In questi giorni, molti colleghi ci stanno contattando con domande su come la situazione epidemica in corso possa impattare sulla loro attività professionale. Come professionisti della salute psicologica, in momenti di emergenza collettiva caratterizzata anche da ricadute psicologiche e forte ansia sociale dobbiamo svolgere il nostro ruolo con responsabilità e rigore.

Gli Ordini sono intensamente impegnati a fornire informazioni e supporto ai colleghi coinvolti dalla situazione. Evidenziando che ci si deve sempre riferire rigorosamente alle più recenti Decretazioni, indicazioni ed Ordinanze delle Autorità di Sanità Pubblica, e che l’Ordine ha solo ruolo informativo rispetto alle stesse, ecco alcuni suggerimenti tecnici e pratici orientativi per professionisti Psicologi, condivisi e sottoscritti dai Presidenti di diversi Ordini regionali con lo scopo di dare interpretazione comune ad una serie di quesiti professionali che gli iscritti ci pongono.

Le informazioni del presente Vademecum, se condivise e ritenute utili, sono ovviamente sottoscrivibili e liberamente diffondibili anche da altri Enti o Ordini.

Indicazioni aggiornate al 03/05/2020, in revisione costante. Fare sempre riferimento ufficiale ai più recenti Decreti, Ordinanze e indicazioni delle Autorità di Sanità Pubblica.


 

1. Posso continuare a svolgere l’attività professionale?

In generale, l’attività professionale psicologica comprovate esigenze lavorative e di salute, da DPCM 9 marzo 2020, 11 marzo 2020 e 22 marzo 2020 – afferendo ai codici Ateco 86 – può continuare a svolgersi; previo ovviamente il più rigoroso rispetto delle misure igienico-preventive del Ministero della Salute, già ripetutamente indicate, e che devono essere applicate con particolare attenzione da tutti i professionisti sanitari.

Il principio di fondo, che ciascuno è tenuto a rispettare attentamente, è sempre quello di minimizzare il più possibile tutte le attività in presenza, per rinviarle o sostituirle ogni qual volta sia praticabile con altre modalità di interazione (videochiamate, consulenze telefoniche, smart working, etc.). Questo anche al fine di ridurre al massimo la mobilità evitabile dei pazienti e dei professionisti.

Un semplice criterio decisionale può essere questo:

A) La prestazione è erogabile tramite strumenti a distanza? Usali

B) La prestazione non è erogabile tramite strumenti a distanza, ma è agilmente differibile? Rinvia (eventualmente mantenendo contatti di monitoraggio a distanza.

C) La prestazione non è erogabile a distanza, ed è clinicamente opportuno non differirla? Valuta la possibilità di svolgerla,  ma solo con l’applicazione di rigorose norme igienico-preventive. 

E’ fondamentale in un periodo di difficoltà nazionali e ansie sociali diffuse, garantire al meglio le nostre funzioni ed il nostro ruolo professionale, clinico e sociale, a tutela del benessere psicologico della popolazione. L’impatto psicologico della pandemia in corso sta creando difficoltà significative a singoli, famiglie, organizzazioni, cui gli psicologi possono e devono dare risposta garantendo – con adeguate modalità attuative e attente misure di sicurezza – l’assistenza ai cittadini che ne necessitano, e ne necessiteranno anche nel medio-lungo termine.

Attività collettive o aperte al pubblico (seminari, convegni, incontri in sede pubblica, etc.) sono soggette a sospensione fino a data da definirsi: tali attività devono essere tassativamente rinviate.

La cosiddetta “Seconda Fase”, dal 4 maggio, non cambia quindi in modo significativo le possibilità di svolgere attività professionali rispetto al periodo precedente, in quanto mai formalmente interrotta; a livello generale, è plausibile però un progressivo aumento di richieste di prestazioni in presenza.


2. Posso vedere pazienti in studio privato? Con che precauzioni?

Per quanto riguarda attività di consulenza in studio/ambulatorio, come detto si deve valutare con attenzione, e con criterio cautelativo, la loro effettiva non sostituibilità con forme di interazione a distanza.

