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Obesity day: una riflessione sui nostri bambini

Nella giornata dedicata alla obesità, ragioniamo sulle dimensioni psicologiche e comportamentali che sottendono le cattive abitudini alimentari dei bambini

Obesity day: una riflessione sui nostri bambini

a cura di Paola Medde, Coordinatrice Gruppo di Lavoro Psicologia e Alimentazione

 

Il 10 ottobre ricorre la giornata nazionale di sensibilizzazione per la prevenzione dell’obesità e del sovrappeso.

Istituita nel 2001 dall’ADI – Associazione italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica, in questa data si ripetono momenti di incontro tra professionisti e tra professionisti e popolazione, per diffondere la cultura della prevenzione dell’obesità.

Molte le iniziative presenti sul territorio italiano ma ancora poche quelle che si occupano dei  bambini e di come insegnare ai genitori a trasferire delle sane abitudini alimentari ai propri figli.

Come psicologi incontriamo spesso genitori preoccupati e allarmati ma, purtroppo, la richiesta di consulenza arriva quando il problema è esploso o cronicizzato. Che si tratti di psicopatologia o di obesità/sovrappeso, oggi molti genitori sono consapevoli del ruolo di educatori che devono svolgere con i loro figli, un lavoro a 360° dal quale non può essere escluso il tema della salute alimentare.

La maggior parte delle mamme e dei papà, oggi, conoscono molto bene ciò che una ventina di anni fa era solo materia di studio di specialisti. La maggior parte di loro sa che è meglio dare per merenda un frutto piuttosto che una scatola di cioccolatini, che si deve mangiare frutta e verdura e che è necessario controllare la quantità di assunzione quotidiana di grassi e zuccheri. Nonostante si posseggano queste informazioni il problema, però, è quello di riuscire ad essere efficaci, di riuscire a fare quello che si dovrebbe fare, di essere capaci di educare a delle sane abitudini alimentari. “Mio figlio fa i capricci a tavola”, “mia figlia mangia solo dolci”, “il mio bambino si getta sul cibo come se non ci fosse un domani”; queste sono solo alcune delle preoccupazioni intorno al tema, preoccupazioni che nascono dalla percezione di non riuscire a far mangiare correttamente i propri figli.

Questi genitori devono avere delle risposte di aiuto concrete, non devono essere lasciati soli. Devono capire quando preoccuparsi o, in altri casi, comprendere cosa fare per riuscire a mettere in pratica ciò che gli specialisti suggeriscono di fare.

Nel caso di problemi di eccesso di peso corporeo, i consigli dei professionisti della nutrizione si concentrano sulla scelta di cibi e sulle quantità. Dietro il concetto complesso si nasconde un meccanismo molto semplice, alla base della maggior parte delle diete ipocaloriche (con ridotto numero di calorie) sintetizzato nella formula: MENO CIBO – MENO CALORIE = MENO PESO.

Ed è cosi che milioni e milioni di adulti, adolescenti e genitori di bambini con qualche chilo in più, si affannano per riuscire a fare quello che ci consigliano di fare: “mangia di meno e meglio”.

Guardando intorno a noi e guardando alla nostra esperienza con il cibo, ci rendiamo conto di quanto questo semplice rimedio sia quanto mai difficile da mettere in atto. Le cose non sono mai così semplici, per noi, per voi e per i vostri figli.

“Basta poco, che ce vò”?  dicevano in un noto spot televisivo. Eppure, non è così facile, in realtà.

Mangiare è un comportamento e, come ogni comportamento, è influenzato da fattori biologici (fame-sazietà) genetici, ma anche sociali e psicologici.

Questo significa che la quantità di cibo che mangiamo dipende da una molteplicità di elementi, molti dei quali a noi sconosciuti. Se vogliamo cambiare le cose dobbiamo conoscere cosa influenza il nostro rapporto con il cibo.

Per quanto riguarda i fattori “genetici” molte sono le ricerche che dimostrano la correlazione tra il sovrappeso di almeno uno dei genitori e quello dei loro figli. La genetica ha “il suo peso”.

