Aggiornato al 3 giugno 2020

Molti professionisti si stanno interrogando su come l’emergenza epidemiologica in corso possa incidere sulla propria attività professionale, chiedendo all’Ordine se vi siano particolari cautele da adottare, oltre alle prescrizioni e alle raccomandazioni già diffuse a livello governativo.

È bene precisare che i vari decreti che si sono succeduti nel corso delle ultime settimane non hanno sospeso l’attività professionale degli psicologi, che è potuta proseguire nel rispetto delle misure di prevenzione igienico sanitarie del Ministero della Salute, in quanto professione contraddistinta dal codice Ateco 86.90.30, salvo diversa valutazione dei professionisti che hanno optato per la prosecuzione dei rapporti con modalità telematica.

Il DPCM del 26 aprile 2020, che tra le altre cose ha annunciato la ripartenza delle attività produttive a partire dal giorno 4 maggio 2020, non contiene novità di rilievo per lo svolgimento della libera professione di psicologo e/o psicoterapeuta, che potrà dunque proseguire nel rispetto delle misure di prevenzione igienico sanitarie richiamate nell’allegato 4 della norma, riproposte a seguire.

A partire dal 18 maggio è possibile spostarsi all’interno del territorio regionale, senza obbligo di autocertificazione relativa alla necessità dello spostamento. Gli spostamenti tra regioni possono invece avvenire senza autocertificazione a partire dal 3 giugno 2020.

E’ previsto un divieto assoluto di uscire di casa per le persone sottoposte alla misura della quarantena o che sono risultate positive al virus.

Per quanto riguarda le disposizioni regionali in materia, nel Lazio a differenza di altre Regioni non è stata prevista l’adozione di protocolli anti-contagio.

La Regione ha adottato due ordinanze, la n. Z00041 del 16 maggio 2020 e la n. Z00042 del 17 maggio 2020. Entrambe prevedono per gli studi professionali aperti al pubblico l’adozione delle generali misure di sicurezza relative all’igiene personale e degli ambienti e del distanziamento fisico e delle misure specificamente definite nelle “Linee di indirizzo per la riapertura delle Attività Economiche, Produttive e Ricreative”, elaborate dalla Conferenza dei Presidenti delle Regioni, integrate per lo specifico contesto regionale del Lazio, ed allegate all’ordinanza citata.

Le predette Linee guida sono quelle contenute anche nell’allegato 17 del DPCM del 17 maggio 2020, di cui si riporta a seguire un estratto.


Estratto dell’allegato 17 Dpcm 17 maggio 2020 – Uffici aperti al pubblico

Le presenti indicazioni si applicano al settore degli uffici, pubblici e privati, degli studi professionali e dei servizi amministrativi che prevedono accesso del pubblico

  • Predisporre una adeguata informazione sulle misure di prevenzione.
  • Potrà essere rilevata la temperatura corporea, impedendo l’accesso in caso di temperatura > 37,5 °C.
  • Promuovere il contatto con i clienti, laddove possibile, tramite modalità di collegamento a distanza e soluzioni innovative tecnologiche.
  • Favorire l’accesso dei clienti solo tramite prenotazione, consentendo la presenza contemporanea di un numero limitato di clienti in base alla capienza del locale (vd. punto successivo).
  • Riorganizzare gli spazi, per quanto possibile in ragione delle condizioni logistiche e strutturali, per assicurare il mantenimento di almeno 1 metro di separazione sia tra le singole postazioni di lavoro, sia tra i clienti (ed eventuali accompagnatori) in attesa. Dove questo non può essere garantito dovrà essere utilizzata la mascherina a protezione delle vie aeree.
  • L’area di lavoro, laddove possibile, può essere delimitata da barriere fisiche adeguate a prevenire il contagio tramite droplet.
  • Nelle aree di attesa, mettere a disposizione soluzioni idro-alcoliche per l’igiene delle mani dei clienti, con la raccomandazione di procedere ad una frequente igiene delle mani soprattutto dopo il contatto con riviste e materiale informativo.
  • L’attività di front office per gli uffici ad alto afflusso di clienti esterni può essere svolta esclusivamente nelle postazioni dedicate e dotate di vetri o pareti di protezione.
  • L’operatore deve procedere ad una frequente igiene delle mani con soluzioni idro-alcoliche (prima e dopo ogni servizio reso al cliente).
  • Per le riunioni (con utenti interni o esterni) vengono prioritariamente favorite le modalità a distanza; in alternativa, dovrà essere garantito il rispetto del mantenimento della distanza interpersonale di almeno 1 metro e, in caso sia prevista una durata prolungata, anche l’uso della mascherina.
  • Assicurare una adeguata pulizia delle superfici di lavoro prima di servire un nuovo cliente e una adeguata disinfezione delle attrezzature.
  • Favorire il ricambio d’aria negli ambienti interni ed escludere totalmente, per gli impianti di condizionamento, la funzione di ricircolo dell’aria.

Misure igienico sanitarie (Allegato 4, Dpcm 26 aprile 2020)

  1. lavarsi spesso le mani. Si raccomanda di mettere a disposizione in tutti i locali pubblici, palestre, supermercati, farmacie e altri luoghi di aggregazione, soluzioni idroalcoliche  per  il  lavaggio delle mani; 
  2. evitare il contatto ravvicinato con persone che soffrono di infezioni respiratorie acute; 
  3. evitare abbracci e strette di mano; 
  4. mantenere, nei contatti sociali, una distanza interpersonale di almeno un metro; 
  5. praticare l’igiene respiratoria (starnutire e/o tossire in un fazzoletto evitando il contatto delle mani con le secrezioni respiratorie); 
  6. evitare l’uso promiscuo di bottiglie e bicchieri, in particolare durante l’attivita’ sportiva; 
  7. non toccarsi occhi, naso e bocca con le mani;
  8. coprirsi bocca e naso se si starnutisce o tossisce; 
  9. non prendere farmaci antivirali e antibiotici, a meno che siano prescritti dal medico; 
  10. pulire le superfici con disinfettanti a base di cloro o alcol; 
  11. è fortemente raccomandato in tutti i contatti sociali, utilizzare protezioni delle vie respiratorie come misura aggiuntiva alle altre misure di protezione individuale igienico-sanitarie.

