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Adolescenti, social, alimentazione. Il desiderio di trasformare il corpo

La sollecitazione a esporre un corpo all'altezza dei propri desideri contribuisce all'aumento di disturbi del comportamento alimentare tra gli adolescenti

Adolescenti, social, alimentazione. Il desiderio di trasformare il corpo

 A cura di Daria Russo, componente Gruppo di Lavoro Psicologia e Alimentazione

I social media sono diventati negli anni uno degli strumenti di comunicazione più usati, e non c’è alcun dubbio che internet abbia modificato il modo in cui interagiamo l’uno con l’altro. La generazione degli adolescenti di oggi, come ci dimostra lo studio di Lenhart del 2005, è totalmente immerse nel mondo dei social media, e i social sono diventati il veicolo primario per la condivisione di informazioni. (Lenhart, 2005). Oggi gli adolescenti hanno modo di interagire più facilmente tra loro su diverse piattaforme, ed è per questo che diventa importante comprendere come questa continua connessione al mondo virtuale possa influenzare la loro visione delle cose e la loro crescita, sia fisiologica che emotiva. Proprio perché gli adolescenti affrontano una fase acuta di cambiamento e trasformazione, si è riscontrato che le numerose informazioni sulle diete e le foto sugli effetti del dimagrimento possono provocare in loro delle preoccupazioni legate al proprio corpo. È importante tenere a mente che l’adolescenza rappresenta una fase in cui gli adolescenti di entrambi i sessi, in riferimento ai modelli di bellezza che vengono mostrati dai mass-media, vivono con estrema difficoltà la costruzione della propria identità, e con essa anche della propria autostima, dal momento che queste dimensioni passano anche attraverso la ricerca di un’immagine di sé che sia accettata a livello sociale.

Perché gli adolescenti oggi sviluppano con più frequenza disturbi dell’alimentazione?

È importante dire che molti fattori contribuiscono allo svilupparsi di disturbi dell’alimentazione nei giovani: si tratta di una combinazione di fattori biologici, psicologici e ambientali; in questo contesto, l’utilizzo incessante dei social media, quando usato con obiettivi sbagliati, può essere particolarmente dannoso. Viviamo nell’era delle chat, dei social media, delle chat “pro-ana”, delle chat “Thin Inspiration”, per esempio, viviamo in un’epoca dove la bellezza e, in particolare, la magrezza e l’apparenza sono l’obiettivo ultimo di molte donne e uomini, e della gran parte degli adolescenti. Quasi 2 adolescenti su 10, secondo i numeri dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza, seguono una dieta perché devono dimagrire, non si accettano così come sono e non sono soddisfatti del proprio peso. Uno studio condotto dall’Università di Haifa su 284 studentesse tra i 12 e i 19 anni ha riscontrato che più è il tempo che viene trascorso sui media più è alta la possibilità di sviluppare dei comportamenti disfunzionali legati al cibo (2011).

Gli studi riportano che i disturbi di comportamenti alimentari esordiscono più di frequente nella fase adolescenziale proprio a causa dell’esplosione di cambiamenti fisici, sociali, psicologici e sessuali, ma anche a causa di difficoltà relazionali, pressioni, delusioni, situazioni che non sempre si riescono a sopportare e a superare nel giusto modo. Per questo, quando ci troviamo a lavorare con persone che presentano comportamenti alimentari disfunzionali, ci ritroviamo anche ad affrontare sofferenze interiori che trovano nel comportamento alimentare, e quindi nel cibo, un segnale da interpretare. Attraverso il comportamento alimentare, l’adolescente sta lanciando un messaggio e come tale diventa importante sapere come decodificarlo, notarlo, e dargli la giusta considerazione.

Come mai ci ritroviamo nel 2019 ad avere un aumento di comportamenti alimentari disfunzionali negli adolescenti?

L’Associazione Nazionale di disturbi dell’alimentazione riporta che vi sono dei collegamenti tra l’uso di social media come Instagram e l’aumento di DCA (Disturbi del Comportamento Alimentare) in adolescenti e persone che utilizzano i social per vedere foto e informazioni sull’aspetto fisico.