Ma il peso corporeo dipende anche dalle abitudini che si stabiliscono rispetto al cibo. La predisposizione genetica fa sì che sia più facile per una persona aumentare di peso. Per aumentare di peso, però, si deve fare qualche cosa. Non basta avere il “gene dell’obesità”: si deve anche mangiare tanto e male.

Poche ricerche hanno approfondito l’argomento. In particolare: cosa fanno i genitori che sono in sovrappeso per impedire che anche i loro figli lo diventino?

Sono mamma e papà a fornire le prime esperienze con il cibo. Sia direttamente che indirettamente.

Queste esperienze includono: l’imitazione del comportamento alimentare dei genitori e i comportamenti che hanno con il proprio figlio durante la somministrazione del pasto, in modo diretto.

Dire ai bambini che devono mangiare di meno per non aumentare di peso non basta. Soprattutto quando uno dei genitori non riesce a funzionare da buon esempio. Sono quelle situazioni in cui i genitori “educano” senza volerlo a cattive abitudini alimentari.

La cattiva notizia è, quindi, che senza esserne consapevoli siete proprio voi i responsabili del cattivo rapporto che vostro figlio/a ha con il cibo.

Ma la buona notizia è che se è vero che i genitori inducono senza saperlo delle cattive abitudini alimentari, allo stesso modo sono proprio i genitori ad avere la capacità di cambiare le cose.

In che modo? Per prima cosa insegnando ai bambini a regolare il proprio “intake” (introito alimentare) in modo autonomo.

Capita di frequente che, quando mamma o papà sono in sovrappeso, preoccupati del rischio che i loro figli possano essere in sovrappeso o possano divenire obesi, decidano di adottare delle strategie di controllo del cibo per evitare di peggiorare le cose.

È giusto che i genitori si preoccupino ma è importante adottare un corretto approccio se si vuole combattere l’obesità infantile: costringere i propri figli a mettersi a dieta o proibire loro certi alimenti, non sempre è la soluzione migliore; meglio aiutarli a sviluppare la capacità di controllo inibitorio, qualche cosa di molto simile all’autocontrollo.

Uno studio pubblicato nel 2009 su The Journal of Pediatrics,  ha voluto approfondire il rapporto che esiste tra bambine con un basso controllo inibitorio, pratiche alimentari restrittive da parte dei genitori e peso corporeo delle figlie; i risultati hanno dimostrato che “la combinazione” di alti livelli di controllo da parte dei genitori rispetto all’alimentazione delle figlie, associati ad un basso livello di autocontrollo della ragazza, accresce il rischio di aumento del peso e di obesità.

Secondo questo studio, pertanto, i tentativi dei genitori di aiutare i figli con scarso controllo sul cibo a ridurre le quantità attraverso la dieta e la privazione degli alimenti favoriti hanno l’effetto paradossale di rendere il cibo proibito ancora più attraente, esacerbando il problema.

Ed è per questo che può capitare che un trattamento dietetico proposto da un nutrizionista possa trasformarsi non solo in uno strumento inefficace ma addirittura provocare una sorta di “effetto boomerang” in cui la restrizione alimentare può predisporre alla mancanza di controllo. Il paradosso? La sola idea di fare dieta può portare le persone ad esagerare ancor di più, e questo è ancora più vero con i bambini.

Lasciamo allora ai bambini la possibilità di decidere la quantità di pasta da mangiare ma lasciamo ai genitori la scelta della dimensione del piatto nel quale mettere la pasta.

Sono piccoli trucchi percettivi che aiutano a sentirsi sazi anche con quantità diminuite di cibo. Passare dal normale piatto “fondo” al piatto “da frutta” significa dare ai nostri bambini la possibilità di riempire più volte il piatto ma, ad ogni porzione aggiunta, imparare a chiedersi se sono “affamati” oppure “sazi”.

