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Lavorare come psicologo in un’azienda multinazionale

I campi applicativi spaziano dalla selezione del personale al marketing di brand passando per il Digital e le nuove tecnologie. Quali sono le competenze più richieste e qual è il valore aggiunto della funzione psicologica?

Lavorare come psicologo in un’azienda multinazionale

a cura del GdL Psicologia del Lavoro

 

La nostra seconda intervista ci porta nel mondo delle multinazionali. Oggi intervistiamo la dott.ssa Paola Moretti di UNILEVER, un’azienda molto desiderata dai talenti a cui inviare il proprio curriculum.

 

Dottoressa Moretti, quali sono le competenze psicologiche più ricercate nella sua azienda?

In un candidato quello che cerchiamo sono tutte quelle soft skills o quei comportamenti che caratterizzano un vero leader. Vale a dire cerchiamo persone che siano in linea con i valori dell’azienda, credano nelle stesse cose in cui crede Unilever:

  • voglia di vincere;
  • guardare sempre il bicchiere come “mezzo pieno”;
  • senso di responsabilità;
  • capacità di lavorare in gruppo con l’obiettivo di creare qualcosa di eccezionale e contestualmente di far crescere il team;
  • capacità di assumersi i rischi come un vero imprenditore.

Inoltre, un ruolo importante è riservato alla cosiddetta founder’s mentality, oggi il mindset che ricerchiamo per ogni ruolo e a qualunque livello di seniority. È l’approccio tipico di chi fonda start-up: sogna e combatte, vive per realizzare i propri obiettivi perché sente l’azienda non come luogo di lavoro ma come una sua “creatura”. Chiunque entra nella nostra organizzazione deve far suo l’obiettivo di farla crescere.

Che tipo di prove/selezioni fate? Come fate a trovare persone che hanno founder’s mentality?

Durante le prove e nei colloqui osserviamo:

  • “come le persone ti raccontano il lavoro” e non solo cosa fanno;
  • “come vivono l’azienda, i colleghi, se hanno la disponibilità ad andare oltre quello che gli viene richiesto”;
  • quello che fanno al di fuori del lavoro o è collaterale al lavoro (es. esperienze sociali, volontariato, hobby, etc.).

Questo ci consente di avere una proiezione su quello che è il mindset e capire se il candidato possiede una mentalità imprenditoriale. In particolare, ci interessano le persone che hanno molti hobby, molte attività extracurriculari, perché queste sono espressione di pensiero laterale, della volontà di mettersi in gioco e di andare oltre.

Quali ruoli ricoprono gli psicologi inseriti nella sua azienda?

In UNILEVER gli psicologi possono ricoprire ruoli nell’area della selezione del personale e più in generale della talent acquisition, per esempio. Tuttavia, possiamo considerare la laurea in psicologia anche per un inserimento nel Marketing di Brand (per posizionare un prodotto sul mercato bisogna ascoltare il consumatore, comprenderne i bisogni e spesso anche anticiparli) o nelle vendite, perché è un settore in cui è fondamentale comprendere il comportamento umano.

Rispetto ai ruoli da lei citati qual è il valore aggiunto che la funzione psicologica svolge? 

Uno psicologo possiede l’abilità di ascoltare e vedere gli altri al di là di “orecchie e occhi”, di osservare e capire l’unicità dei singoli per valorizzarne il potenziale.

Rispetto alla sua esperienza pensa che ci sia stato un aumento o un decremento nella ricerca di professionisti con competenze psicologiche?

Avere nell’organizzazione uno “sguardo” psicologico che sa andare oltre le apparenze e sa valutare il “non-detto” sicuramente è sempre un valore aggiunto. Tuttavia, oggi è importante avere una competenza nell’utilizzo di strumenti digitali anche nella selezione o talent acquisition, necessaria per stare al passo con i tempi. Mi riferisco all’uso della gamification, delle interviste “digitali” o agli assessment centres dove attraverso serious game e test digitali si misurano le abilità del candidato. Questi strumenti non potranno mai sostituire la valutazione di un essere umano, ma spostano senz’altro l’attenzione verso profili che integrino anche queste competenze.

A proposito di nuove tecnologie, il Digital sarà sempre più presente in ambito HR: quanto gli psicologi sono pronti e che contributo potrebbero dare secondo lei?

Mi aspetto un contributo nella costruzione dei games o delle domande per le interviste digitali. Nella costruzione dei giochi psicometrici, oltre il tecnico per l’interfaccia e per l’implementazione degli aspetti digitali, ritengo importante la presenza di uno psicologo che crei e curi i contenuti degli strumenti e dell’output. Per quanto si possa digitalizzare i processi in ambito HR, nella fase di costruzione e nella fase di valutazione deve rimanere sempre una persona che abbia competenze sul comportamento umano.

Quale consiglio darebbe ad un giovane psicologo/a che vuole entrare nel mercato del lavoro?

Di essere flessibile di conseguire questa laurea con una mentalità e un pensiero laterale che possa non solo utilizzare in ambito risorse umane ma anche in posizioni di marketing, di ricerca di mercato, in posizioni dove viene richiesto un approccio quantitativo e una mentalità di approfondimento può apportare valore aggiunto.

Se si vuole lavorare nelle RU consiglierei di inserirsi nel trend digital ormai ineluttabile, ovvero accompagnare le abilità di lettura dei comportamenti con la conoscenza e l’utilizzazione degli strumenti digitali più adeguati.

Un consiglio che darei a tutti i giovani, non solo psicologi, è di non fermarsi a cercare di essere bravi in “quello che ho studiato”: la competenza tecnica non basta, è importante avere un forte legame con il contesto in cui si va a lavorare. Se i valori dell’azienda non sono rappresentativi dei miei valori ad un certo punto o me ne andrò io o mi manderanno via, quindi è fondamentale conoscere il contesto di riferimento, le leve che fanno vincere quell’azienda (leve di mercato, finanziarie, cosa fa quell’azienda, cosa la differenzia dalle altre). La lettura del contesto organizzativo e di mercato è una competenza importante.

Ad esempio una delle prime domande che facciamo nelle nostre selezioni è “Cosa sai tu di Unilever?” Perché cerchiamo persone motivate a lavorare proprio per noi, che siano “connesse” con noi, con i nostri valori e con il nostro contesto.

Quali conoscenze competenze sarebbe per lui/lei più utile sviluppare?

A supporto della propria formazione sarebbe utile approfondire temi legati all’organizzazione aziendali, al mercato di riferimento, ad aspetti economici finanziari per comprendere meglio il contesto ed il settore dove si desidera lavorare.  E aggiungerei, come dicevo anche prima, competenze digitali perché questo è il futuro.

 

Ringraziamo la dott.ssa Moretti per il tempo che ci ha dedicato a rispondere alle nostre domande e a conoscere più da vicino i bisogni di un’azienda come UNILEVER.

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