Come vediamo il nostro corpo da quando i social sono entrati pienamente nelle nostre vite? Oggettivazione corporea: le immagini sui social media, molte delle quali sono alterate, giocano un ruolo nel modo in cui si cerca la validazione, spesso legando il proprio valore a quanti “mi piace” e commenti si ricevono. Uno studio del 2013 su ragazze tra i 13 e i 15 anni di età ha riscontrato che l’utilizzo costante di Internet e dei social aumenta le difficoltà di accettazione del proprio corpo (Tiggemann e colleghi, 2013). Ancora di più, è stata riscontrata l’importanza di esporre immagini del proprio corpo online che risultassero all’altezza della realtà virtuale, aumentando in tal senso il livello di ansia e frustrazione. (Meier & Gray, 2014)

Che ruolo hanno i selfie sui social nella vita delle persone che li postano e per chi li osserva e li commenta?

I selfie possono potenzialmente inviare un messaggio che la nostra bellezza determina il nostro valore.

La natura dei social media ci porta a fare dei paragoni, in quanto gli esseri umani sono predisposti a giudicare loro stessi guardando gli altri nella loro felicità e nei loro successi. Per chi soffre di un disturbo alimentare questo paragone potrebbe risultare tossico, in quanto si troverebbe a paragonare il proprio aspetto con quelli che si vedono sui social, senza ricordarsi o prendere in considerazione il fatto che questi corpi possono non essere veri, ma alterati dai diversi strumenti che oggi ci aiutano a perfezionare le immagini che scattiamo.

Molti genitori si sentono bloccati, senza giusti strumenti davanti a tutto questo. Ma cosa potrebbe fare un genitore davanti a questi comportamenti?

  1. dedicare al figlio del tempo per conoscere e comprendere il suo mondo, le modalità con vive la sua realtà, per poter cogliere anche i segnali sopra citati;
  2. far sentire il figlio “libero”, in grado di avere propri spazi, aiutarlo nella capacità di affrontare paure e insicurezze;
  3. dare il giusto valore alle proprie sensazioni, non sottovalutare il proprio istinto nei confronti dei figli, cercando di rimanere sempre piloti attivi della situazione;
  4. educare i propri figli a quelli che sono i rischi che si incorrono nell’utilizzo disfunzionale del telefono e dei social media.

Oltre alla figura genitoriale, lo psicologo psicoterapeuta è una figura molto importante quando si trattano comportamenti alimentari disfunzionali.

Una corretta valutazione diagnostica è di estrema importanza, così come la tempestiva presa in carico terapeutica, per evitare il cristallizzarsi di un’organizzazione patologica. Nel progetto terapeutico con l’adolescente è di fondamentale importanza prevedere un trattamento separato per la coppia genitoriale. Questo assetto permette l’individuazione di aspetti critici delle relazioni all’interno del gruppo familiare, facilita la comprensione del funzionamento psichico e relazionale dell’adolescente e può contribuire a rimuovere eventuali fattori perpetuanti le sue condotte psicologiche disadattive. Il primo step del percorso terapeutico è quello di trovare le ragioni nascoste dietro al sintomo, comprendere la radice della contraddizione che gli adolescenti vivono fra il rifiuto del proprio corpo e la concentrazione ossessiva su di esso. Gli obiettivi principali in una terapia con un adolescente sono la necessità di creare una relazione terapeutica basata sulla fiducia e la ristrutturazione dei modelli relazioni, in cui il cibo e il corpo vengono a perdere il valore simbolico di catalizzatore delle emozioni. Oltre alla terapia individuale si può considerare l’opportunità di una terapia di gruppo o, per i genitori, la partecipazione a gruppi dove siano presenti altri adulti che hanno in comune la problematica alimentare del figlio, al fine di condividere i dubbi, trovare risposte nuove, comprendere il vissuto dell’adolescente, il suo sviluppo e le sue modalità relazionali

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