Aggiornato al 23 marzo 2020

Molti professionisti si stanno interrogando su come l’emergenza epidemiologica in corso possa incidere sulla propria attività professionale, chiedendo all’Ordine se vi siano particolari cautele da adottare, oltre alle prescrizioni e alle raccomandazioni già diffuse a livello governativo, o se vi sia l’obbligo di sospendere gli incontri con i propri pazienti.

È bene precisare sin da subito che il DPCM dell’11 marzo 2020 non vieta agli psicologi di continuare a svolgere la propria attività professionale, che potrà dunque essere prestata nel rispetto delle misure di prevenzione igienico sanitarie del Ministero della Salute.

Anche il più recente DPCM del 22 marzo 2020, che ha sospeso lo svolgimento di alcune attività produttive e commerciali ritenute non essenziali, ha confermato che gli studi professionali di Psicologi e/o Psicoterapeuti (codice Ateco 86.90.30) potranno continuare a erogare prestazioni professionali, nel rispetto delle misure di prevenzione igienico sanitarie del Ministero della Salute.

Tuttavia, laddove possibile, l’Ordine invita ad esercitare la professione attraverso modalità di interazione a distanza.

Qualora, invece, questo non fosse possibile, è consentito incontrare il paziente/cliente. Il Ministero dell’Interno ha diffuso il modulo da utilizzare per autocertificare lo stato di necessità dello spostamento in caso di controlli effettuati dalle Forze dell’Ordine, valido sia per il paziente sia per il professionista.

Rimangono invece sospesi fino al 3 aprile 2020 le attività collettive o le attività aperte al pubblico, come le attività seminariali e agli incontri di gruppo in presenza.

In un’ottica prudenziale anche l’Ordine, per favorire la riduzione di spostamenti non necessari, ha sospeso l’attività di apertura al pubblico fino al prossimo 3 aprile 2020, garantendo la possibilità di contatto attraverso altri canali.


Prestazioni psicologiche a distanza

In questi giorni di emergenza sanitaria nazionale, può crescere lo svolgimento di prestazioni a distanza.

Gli psicologi iscritti all’Albo del Lazio che lo volessero potranno rendere visibile la propria disponibilità all’esercizio a distanza della propria attività accedendo alla propria Area riservata.

Le adesioni raccolte nelle prossime ore confluiranno in un elenco che sarà condiviso con l’Ordine dei Medici di Roma per essere diffuso attraverso i canali comunicativi dei due Ordini.

La prestazione a distanza può essere attivata sia per telefono sia attraverso sistemi di videochiamata (Skype, WhatsApp, etc.), concordando con il singolo paziente/cliente le modalità di avvio e le condizioni del percorso professionale, come frequenza, canali utilizzati, compenso o altro.

Si specifica, per evitare fraintendimenti, che questo elenco NON ha lo scopo di costituire o avviare iniziative di intervento psicologico in Emergenza, perché tali interventi non sono di competenza operativa di un Ordine professionale dal momento che debbono essere sviluppati esclusivamente in coordinamento con il Sistema sanitario nazionale, il sistema di Protezione Civile e le realtà di Psicologia dell’Emergenza ivi accreditate.


Indicazioni operative

Anche in caso di prestazione a distanza, è importante raccogliere due tipologie di consenso, ovvero il consenso informato al trattamento sanitario e il consenso informato al trattamento dei dati personali.

Solo se si tratta di un servizio di primo e unico contatto, che non si concretizza ancora in un’attività vera e propria di intervento psicologico organizzato, non sarà necessario richiedere il consenso informato al trattamento sanitario; diversamente, già da un ipotetico secondo contatto il consenso sarà necessario, come previsto dalla Legge per qualsiasi attività di consulenza sanitaria.

Il consenso al trattamento dei dati personali è obbligatorio in tutti i casi di raccolta di dati personali della persona assistita.

Nell’ipotesi in cui si debba proseguire con modalità telematiche un rapporto professionale già in corso, posto che lo psicologo abbia già raccolto i dati dei suoi assistiti e acquisito i due consensi sopra indicati:

  • sarà necessario sottoporre nuovamente alla persona assistita il consenso informato al trattamento sanitario (o, in alternativa, una integrazione di quello precedentemente sottoscritto), fornendo tutte le informazioni utili a chiarire le nuove modalità di lavoro (ad esempio tipo di tecnologia utilizzata: Skype, WhatsApp, o altro; informazioni relative alla sicurezza e riservatezza del setting, possibilità o meno di registrare le sedute etc..) chiedendo apposito consenso alla prosecuzione del rapporto professionale nelle nuove modalità. 
  • non sarà necessario chiedere un nuovo consenso al trattamento dei dati personali, se le finalità di trattamento siano sempre le stesse originariamente autorizzate (diagnosi, terapia, contatti, sedute ecc..). 

Nell’ipotesi in cui si debba iniziare un rapporto professionale con modalità telematiche, lo psicologo dovrà acquisire entrambi i consensi sopra indicati. 

Per adempiere a tali obblighi, è possibile utilizzare il modello attualmente presente sul sito dell’Ordine alla pagina Informativa e Consenso informato, che potrà essere adattato alle esigenze del caso specifico.

Il professionista potrà inviare il modello di consenso alla persona assistita per e-mail o PEC (si ricorda che il valore di posta raccomandata a/r si ha solo nel caso di invio da pec a pec).

Se la persona assistita ha a disposizione stampante e scanner, dovrà stampare il documento, firmarlo, scansionarlo e restituirlo al professionista tramite e-mail o pec (si potrà poi procedere con l’acquisizione della firma autografa appena possibile);

Se la persona assistita è dotata di firma digitale, dovrà firmare il documento e restituirlo al professionista tramite e-mail o pec;

Se la persona assistita non ha a disposizione una delle tecnologie sopra indicate, dovrà inviare un messaggio di risposta tramite e-mail o pec prestando il consenso, procedendo poi a regolarizzare con firma autografa non appena possibile.

Non è necessario per il professionista chiedere l’invio della fotocopia di un documento di identità in allegato, ma, nell’ipotesi di prosecuzione di un intervento già iniziato, e invio del consenso da casella e-mail non certificata, senza firma scansionata o digitale, potrà chiedere alla persona assistita di fornire le proprie generalità (nome, cognome, codice fiscale) per confermare i dati già raccolti.

Nell’ipotesi in cui si debba iniziare un rapporto professionale con modalità telematiche e la persona assistita non abbia a disposizione stampante, scanner, firma digitale, potendo prestare il proprio consenso esclusivamente con e-mail non certificata, preso atto della situazione di emergenza – da indicare anche nell’informativa al trattamento dei dati personali – il professionista potrà chiedere gli estremi di un documento di identità a conferma del consenso fornito.

Si ricorda, infine, che, ai sensi dell’articolo 31 del Codice Deontologico, nel caso in cui le persone assistite siano minorenni, il consenso dovrà essere prestato da chi esercita la responsabilità genitoriale o la tutela sugli stessi.