In questi giorni, molti colleghi ci stanno contattando con domande su come la situazione epidemica in corso possa impattare sulla loro attività professionale. Come professionisti della salute psicologica, in momenti di emergenza collettiva caratterizzata anche da ricadute psicologiche e forte ansia sociale dobbiamo svolgere il nostro ruolo con responsabilità e rigore.

Gli Ordini sono intensamente impegnati a fornire informazioni e supporto ai colleghi coinvolti dalla situazione. Evidenziando che ci si deve sempre riferire rigorosamente alle più recenti Decretazioni, indicazioni ed Ordinanze delle Autorità di Sanità Pubblica, e che l’Ordine ha solo ruolo informativo rispetto alle stesse, ecco alcuni suggerimenti tecnici e pratici orientativi per professionisti Psicologi, condivisi e sottoscritti dai Presidenti di diversi Ordini regionali con lo scopo di dare interpretazione comune ad una serie di quesiti professionali che gli iscritti ci pongono.

Le informazioni del presente Vademecum, se condivise e ritenute utili, sono ovviamente sottoscrivibili e liberamente diffondibili anche da altri Enti o Ordini.


 

1. Posso continuare a ricevere nel mio studio privato? Con che precauzioni?

L’attività professionale psicologica (“comprovate esigenze lavorative e di salute”), da DPCM 9 marzo 2020 può continuare a svolgersi; previo ovviamente il rigoroso rispetto delle misure igienico-preventive del Ministero della Salute, già ripetutamente indicate, e che devono essere applicate con particolare attenzione da tutti i professionisti sanitari.

Il principio di fondo generale è comunque quello di minimizzare, laddove possibile, le attività in presenza, per rinviarle o sostituirle con altre modalità di interazione (videochiamate, consulenze telefoniche, smart working, etc.).

Attività collettive o aperte al pubblico (seminari, convegni, incontri in sede pubblica, etc.) sono soggette a sospensione fino al 3 aprile 2020: tali attività devono essere tassativamente rinviate.

Per quanto riguarda attività di consulenza in presenza che si ritiene clinicamente necessario proseguire, è appunto necessario rispettare in modo estremamente rigoroso le precauzioni igieniche generali indicate dal Ministero della Salute, e professionista e paziente devono comunque essere del tutto asintomatici e non presentare fattori epidemiologici di rischio (provenienza da aree estere o nazionali a particolare rischio epidemico; convivenza, frequentazione o contatti con soggetti positivi, sospetti o a rischio, etc.).
Se vi sono sintomi anche leggeri (febbre, tosse, dispnea) o fattori di rischio epidemiologico del professionista o del paziente, gli appuntamenti devono ovviamente essere rinviati.

Devi rigorosamente applicare in ogni caso, a tutela tua e dei tuoi clienti, le precauzioni raccomandate dall’Istituto Superiore di Sanità (https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/):
– Evita il contatto ravvicinato con persone che soffrono di infezioni respiratorie acute.
– Il lavaggio e la disinfezione delle mani sono la chiave per prevenire l’infezione: bisogna lavarsi le mani spesso e accuratamente con acqua e sapone per almeno 20 secondi. Se non sono disponibili acqua e sapone, è possibile utilizzare anche un disinfettante per mani a base di alcol con almeno il 60% di alcol.
– Il virus entra nel corpo attraverso gli occhi, il naso e la bocca, quindi evita di toccarli con le mani non lavate.
– Copri bocca e naso se starnutisci o tossisci; usa fazzoletti monouso.
– Usa la mascherina solo se sospetti di essere malato o assisti persone malate.

Anche se le indicazioni Ministeriali sono di almeno 1 metro di distanziamento, per criterio prudenziale rispetto al rischio “droplets” durante la prolungata interazione in ambiente chiuso tieni una distanza preferibilmente di almeno 2 metri durante i colloqui (valuta anche gli eventuali impatti di setting, e sii pronto a discuterne con il paziente se opportuno).

Evita o riduci in generale al minimo il contatto fisico (ad es., strette di mano)
Tieni sempre a disposizione un dispenser di soluzione igienizzante idroalcolica, da usare e far usare ai pazienti prima della manipolazione di test, materiali diagnostici, giochi per bambini che debbano poi essere poi usati da altri. Valuta come comunicare in modo sereno la richiesta di farne uso.

Ricordati inoltre di igienizzare regolarmente e accuratamente le superfici di lavoro (tavoli, sedie, maniglie, etc.) e gli oggetti ad uso condiviso tra un paziente e l’altro, e le superfici sanitarie del tuo studio quando vengono usate, con disinfettanti adeguati (a base di cloro o alcol), oltre che di arieggiare bene e regolarmente tutti i locali.

