La vittimizzazione secondaria della vittima di violenza domestica nel procedimento civile

10 novembre 2018 - 10:00 - 17:00 - Ordine degli Psicologi del Lazio

Il procedimento civile comporta un rischio serio di vittimizzazione secondaria per le vittime di violenza domestica, bambini compresi.
Talvolta infatti accade che il CTU compia le proprie valutazioni ignorando, o non ritenendo pertinente, che nei confronti di uno dei due coniugi ci siano procedimenti penali paralleli a quello civile in atto, ma anche sentenze di condanna per maltrattamenti nei confronti dell’altro coniuge e/o dei figli della coppia.
Anche la mancata comprensione delle dinamiche della relazione maltrattante può condurre ad una errata interpretazione dei comportamenti della vittima e del maltrattante e ad uno stravolgimento del senso della condizione familiare. Tutto questo comporta conseguenze deteriori per la vittima di violenza e per i figli.

Nel decidere il regime di affido dei figli, capita che il CTU non colga il senso della violenza subita dalla vittima e dai figli e si comporti come se all’interno della coppia vi fosse “conflittualità”, non cogliendo la differenza radicale tra maltrattamento e conflitto. Le procedure che il CTU può adottare, come il colloquio con la coppia in compresenza, sono gravemente inadeguate in una situazione di violenza domestica. La valutazione dei bambini, laddove vi sia una situazione di violenza domestica, può avvenire non considerando alcuni aspetti centrali della dinamica del maltrattamento e dell’esito sui figli. La bi-genitorialità nel regime di affido diviene in questi casi una prassi indiscriminata che non tiene conto del maltrattamento subito e del rischio di futuro maltrattamento sui figli.
I servizi affidatari dei figli, quando occorre questa condizione, e quelli deputati a gestire in qualche misura il disagio familiare e le carenze genitoriali, possono operare scelte del tutto improprie nel trattare con la coppia genitoriale in cui vi sia violenza domestica, quando la violenza non viene riconosciuta.
Ogni raccomandazione e decisione che preveda mediazione, interventi in coppia, collaborazione, interazione tra i coniugi, laddove vi sia violenza domestica, è letale per la vittima di violenza e per i figli, tanto che la convenzione di Istanbul, per il contrasto alla violenza di genere e domestica, le vieta espressamente.

Nel corso del seminario verrà affrontato un caso di gestione di violenza domestica in cui la vittima è stata ri-vittimizzata e verrà approfondita la relazione maltrattante e la differenza tra conflitto e maltrattamento, i tratti distintivi di vittime e maltrattanti, le buone prassi nella gestione di un caso di violenza domestica nel procedimento civile.

 

Relatori

Dott.ssa Maria Elisabetta Ricci – Psicologa, Coordinatrice GdL Violenza nelle Relazioni Intime
Dott.ssa Antonella Pomilla – Psicologa, Criminologa, PhD in Psichiatria, GdL Violenza nelle Relazioni Intime
Dott.ssa Elena Perozzi – Psicologa, Psicoterapeuta, GdL Violenza nelle Relazioni Intime
Dott.ssa Simona Galasso – Psicologa, specialista in Psicologia Clinica e Psicoterapeuta, GdL Violenza nelle Relazioni Intime
Dott.ssa Deborah Wahl – Avvocato, svolge attività di consulenza e assistenza legale giudiziale e stragiudiziale in ambito del diritto di famiglia, GdL Violenza nelle Relazioni Intime
Dott.ssa Elisa Caponetti, Psicologa, iscritta all’Ordine degli Psicologi del Lazio
Dott.ssa Elisa Spizzichino, Psicologa, GdL Psicologia Forense

 

Luogo

Il seminario si svolgerà presso la sede dell’Ordine in via del Conservatorio 91.

 

Tipologia

Il seminario è rivolto agli iscritti all’Ordine degli Psicologi del Lazio.
L’incontro sarà videoregistrato e pubblicato nell’area riservata del sito dell’Ordine nella sezione E-learning. E’ prevista una diretta streaming sulla pagina Facebook dell’Ordine.
E’ previsto il rilascio dell’attestato di partecipazione. L’evento non rilascia crediti ECM.

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