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Amatevi oggi! Prescrizione emozionale e riti collettivi

Nei giorni delle tradizioni, l'adesione collettiva ad una prescrizione emotiva può rendere incredibilmente acuto il dissidio a carico dell’individuo

Amatevi oggi! Prescrizione emozionale e riti collettivi

Oggi è San Valentino.

Improvvisamente devi essere innamorato. Devi essere romantico. Devi essere appassionato. Per differenza, se non sei in coppia, devi essere felice e fiero di essere single.

Due mesi fa era Capodanno. Dovevi avere progetti per l’anno nuovo. Dovevi trovare una serata divertente per far festa. Dovevi lasciare alle spalle i momenti bui.

Stiamo semplificando, ma il punto è che le tradizioni esistono e che alcune date ci costringono a confrontarci con un insieme di dimensioni culturali che prevedono, nella ritualizzazione degli usi e costumi, anche indicazioni di natura emozionale.

La tradizione ha per dato fondativo questa funzione: scandisce la vita della comunità in un insieme di racconti, consuetudini e usi che contribuiscono a creare un senso profondo di condivisione tra gli individui, attraverso la memoria e il rituale. Ha, quindi, un valore intrinsecamente psicologico, perché contribuisce alla soddisfazione di alcuni bisogni primari, come il senso di appartenenza e la sicurezza.

In un certo senso, la tradizione è un sistema di regolazione del comportamento, chiarisce cioè quello che è opportuno e non opportuno fare rispetto al rituale. Appropriatezza comportamentale, certo, ma anche affettiva. Sembra infatti che la natura della tradizione che si ritualizza definisca anche la qualità delle emozioni che si dovrebbero manifestare in relazione a quel dato evento.

Un’adesione così massiccia, collettiva, ad una prescrizione emotiva rende incredibilmente acuto il dissidio a carico dell’individuo.

Se non sono, per condizioni personali, in sintonia con la proposta culturale vigente, se il mio sentire non è armonico con la prescrizione emotiva del momento, lo scarto del mio sentire dal sentire prescritto sarà vissuto in modo ancora più acuto, perché il confronto è tra me e i molti, tra me e tutti, tra me e quello che si dovrebbe. Allora il sentimento individuale è esacerbato da una condizione che concerne la contravvenzione alla regola collettiva, che somiglia in tutto e per tutto a un sentimento di emarginazione, di estraniamento.

È necessaria una buona dose di centratura su di sé e di consapevolezza per non affliggersi troppo. Restare nella realtà della propria narrazione personale, tenendo la trama dello sviluppo della propria storia. Il rituale è un oggi, un oggi che ha una voce molto forte e una luce molto chiara. Se privilegiamo lo sguardo dall’interno all’esterno piuttosto che quello dall’esterno all’interno, questa risonanza collettiva potrebbe non stordirci troppo.

Sarebbe saggio lasciarsi attraversare, perché il collettivo non si può ignorare per definizione e opporsi potrebbe somigliare a un accanimento. Domani sarà passata e l’onda emotiva collettiva si dileguerà in date più anonime.

E, per chi può goderselo davvero, buon giorno degli innamorati.

 

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informativa*
  • Silvia Piantanida

    Meglio lasciarsi andare al collettivo che resistere e odiare questa ricorrenza, la si vive più serenamente così.