In caso tu abbia una sala d’attesa, tieni maggiormente distanziate le sedie, ed elimina materiali di gioco/lettura comuni lasciati a disposizione dei clienti.

Regola di buon senso, lavorando a contatto con altri, è di verificare quotidianamente la propria temperatura e stato di salute. In caso anche solo di leggera febbre o altri sintomi come tosse e dispnea, SOSPENDI la tua attività, o passa a modalità online. Idem laddove tu presentassi fattori di tuo particolare rischio clinico personale (significative patologie pregresse correlabili a maggiore gravità clinica degli effetti di COVID-19).


2. In studio, vedo soggetti in età evolutiva. Devo prendere qualche precauzione particolare?

Formalmente, niente di diverso rispetto al punto precedente.
I bambini sono però spesso meno attenti alle norme igieniche generali; pertanto presta particolare attenzione alla rigorosa igienizzazione di oggetti, giochi, tappetini e superfici con cui sono entrati in contatto tra un paziente e l’altro.
Allo stesso modo, considera che solitamente le interazioni con i bambini sono più ravvicinate rispetto a quelle con gli adulti, con maggiore esposizione per il clinico. Valuta pertanto l’opportunità di rinviare appuntamenti non necessari o urgenti.
A livello puramente informativo, il Coronavirus sembra essere clinicamente meno pericoloso in età pediatrica, ma i bambini possono comunque essere contagiosi verso terzi.


3. Faccio terapie / lavori di gruppo, devo interromperle?

Attività di gruppo, meeting, supervisioni collettive e formazioni di gruppo sono in sostanziale contrasto, per le loro modalità attuative, con le regole di social distancing del DPCM 8 marzo, e come tali vanno rinviate dopo il 3 aprile. Possono essere sostituite da forme di supervisione/intervisione o incontro di gruppo in modalità telematica, laddove possibile.


4. Lavoro con pazienti/contesti a rischio, devo interrompere?

– Attività a contatto con anziani o pazienti fragili (pluripatologie, etc.) sono da sospendere o rinviare il più possibile, tranne casi di oggettiva e inderogabile necessità clinica, per ridurre il rischio nei loro confronti (il rischio di mortalità è molto più elevato in queste categorie di pazienti, che devono rimanere il più possibile al proprio domicilio) – cfr. art. 3, comma 1, B DPCM 8 marzo 2020. In caso di inderogabile necessità, e confronto con il medico curante, il professionista dovrà adottare le più rigorose regole igieniche-preventive (social distancing, igienizzazione rigorosa, eventuale mascherina previo confronto con il medico curante e relativa attenzione agli aspetti comunicativi).

– Attività che richiedano contatto fisico ravvicinato con uno o più pazienti (psicocorporee, psicodramma, etc.) sono a maggior rischio, e vanno pertanto rinviate o sostituite con altre metodologie che garantiscano il social distancing previsto in norma.

– Attività domiciliari (ad es., interventi ABA, con pazienti impossibilitati a muoversi, ecc.) sono da rinviare o sostituire, ogni qual volta sia possibile, con interventi a distanza (anche per il possibile stato di fragilità o rischio dei pazienti cui spesso tali interventi si rivolgono). In caso di necessità, si fornirà a parenti/caregiver una serie di indicazioni pratiche cui attenersi in questo periodo, e organizzare eventuali consulenze a distanza per la gestione di difficoltà o problematiche specifiche (ad es., bambini con gravi disturbi del comportamento). Laddove dovesse palesarsi una inderogabile necessità clinica in casi eccezionali, confronto con il medico curante (per pazienti con patologie), e previa attenta verifica dell’assenza di fattori di rischio (nessun soggetto sintomatico, sospetto o a rischio nel domicilio) sarà cura e responsabilità del professionista implementare le più rigorose condizioni igienico-preventive nello svolgimento dell’attività, e in seguito alla stessa.


5. Se un paziente annulla l’incontro con scarso preavviso, posso chiedere di essere pagato lo stesso?

Ci si rifà come sempre agli accordi pregressi sui recuperi sedute.
Si ricorda che normalmente non è possibile richiedere il pagamento di una prestazione non avvenuta; ed eventuali annullamenti, in questi giorni complessi, possono essere più frequenti del solito – è magari frustrante per il professionista, ma comprensibile in questo periodo straordinario.