Se si ritiene comunque clinicamente necessario il proseguire in presenza, è doveroso rispettare in modo estremamente rigoroso le precauzioni igieniche indicate dal Ministero della Salute (http://www.salute.gov.it/portale/nuovocoronavirus/dettaglioFaqNuovoCoronavirus.jsp?lingua=italiano&id=228).

Professionista e paziente devono essere del tutto asintomatici e non presentare fattori epidemiologici di rischio (convivenza, frequentazione o contatti con soggetti positivi, sospetti o a rischio, etc.). Se vi sono sintomi anche leggerissimi (febbre, tosse, dispnea, mal di gola), o anche solo sospetti su potenziali fattori di rischio epidemiologico del professionista o del paziente, gli appuntamenti in presenza devono essere rinviati senza eccezioni.

Il DPCM 26 aprile 2020 prevede (art. 3, comma 1, lettera a): “il personale sanitario si attiene alle appropriate misure per la prevenzione della diffusione delle infezioni per via respiratoria previste dalla normativa vigente e dal Ministero della salute sulla base delle indicazioni dell’Organizzazione mondiale della sanita’ e i responsabili delle singole strutture provvedono ad applicare le indicazioni per la sanificazione e la disinfezione degli ambienti fornite dal Ministero della salute“.

Devi rigorosamente applicare quindi in ogni caso, a tutela tua e dei tuoi clienti, le precauzioni raccomandate dall’Istituto Superiore di Sanità (https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/):
– Evita il contatto ravvicinato con persone che soffrono di infezioni respiratorie acute.
– Il lavaggio e la disinfezione delle mani sono la chiave per prevenire l’infezione: bisogna lavarsi le mani spesso e accuratamente con acqua e sapone per almeno 60 secondi. Se non sono disponibili acqua e sapone, è possibile utilizzare anche un disinfettante per mani a base di alcol con almeno il 70% di alcol.
– Il virus entra nel corpo attraverso gli occhi, il naso e la bocca, quindi evita di toccarli con le mani non lavate.
– Copri bocca e naso se starnutisci o tossisci; usa fazzoletti monouso.

Anche se le indicazioni Ministeriali generali sono di tenere 1 metro di distanziamento, per criterio maggiormente prudenziale rispetto al rischio “droplets” durante la prolungata interazione in ambiente chiuso – secondo le definizioni ECDC e MinSalute, i contatti stretti sono quelli in ambiente chiuso per oltre 15 minuti a meno di 2 metri di distanza –  è opportuno tenere una distanza di almeno 2 metri durante i colloqui.

Valuta la forte opportunità d‘uso di mascherine chiurgiche per entrambi ogni qual volta sia possibile (considera gli eventuali impatti di setting, e sii pronto a discuterne con il paziente); lavorando in studio/ambiente chiuso (“luogo confinato aperto al pubblico”) questo diventa obbligatorio, tranne poche eccezioni: il DPCM 26 aprile (art. 3, comma 2) prevede espressamente: “Ai fini del contenimento della diffusione del virus COVID-19, e’  fatto obbligo sull’intero territorio nazionale di usare protezioni delle vie respiratorie nei luoghi chiusi accessibili al pubblico, inclusi i mezzi di trasporto e comunque in tutte le occasioni in cui non sia possibile garantire continuativamente il mantenimento della distanza di sicurezza. Non sono soggetti all’obbligo i bambini al di sotto dei sei anni, nonche’ i soggetti con forme di  disabilita’  non compatibili con l’uso continuativo della mascherina ovvero i soggetti che interagiscono con i predetti.

Evita il contatto fisico (ad es., strette di mano).
Tieni sempre a disposizione un dispenser di soluzione igienizzante idroalcolica da usare e far usare ai pazienti, anche prima dell’eventuale manipolazione di test, materiali diagnostici, giochi per bambini. Valuta come comunicare in modo sereno la richiesta di farne uso.