Prestazioni psicologiche a distanza

Nei giorni di emergenza sanitaria nazionale, può crescere lo svolgimento di prestazioni a distanza.

Gli psicologi iscritti all’Albo del Lazio che lo volessero potranno rendere visibile la propria disponibilità all’esercizio a distanza della propria attività accedendo alla propria Area riservata.

Le adesioni raccolte nelle confluiscono in un elenco condiviso con l’Ordine dei Medici di Roma e diffuso attraverso i canali comunicativi dei due Ordini.

La prestazione a distanza può essere attivata sia per telefono sia attraverso sistemi di videochiamata (Skype, WhatsApp, etc.), concordando con il singolo paziente/cliente le modalità di avvio e le condizioni del percorso professionale, come frequenza, canali utilizzati, compenso o altro.

Si specifica, per evitare fraintendimenti, che questo elenco NON ha lo scopo di costituire o avviare iniziative di intervento psicologico in Emergenza, perché tali interventi non sono di competenza operativa di un Ordine professionale dal momento che debbono essere sviluppati esclusivamente in coordinamento con il Sistema sanitario nazionale, il sistema di Protezione Civile e le realtà di Psicologia dell’Emergenza ivi accreditate.


Indicazioni operative

Anche in caso di prestazione a distanza, è importante raccogliere due tipologie di consenso, ovvero il consenso informato al trattamento sanitario e il consenso informato al trattamento dei dati personali.

Solo se si tratta di un servizio di primo e unico contatto, che non si concretizza ancora in un’attività vera e propria di intervento psicologico organizzato, non sarà necessario richiedere il consenso informato al trattamento sanitario; diversamente, già da un ipotetico secondo contatto il consenso sarà necessario, come previsto dalla Legge per qualsiasi attività di consulenza sanitaria.

Il consenso al trattamento dei dati personali è obbligatorio in tutti i casi di raccolta di dati personali della persona assistita.

Nell’ipotesi in cui si debba proseguire con modalità telematiche un rapporto professionale già in corso, posto che lo psicologo abbia già raccolto i dati dei suoi assistiti e acquisito i due consensi sopra indicati:

  • sarà necessario sottoporre nuovamente alla persona assistita il consenso informato al trattamento sanitario (o, in alternativa, una integrazione di quello precedentemente sottoscritto), fornendo tutte le informazioni utili a chiarire le nuove modalità di lavoro (ad esempio tipo di tecnologia utilizzata: Skype, WhatsApp, o altro; informazioni relative alla sicurezza e riservatezza del setting, possibilità o meno di registrare le sedute etc..) chiedendo apposito consenso alla prosecuzione del rapporto professionale nelle nuove modalità. 
  • non sarà necessario chiedere un nuovo consenso al trattamento dei dati personali, se le finalità di trattamento siano sempre le stesse originariamente autorizzate (diagnosi, terapia, contatti, sedute ecc..). 

Nell’ipotesi in cui si debba iniziare un rapporto professionale con modalità telematiche, lo psicologo dovrà acquisire entrambi i consensi sopra indicati. 

Per adempiere a tali obblighi, è possibile utilizzare il modello attualmente presente sul sito dell’Ordine alla pagina Informativa e Consenso informato, che potrà essere adattato alle esigenze del caso specifico.

Il professionista potrà inviare il modello di consenso alla persona assistita per e-mail o PEC (si ricorda che il valore di posta raccomandata a/r si ha solo nel caso di invio da pec a pec).

Se la persona assistita ha a disposizione stampante e scanner, dovrà stampare il documento, firmarlo, scansionarlo e restituirlo al professionista tramite e-mail o pec (si potrà poi procedere con l’acquisizione della firma autografa appena possibile);

Se la persona assistita è dotata di firma digitale, dovrà firmare il documento e restituirlo al professionista tramite e-mail o pec;

Se la persona assistita non ha a disposizione una delle tecnologie sopra indicate, dovrà inviare un messaggio di risposta tramite e-mail o pec prestando il consenso, procedendo poi a regolarizzare con firma autografa non appena possibile.

Non è necessario per il professionista chiedere l’invio della fotocopia di un documento di identità in allegato, ma, nell’ipotesi di prosecuzione di un intervento già iniziato, e invio del consenso da casella e-mail non certificata, senza firma scansionata o digitale, potrà chiedere alla persona assistita di fornire le proprie generalità (nome, cognome, codice fiscale) per confermare i dati già raccolti.

Nell’ipotesi in cui si debba iniziare un rapporto professionale con modalità telematiche e la persona assistita non abbia a disposizione stampante, scanner, firma digitale, potendo prestare il proprio consenso esclusivamente con e-mail non certificata, preso atto della situazione di emergenza – da indicare anche nell’informativa al trattamento dei dati personali – il professionista potrà chiedere gli estremi di un documento di identità a conferma del consenso fornito.

Si ricorda, infine, che, ai sensi dell’articolo 31 del Codice Deontologico, nel caso in cui le persone assistite siano minorenni, il consenso dovrà essere prestato da chi esercita la responsabilità genitoriale o la tutela sugli stessi.