6. Se mi ammalo io, potrei essere chiamato a riferire i nomi dei miei pazienti in caso di indagine epidemiologica?

Questione chiaramente delicata; ma la tutela di Salute Pubblica in situazione di emergenza sanitaria è prevalente rispetto alla privacy individuale.
In caso tu risultassi positivo al Coronavirus, e dovessi essere quindi coinvolto in procedure di indagine epidemiologica, dovrai fornire i nominativi delle persone con cui sei venuto in contatto (non è necessario – ed è ovviamente da evitare perchè sottoposto a Segreto Professionale – lo specificare il motivo clinico; semplicemente, indicherai che hai avuto contatti ravvicinati per motivi di lavoro con una data persona).
Avvisa comunque i tuoi pazienti di questa eventuale possibilità, chiarendo preventivamente la questione e rassicurandoli sul mantenimento rigoroso del segreto professionale (ed ovviamente avvisandoli tempestivamente in caso risultassi tu positivo in futuro, perchè potrebbero essere stati a loro volta esposti da te).
Lo stesso vale per le attività che coinvolgano più persone (un partecipante positivo può portare a dover indicare i nomi degli altri partecipanti).


7. Se mi ammalo io, ho diritto a qualche assistenza particolare? E per le scadenze professionali?

Le scadenze professionali, al momento, rimangono invariate (tranne che in ex Zona Rossa).
Se ti ammali, hai diritto alle normali forme di assistenza (INPS, ENPAP) previste per malattia (ad es., indennità malattia).

Le possibilità di assistenza ENPAP sono diverse:
A) Indennità di Malattia – per chi si dovesse ammalare, è possibile richiedere un indennizzo economico:
https://www.enpap.it/se…/indennita-di-malattia-e-infortunio/

B) Assistenza Sanitaria Integrativa – sempre per chi si dovesse ammalare o averne sequele, è possibile accedere a diverse forme di servizi sanitari integrativi: https://www.enpap.it/…/assistenza-sanitaria-integrativa-em…/

C) Stato di Bisogno – forma di copertura speciale per situazioni personali straordinarie. E’ importante sapere che non è una forma di assistenza generalizzata per chi ha avuto “solo” una temporanea deflessione delle attività lavorative (appuntamenti rinviati, formazioni annullate, etc.), ma è pensata proprio per situazioni eccezionali (ad es., colleghi quarantenati o isolati in ex-zona rossa con gravi conseguenze personali, etc.). Vanno letti con attenzione i criteri:
https://www.enpap.it/servizi-p…/assistenza-stato-di-bisogno/

Come tutte le categorie professionali colpite anche economicamente dalla situazione, siamo in attesa di provvedimenti del Governo a sostegno degli operatori economici; il primo uscito per ora è il Decreto Legge 2 marzo 2020 n. 9, in particolare l’art. 16, rivolto ai professionisti residenti o operanti negli ex-Comuni di Zona Rossa; oltre a questo, si aspettano eventuali autorizzazioni ad “interventi in deroga” degli Enti di Previdenza, al momento non ancora autorizzati dai Ministeri anche se sono stati sollecitati da ENPAP e CNOP.


8. Ho un paziente che ha paura di muoversi, o risiede in un’area in cui la mobilità è stata interrotta. Possiamo usare Skype o simili come modalità alternativa di lavoro?

Pur non essendo strettamente imposta dal Decreto, è una modalità di lavoro che in questo periodo può essere concretamente da considerare in numerose situazioni (seguendo sempre le Raccomandazioni del CNOP del 2017).
Chiaramente l’uso del mezzo va a modificare il setting, e può non essere adatto per tutte le attività o tutti i pazienti; analizzare la fondatezza della domanda, l’applicabilità nel caso specifico e gli aspetti di set/setting è quindi sempre buona prassi e responsabilità del clinico, che dovrà curarne attentamente gli aspetti relazionali, di privacy, consenso informato e sicurezza.

La consulenza online o telefonica, se esperti del suo uso, potrà essere molto preziosa proprio per i pazienti che possono trovarsi in situazioni di quarantena; nel qual caso la si può proporre come utile forma di supporto e/o continuità della relazione clinica.


9. Cosa dire ai miei pazienti particolarmente in ansia o spaventati? Ci sono fonti di riferimento da consigliare?

Fonti ufficiali sono i siti del Ministero della Salute, dell’Istituto Superiore di Sanità, della Regione Lazio; i Numeri Verdi regionali (Veneto – 800 118 800) e del Ministero della Salute (1500), ed i propri medici curanti.

Adattando la comunicazione alle esigenze e istanze di ognuno, si può – a puro titolo di esempio – indicare ai clienti che è normale essere in ansia (anche perchè in questi giorni i media evidenziano molto il rischio), che è utile evitare “information overload”, che è opportuno stare attenti alle molte Fake News che circolano, che si possono mettere in atto utili comportamenti protettivi (anche per aumentare il loro empowerment), e che si deve fare riferimento solo a fonti informative accreditate.