Ricordati inoltre di igienizzare regolarmente e accuratamente le superfici sanitarie, di lavoro e arredamento (tavoli, sedie, braccioli e poggiatesta di poltrone, maniglie interne ed esterne, campanelli, interruttori, tastiera/mouse, POS, etc.) e tutti gli oggetti ad uso condiviso (materiali testistici, cancelleria, etc.), ogni volta tra un paziente e l’altro; usa disinfettanti adeguati (a base di ipoclorito di sodio 0,1% per i pavimenti o 0,5% per piccole superfici; perossido di idrogeno allo 0,5%; alcol almeno al 70%). Puoi valutare l’uso di telini monouso per le poltrone, soprattutto se di difficile igienizzazione.

Arieggia molto bene e regolarmente tutti i locali. Gli impianti di condizionamento e i ventilatori invece sarebbe opportuno che fossero tenuti spenti, per evitare forti correnti d’aria in movimento continuo che possono trasportare droplets tra le persone in un ambiente piccolo e chiuso.

In caso tu abbia una sala d’attesa, tieni maggiormente distanziate le sedie, ed elimina materiali di gioco/lettura lasciati a disposizione dei clienti.

E’ doveroso atto di responsabilità il distanziare gli appuntamenti, per evitare che i pazienti si incontrino, e far accedere solo una persona alla volta (un accompagnatore è possibile solo straordinariamente, in caso di paziente che necessiti realmente di assistenza/accompagnamento continuo, e mantenendo comunque il social distancing). Usa il tempo tra un appuntamento e l’altro per le procedure di igienizzazione.

Regola di buon senso, lavorando a contatto con altri, è il verificare quotidianamente la propria temperatura e stato di salute. In caso anche solo di leggera febbre o altri sintomi come tosse e dispnea, o di tuoi contatti con persone a rischio, SOSPENDI IMMEDIATAMENTE la tua attività, o passa a modalità online. Idem laddove tu presentassi fattori di particolare rischio clinico personale (età avanzata o significative patologie pregresse, che sembrano correlabili a maggiore gravità clinica degli effetti di COVID-19, quali ad esempio ipertensione o diabete).

Rispettando le regole di cui sopra, non è obbligatorio far sanificare professionalmente gli studi (ad es., con ozono) nè farlo certificare; nè è obbligatorio utilizzare schermi di plexiglas come separatori, e non è neppure necessario obbligare il paziente a firmare “autodichiarazioni scritte di asintomaticità”.


3. In studio vedo soggetti in età evolutiva. Devo prendere qualche precauzione particolare?

E’ opportuno il rinviare gli appuntamenti in presenza con soggetti in età evolutiva che non presentino carattere di necessità, o svolgerli laddove possibile (pur nella consapevolezza della difficoltà relativa) a distanza.

I bambini sono spesso meno attenti alle norme igieniche generali; pertanto, nel caso li dovessi necessariamente vedere in studio per esigenze cliniche, presta particolare attenzione alla più che rigorosa igienizzazione di oggetti, libri, giochi, tappetini e superfici con cui sono entrati in contatto, tra ogni paziente e l’altro. Allo stesso modo, considera che solitamente le interazioni con i bambini sono più ravvicinate rispetto a quelle con gli adulti, con conseguente maggiore rischio di esposizione; se dunque, a norma del DPCM 26 aprile non sarebbe strettamente obbligatorio utilizzare le mascherine chirurgiche con minori di 6 anni o con disabilità, rimane comunque fortemente consigliabile farne uso ogni volta che sia possibile.

A livello puramente informativo, anche se il Coronavirus sembra essere clinicamente meno pericoloso in età pediatrica, i bambini possono comunque essere veicoli di contagio verso terzi.


5. Lavoro con pazienti/contesti a rischio, devo interrompere?

Un forte criterio prudenziale, per sé e per altri, deve essere sempre alla base della decisione.

- Attività a contatto con anziani o pazienti fragili (pluripatologie, etc.) sono da sospendere o rinviare, per ridurre il rischio nei loro confronti (il rischio di mortalità è molto più elevato in queste categorie di pazienti, che devono rimanere il più possibile al proprio domicilio) – cfr. art. 3, comma 1, B DPCM 8 marzo 2020. Sono effettuabili solo in caso di inderogabile necessità, e previo confronto con il medico curante; il professionista dovrà adottare le più rigorose regole igieniche-preventive (confronto con il medico curante, social distancing, igienizzazione rigorosa, mascherine/guanti e relativa attenzione agli aspetti comunicativi).

