estrinseca anche in una serie di linee guida concettuali e organizzative come quelle indicate in questo documento. Ciò detto l’aspetto economico tariffario delle terapie resta un aspetto importante da considerare; il costo delle prestazioni costituisce per un numero sempre maggiore di persone un significativo ostacolo al prendersi cura di sé e questo in generale nel campo della salute. La capacità del SSN di fornire prestazioni gratuite si è fortemente indebolita e la maggior parte delle prestazioni erogate prevedono la corrispondenza di un ticket spesso consistente. Nello specifico delle prestazioni psicologiche e psicoterapeutiche, sebbene ufficialmente tali prestazioni siano comprese nei LEA (livelli essenziali di assistenza) quindi garantite dal SSN gratuitamente o ad un costo molto calmierato, nel Lazio la capacità di risposta all’utenza si è gravemente ridimensionata nel corso degli ultimi anni. Così chi ha bisogno di cure psicologiche prolungate nel tempo può rivolgersi al mercato privato trovandosi ad affrontare costi delle prestazioni che spesso travalicano le proprie possibilità economiche.

Il criterio della sostenibilità come principio guida implica che le azioni di una struttura operante sul territorio, aderente a questa filosofia di intervento, debba con il suo operato tendere a separare il diritto del cittadino alla cura dalle sue possibilità economiche. Condividere l’approccio della psicologia sostenibile significa contrastare il meccanismo sempre più diffuso secondo il quale chi non ha possibilità economiche deve abbandonare le speranze di cura.

A questo proposito è auspicabile che un’organizzazione operante in questo ambito possa immaginare la possibilità di fornire una risposta anche in situazioni in cui il soggetto bisognoso di cure non sia in grado di contribuire in nessun modo.

Chiaramente questa possibilità va integrata con l’esigenza di ogni struttura di sopravvivere e autosostenersi.

Le terapie gratuite possono essere individuate attraverso un modello proporzionale ad esempio il 5%, il 10% etc. delle terapie paganti oppure fissando un numero chiuso di terapie gratuite (2,3,5,7) che restano tali a prescindere dal numero delle terapie paganti.

A questo si collega la necessità di escogitare un modello gestionale che consenta l’equilibrio tra costi e ricavi, pur prevedendo la presenza di prestazioni che a fronte del costo non maturano nessun ricavo.

Attraverso l’indagine preliminare delle realtà operanti sul territorio è stato possibile individuare dei modelli di gestione, che riportiamo di seguito a titolo esemplificativo.

  • Secondo un certo modello per ogni terapia pagante è accantonata una quota che va a costituire un fondo dal quale si attinge per fronteggiare le spese sostenute nel momento in cui si decide di prendere una terapia gratuita.
  • Altrimenti è possibile stabilire un accordo secondo il quale alcuni terapeuti di una struttura accettano di seguire a rotazione una terapia pro bono, senza cioè percepire compenso.

Linee programmatiche del Gruppo di lavoro

Ma una volta individuati questi parametri, ammesso che siano conclusivi, validi e accettati dalla maggioranza dei professionisti il GdL sulla psicologia sostenibile avrebbe raggiunto i suoi obiettivi e soprattutto la comunità formata dai professionisti e dagli utenti avrebbe beneficiato di reali miglioramenti rispetto a prima? L’inevitabile risposta negativa a queste domande ci consente però di esplorare un altro livello di significato inerente alla sostenibilità; un livello più globale, persino utopistico.

Creare e gestire un sistema che offre servizi psicologici sostenibili significa tenersi in equilibrio su una fune in continua oscillazione tra qualcosa che deve essere sostenibile allo stesso tempo per gli utenti e per gli operatori, con il rischio per entrambi di cadere nel burrone di una società sempre più aggressiva e poco incline alla solidarietà non solo come atto discreto ma come visione del mondo.

Pertanto occuparsi di sostenibilità in ambito psicologico significa non solo rendere le difficoltà di alcune persone e in definitiva la loro vita più sostenibile, ma dovrebbe significare provare a rendere l’intera società più sostenibile.

Analogamente l’individuazione di questi parametri operativi e di altri che nel frattempo potrebbero essere individuati attraverso un percorso di riflessione comune, non persegue soltanto lo scopo di rendere ogni singolo tentativo di psicologia sostenibile effettuato sul territorio maggiormente organizzato e standardizzato, ma mira anche ad un obiettivo di più ampio respiro come quello di proporre un nuovo modello possibile di Welfare.

Enti pubblici come i Municipi e le ASL, gli Ordini Professionali come per esempio l’Ordine degli Psicologi e le Associazioni che operano nel privato sociale, svolgono importanti funzioni di assistenza ed utilità sociale ciascuno nel suo ambito e al suo livello; è possibile immaginare un modello di welfare in cui questi segmenti interagiscono tra loro grazie ad uno specifico modello di funzionamento e non a causa di interazioni casuali? Cosa è necessario fare perché il felice incontro tra enti pubblici, ordine degli psicologi e associazioni del terzo settore, diventi un automatismo istituzionale? Quali aspetti possono essere sviluppati, migliorati e potenziati? I lavori del gruppo per la psicologia sostenibile nel prossimo periodo saranno improntati allo sviluppo di queste tematiche.

La messa a sistema di un modello di questo tipo è qualcosa che richiederà tempo e la creazione di passaggi ancora mancanti ma è opportuno rilevare che in questi anni diverse basi sono state gettate e che prima di andare avanti è il caso di unire i punti e di fissare le forme che nel frattempo sono state create.