In caso di pazienti particolarmente ansiosi, ossessivi, ipocondriaci, rupofobici, claustrofobici, con aspetti di ritiro sociale, con tratti paranoidi il clinico dovrà ovviamente esercitare particolare attenzione a esplorare il significato della situazione per loro, e come questo impatti sulla relazione clinica.
Idem per pazienti eventualmente in isolamento domiciliare con la famiglia, laddove le tematiche di consultazione fossero connesse a dinamiche famigliari disfunzionali.


10. Lavoro come dipendente (di una cooperativa, una scuola, etc.). Cosa devo fare?

Devi seguire le indicazioni di prevenzione generale (sempre), oltre alle indicazioni specifiche o aggiuntive del tuo datore di lavoro e dell’eventuale responsabile sanitario della struttura.
Contattali se ritieni di dover svolgere funzioni potenzialmente a rischio: dovranno essere sentiti RSPP e Medico Competente per quanto riguarda la tutela della salute dei dipendenti, e dovranno fornirti indicazioni operative chiare e i DPI eventualmente necessari.

In tal caso, segnala anche loro se hai particolari problemi di salute (pregresse patologie respiratorie, immunitarie, etc.) che ti possano rendere soggetto a maggiore rischio clinico.


11. Ci sono risorse utili per i professionisti?

Su https://solidarietadigitale.agid.gov.it è possibile reperire numerose risorse di servizi di comunicazione / piattaforme online che possono facilitare le attività dei professionisti in questo periodo, messe a disposizione gratuitamente da varie realtà private.

Si ricorda inoltre che su www.eduiss.it è possibile accedere gratuitamente al corso FAD ECM (20 ECM) dell’Istituto Superiore di Sanità, aperto a 100.000 professionisti sanitari (quindi psicologi compresi), su “Emergenza Coronavirus”.


12. Come dimostrare le comprovate esigenze lavorative o di salute?

Si ricorda che i movimenti sono possibili solo per compravate esigenze lavorative, di necessità o di salute.

Questo ricomprende il movimento del professionista da e verso lo studio professionale/luogo di lavoro del professionista: in caso di eventuali controlli da parte di Forze dell’Ordine, sarà quindi necessario comunicare la natura del proprio ruolo di professionista sanitario che si sta recando al lavoro. Da chiarificazioni del Ministero dell’Interno, è possibile autocertificare la motivazione dello spostamento con apposito modulo a disposizione delle Forze dell’Ordine.

E’ possibile suggerire, per facilitare eventuali verifiche o future richieste aggiuntive in caso di controlli delle Forze dell’Ordine, di portare con sè (laddove disponibile) il tesserino dell’Ordine, e/o mostrare il proprio nominativo sull’Albo per dimostrare la propria professione (tramite visualizzazione – anche da smartphone – dell’Albo sul sito www.ordinepsicologilazio.it, o www.psy.it).

Allo stesso modo, il paziente che si sta recando presso di voi può dichiarare (autocertificazione) che si sta recando da un professionista sanitario per lo svolgimento di una prestazione sanitaria come motivazione dello spostamento.

Anche se al momento non risultano necessarie, in caso di future richieste, sarà possibile rilasciare ai pazienti breve attestazione (su loro richiesta) di avere prenotato un appuntamento / di aver svolto una consulenza clinica il giorno x in sede y, da esibire in caso di eventuali controlli.

E’ inoltre da chiarire preliminarmente al cliente, laddove dovesse essere in futuro ipoteticamente verificata la fondatezza dell’autocertificazione, che il professionista lo potrà eventualmente confermare alle Autorità previa autorizzazione scritta del cliente, e limitandosi a confermare esclusivamente lo svolgimento di consulenza nel dato luogo e ora, senza entrare in alcun modo in informazioni cliniche o personali; questo comporta ovviamente la necessità di esplicare alle Forze dell’Ordine che si è svolta una consulenza con professionista sanitario Psicologo.


A cura dell’Ordine degli Psicologi del Veneto

Il Presidente dell’Ordine Veneto
Luca Pezzullo

Il Presidente dell’Ordine Lazio
Federico Conte

Il Presidente dell’Ordine Campania
Armando Cozzuto

Il Presidente dell’Ordine Sicilia
Gaetana D’Agostino

Il Presidente dell’Ordine Marche
Katia Marilungo

Il Presidente dell’Ordine Emilia-Romagna

Gabriele Raimondi