– L’attività in ambito RSA o sanitario deve seguire rigorosamente anche le indicazioni e raccomandazioni aggiuntive del responsabile sanitario della struttura. Si ricorda che le RSA sono frequenti focolai, e la grande fragilità degli ospiti delle stesse li pone ad elevato rischio. L’evitamento/rinvio delle prestazioni non necessarie, e il rispetto estremamente rigoroso delle procedure di sicurezza igienica è fondamentale.

– Attività che richiedano contatto fisico ravvicinato con uno o più pazienti (psicocorporee, psicodramma, etc.) sono a maggior rischio, e vanno pertanto rinviate o sostituite con altre metodologie che garantiscano rigorosamente il social distancing previsto in norma.

Allo stesso modo, è fortemente sconsigliato ricevere dei pazienti presso il proprio domicilio (studio in casa).


6. Se un paziente annulla l’incontro con scarso preavviso, posso chiedere di essere pagato lo stesso?

Ci si rifà come sempre agli accordi pregressi sui recuperi sedute.
Si ricorda che normalmente non è possibile richiedere il pagamento di una prestazione non avvenuta; ed eventuali annullamenti anche di appuntamenti online, in questi giorni complessi, possono essere più frequenti del solito – è magari frustrante per il professionista, ma comprensibile in questo periodo straordinario.


7. Se mi ammalo io, potrei essere chiamato a riferire i nomi dei miei pazienti in caso di indagine epidemiologica?

Questione chiaramente delicata; ma la tutela di Salute Pubblica in situazione di emergenza sanitaria è prevalente rispetto alla Privacy individuale. In caso tu risultassi positivo al Coronavirus, e dovessi essere quindi coinvolto in procedure di indagine epidemiologica, dovrai fornire i nominativi delle persone con cui sei venuto in contatto non è necessario – ed è ovviamente da evitare perchè sottoposto a Segreto Professionale – lo specificare il motivo clinico; semplicemente, indicherai che hai avuto contatti ravvicinati per motivi di lavoro con una data persona). Avvisa comunque i tuoi pazienti di questa eventuale possibilità, chiarendo preventivamente la questione e rassicurandoli sul mantenimento rigoroso del segreto professionale (ed ovviamente avvisandoli tempestivamente in caso risultassi positivo tu, perchè potrebbero essere stati a loro volta esposti da te). Lo stesso vale per le attività professionali che coinvolgano o abbiano coinvolto più persone (e che al momento non devono più essere svolte): un partecipante positivo può portare a dover indicare i nomi degli altri partecipanti.


8. Se mi ammalo io, ho diritto a qualche assistenza particolare? E per le scadenze professionali e previdenziali cosa fare?

Fino al 31 dicembre 2020 è possibile scegliere di sospendere i versamenti contibutivi dovuti e non ancora versati ad ENPAP; non è necessaria comunicazione all’ENPAP, e i mancati versamenti non hanno effetto sulla regolarità della propria posizione a fini DURC. Rimane invariata la data di dichiarazione redditi 2019 a ENPAP (01/10/2020).

Se ti ammali, hai diritto alle normali forme di assistenza (INPS, ENPAP) previste per malattia (ad es., indennità malattia).

Le possibilità di assistenza ENPAP sono diverse:
A) Indennità di Malattia – per chi si dovesse ammalare, è possibile richiedere un indennizzo economico; il bando è adesso mensile invece che trimestrale, per facilitare erogazioni più rapide:
https://www.enpap.it/servizi-per-te/indennita-di-malattia-e-infortunio/

  1. B) Assistenza Sanitaria Integrativa- sempre per chi si dovesse ammalare o averne sequele, è possibile accedere a diverse forme di servizi sanitari integrativi: https://www.enpap.it/servizi-per-te/assistenza-sanitaria-integrativa-emapi/
  2. C) Stato di Bisogno- forma di copertura speciale per situazioni personali straordinarie. E’ importante sapere che non è una forma di assistenza generalizzata per chi ha avuto “solo” una temporanea deflessione delle attività lavorative (appuntamenti rinviati, formazioni annullate, etc.), ma è pensata proprio per situazioni davvero eccezionali. Vanno letti con attenzione i criteri: https://www.enpap.it/servizi-per-te/assistenza-stato-di-bisogno/