Troppo spesso sono i genitori a decidere le porzioni e, naturalmente, questo porta i figli a non chiedersi nulla rispetto alla loro sazietà. Ma è proprio su questi segnali che si regola il comportamento alimentare; si mangia quando si ha fame e si smette di mangiare quando si è sazi.

Molti bambini non si regolano con il proprio stomaco ma con gli occhi. Alcuni vogliono vedere il piatto pieno e il piatto piccolo aiuta a ridurre le porzioni! La stessa quantità di pasta servita in piatti di diversa grandezza appare diversa: nel piatto di dimensioni ridotte sembra molta di più!

Stessa soddisfazione visiva ma con meno calorie. La possibilità di prenderne altra e mangiarne ancora (su autorizzazione accordi con la mamma e il papà) li aiuta a sentirsi “liberi” e il compito di chiedersi se si è ancora affamati oppure sazi, a conclusione della prima porzione, li costringe a passare da un sistema regolato dagli altri (scelta della quantità di cibo da parte della mamma o del papà) ad un sistema regolato in modo autonomo, necessario per l’acquisizione di uno stile alimentare sano.

RICORDATE

  • Anche se si tratta di bambini piccoli, questi vanno sempre incoraggiati ad esprimere i propri livelli di fame/sazietà. Troppo spesso soni i genitori a decidere le quantità; cercate di fermarvi e chiedete ai vostri figli: “hai ancora fame? Sei sazio?”
  • Se vostro figlio/figlia mangia “troppo” cercate di capire se qualcuno di voi ha dato l’esempio. Non si tratta di “genetica” ma di comportamenti appresi. Se tutti ridurrete le porzioni, in poco tempo, anche i vostri figli lo faranno;
  • Se il vostro cucciolo appartiene alla categoria di quelli che vogliono il piatto molto pieno fate in modo di rispettare il suo desiderio ma siate furbi: prendete i piatti più piccoli. La quantità di cibo sarà inferiore ma sembrerà uguale a quella servita nelle scodelle. I ristoratori conoscono bene questa tecnica e ne ricavano grandi guadagni;
  • Fate attenzione a non definire i vostri figli dei “grandi mangiatori”. Se li definiamo così non avranno altro modo di definirsi e faranno ciò che credono di dover fare: mangiare tanto.In psicologia, questo è il fenomeno della “profezia che si autoavvera” e che porta le persone, adulti o bambini che siano, a comportarsi nel modo in cui gli altri si aspettano.

Pensate ora di riuscire a far mangiare di meno i vostri figli? Provate al prossimo pasto. Nel tempo assisterete a delle modifiche nel peso corporeo di vostro figlio/figlia ma soprattutto potrete insegnare loro a gestire l’alimentazione in modo autonomo e efficace.

 

 Bibliografia:

“I 5 passi per sconfiggere la fame emotiva” di Medde P., Reposati A., e-book Ordine Psicologi Lazio 

- “I bambini e il cibo: strategie pratiche per portare a termine con successo l’educazione alimentare” di Medde P. 2017 EPC Editore

–  “La Psicologia dell’Alimentazione: come, cosa e perché” e- book Ordine Psicologi Lazio, Gruppo di Lavoro di “Psicologia e Alimentazione”

–  “Preventing Obesity and Eating Disorders in Adolescents” Nev- ille H. Golden, Marcie Schneider, Christine Wood, COMMITTEE ON NUTRITION, COMMITTEE ON ADOLESCENCE, SECTION ON OBESITY Pediatrics August 2016 From the American Academy of Pediatrics

–  “The Mechanisms of Perception” Piaget J. 1969. London: Rout- ledge & Kegan Paul

–  “Vital dimensions in volume perception: Can the eye fool the stomach?” Raghubir P, Krishna A. 1999. J. Mark. Res. 36: 313–26

–  “Bot- toms up! The influence of elongation on pouring and con- sumption” Wansink B, Van Ittersum K. 2003. Consum. Res. 30:455–63

–  “Ice cream illusions bowls, spoons, and self-served portion sizes” Wansink B, van Ittersum K, Painter JE Am J Prev Med 2006;31:240–3

 

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