Come tutte le categorie professionali colpite anche economicamente dalla situazione, siamo in attesa di provvedimenti del Governo a sostegno degli operatori economici; il primo uscito per ora è il Decreto Legge 2 marzo 2020 n. 9, in particolare l’art. 16, rivolto ai professionisti residenti o operanti negli ex-Comuni di Zona Rossa; oltre a questo, si aspettano eventuali autorizzazioni ad “interventi in deroga” degli Enti di Previdenza, al momento non ancora autorizzati dai Ministeri anche se sono stati sollecitati ripetutamente da ENPAP, CNOP e ADEPP.

Si segnala inoltre che ENPAP ha predisposto una vasta Area Informativa dedicata alle forme di assistenza/sostegno ai colleghi relative all’emergenza COVID-19 (https://www.enpap.it/servizi-per-te/sezione-covid-19/); è inotre disponibile la procedura per la richiesta dell’indennità “600 euro” (per chi ne ha diritto, secondo i criteri che sono stabiliti dal Governo – le Casse sono semplici soggetti attuatori): https://www.enpap.it/news/2020/04/indennita-di-euro-600-per-il-mese-di-marzo-domanda-online-a-partire-dalle-ore-1200-del-1-aprile/


9. Possiamo usare Skype o simili, come modalità di lavoro online?

Quella “online” è una modalità di lavoro che – in questo periodo – può essere molto utile, ed è quindi fortemente incoraggiabile e concretamente da prioritizzare ogni volta che sia possibile attuarla (seguendo sempre le Raccomandazioni del CNOP del 2017, e le più recenti Indicazioni per le prestazioni online per l’emergenza Coronavirus del CNOP del 2020), per minimizzare i rischi sanitari potenzialmente legati agli incontri in presenza.
Chiaramente l’uso del mezzo va a modificare il setting, e può non essere adatto per tutte le attività o tutti i pazienti; analizzare la fondatezza della domanda, l’effettiva applicabilità nel caso specifico e l’impatto sulle dimensioni di set/setting è quindi sempre buona prassi e responsabilità del clinico, che dovrà curarne attentamente gli aspetti relazionali, di privacy, consenso informato e sicurezza.

E’ necessario aggiornare il tal senso il Consenso Informato e Privacy, inviabili anch’essi per via telematica, e il Registro dei Trattamenti ai sensi del GDPR.

Si dovranno inoltre considerare gli aspetti pratici legati alla privacy del set e del setting (un paziente isolato in casa con la famiglia può avere difficoltà a trovare uno spazio adeguato per lo svolgimento tranquillo e riservato della seduta; utile l’uso di cuffia e auricolari, etc.).

La consulenza online o telefonica, se esperti del suo uso, potrà essere molto preziosa proprio per i pazienti che possono trovarsi in situazioni di quarantena o isolamento; nel qual caso la si può proporre come utile forma di supporto e/o continuità della relazione clinica. Più in generale, molti pazienti vivono attualmente situazioni in cui gli aspetti relazionali, emotivi e organizzativi della propria vita quotidiana subiscono limitazioni e modifiche spesso problematiche; l‘uso di canali a distanza per fornire in questo periodo un supporto, monitoraggio o contatto regolare può essere particolarmente rilevante.

Anche molte attività di formazione possono essere utilmente sostituite, con adeguate accortezze, dall’uso di piattaforme di videoconferencing (anche per la didattica teorica nelle Scuole di Psicoterapia).


10. Cosa dire ai miei pazienti particolarmente in ansia o confusi dalla situazione? Ci sono fonti di riferimento da consigliare?

Fonti ufficiali sono i siti del Ministero della Salute, dell’Istituto Superiore di Sanità, della Regione Veneto; i Numeri Verdi regionali e del Ministero della Salute (1500), ed i propri medici curanti.
Adattando la comunicazione alle esigenze e istanze di ognuno, si può – a puro titolo di esempio – indicare ai clienti che è normale essere in ansia, che è utile evitare “information overload“, che è opportuno stare attenti alle molte Fake News che circolano, che si possono mettere in atto utili comportamenti protettivi (anche per aumentare il loro empowerment), e che si deve fare riferimento solo a fonti informative scientificamente accreditate.
Il CNOP ha messo a disposizione della cittadinanza un Pieghevole, cartaceo e scaricabile, con utili suggerimenti.

In caso di pazienti particolarmente ansiosi, ossessivi, ipocondriaci, rupofobici, claustrofobici, con aspetti di ritiro sociale, con tratti paranoidi il clinico dovrà ovviamente esercitare particolare attenzione a esplorare il significato della situazione per loro, e come questo impatti sulla relazione clinica.
Idem per pazienti eventualmente in isolamento domiciliare con la famiglia, laddove le tematiche di consultazione fossero connesse a dinamiche famigliari disfunzionali.


11. Lavoro come dipendente/collaboratore (di una cooperativa, un Ente, una scuola etc..). Cosa devo fare?

Devi seguire le indicazioni di prevenzione generale, oltre alle indicazioni specifiche o aggiuntive del tuo datore di lavoro e dell’eventuale responsabile sanitario della struttura/istituzione. Contattali se ritieni di dover svolgere funzioni potenzialmente a rischio, o se hai dubbi in merito: dovranno essere sentiti RSPP e Medico Competente per quanto riguarda la tutela della salute dei dipendenti, e dovranno fornirti indicazioni operative chiare e adeguati DPI eventualmente necessari.

E’ diritto/dovere del professionista disporre ed usare di appropriati DPI, secondo le indicazioni Ministeriali.

Segnala loro se hai particolari problemi di salute (pregresse patologie respiratorie, immunitarie, ipertensione, etc.) che ti possano rendere soggetto a maggiore rischio clinico. Segnala immediatamente se hai dubbi sulla tua positività, o se sei “contatto stretto” di caso positivo, probabile o sospetto prima di recarti al lavoro.

Tieni presente che dopo il DPCM 11 marzo e a maggior ragione dopo il DPCM 22 marzo, molti datori di lavoro pubblici e privati hanno progressivamente spostato in modalità smart working (o ferie) il personale non essenziale.


12. Le prestazioni di psicologia giuridica (CTU/CTP) come vengono impattate?

Si rinvia per questa questione alla posizione del CNOP qui consultabile: https://www.psy.it/attivita-psicologica-in-campo-giuridico.html


13. Ci sono risorse utili per i professionisti?

Su solidarietàdigitale è possibile reperire numerose risorse di servizi di comunicazione / piattaforme online che possono facilitare le attività dei professionisti in questo periodo, messe a disposizione gratuitamente da varie realtà private.
SkypeZoom e Whatsapp sono piattaforme private – ma ad accesso gratuito per molte funzioni di base – che sono utilizzabili comodamente per attività di videochiamata con pazienti, videoconferenza, intervisione tra colleghi; presentano tutte la caratteristica fondamentale di crittografare i dati in transito, così da garantire la sicurezza delle comunicazioni.

Si ricorda inoltre che su Eduiss è possibile accedere gratuitamente al Corso FAD ECM (20 ECM) dell’Istituto Superiore di Sanità, aperto a 100.000 professionisti sanitari (quindi psicologi compresi), su “Emergenza Coronavirus“; ed anche al nuovo corso “Prevenzione e Controllo delle Infezioni da Coronavirus” (FAD ECM gratuito, 6 crediti).

 

 

A cura dell’Ordine degli Psicologi del Veneto

Il Presidente dell’Ordine Veneto
Luca Pezzullo

Il Presidente dell’Ordine Lazio
Federico Conte

Il Presidente dell’Ordine Campania
Armando Cozzuto

Il Presidente dell’Ordine Sicilia
Gaetana D’Agostino

Il Presidente dell’Ordine Marche
Katia Marilungo

Il Presidente dell’Ordine Emilia-Romagna

Gabriele Raimondi