Psicologia della vita quotidiana

L’attenzione eccessiva al cibo, tra senso di appartenenza e auto-controllo

“Dimmi cosa mangi e ti dirò chi sei”

Il rapporto degli esseri umani con il cibo è certamente legato al nutrimento come forma indispensabile di sopravvivenza, ma lo è anche in relazione all’identità di ciascuno di noi, identità che si porta spesso dietro altri vissuti come ad esempio un’attenzione eccessiva all’alimentazione, al controllo, al senso di colpa e all’aggressività verso il diverso (troppo grasso, troppo magro, ecc.).

Questo connubio tra cibo e identità è certamente importante e in molti casi anche una forma di legame, ma, sempre di più, rischia di spostare la nostra relazione con il mangiare su di un livello pieno di doveri, con regole, obblighi e imposizioni spesso al limite dell’impossibile. Non mi riferisco solo alle persone con disturbi alimentari ma alla maggior parte di noi che rischiamo di perdere un ingrediente molto importante, vera spinta alla salute, che vi svelerò solo alla fine del post insieme ad una sequenza tratta da un bellissimo film.

Il legame tra il cibo e l’identità ha le sue radici soprattutto nelle religioni, un tempo (ed anche oggi) mangiare grasso durante la Quaresima significava escludersi dalla comunità dei cristiani, così come mangiare non kasher trasformava un ebreo in un gentile, o ancora mangiare carne di vacca sacra metteva un indiano fuori dal gruppo induista e così via. Partendo da queste brevi riflessioni la domanda che mi sono posto è se nell’era moderna, sempre meno condizionati dalla religione, è ancora vero il binomio cibo uguale appartenenza quindi identità. A mio avviso sì. Si è passati da non mangiare grasso in periodo di Quaresima per commemorare la morte di Cristo a fare una dieta a cominciare dal dopo Pasquetta così da prepararsi in tempo per la prova costume! Cioè si è passati dal senso di appartenenza ad una comunità religiosa, al senso di appartenenza ad una tendenza sociale, alla moda che impone le sue regole di comportamento anche, o meglio soprattutto, verso il cibo. Cambiano le motivazioni ma il risultato no, ovvero un’attenzione eccessiva al cibo.

Questo aspetto è conosciuto molto bene dalla pubblicità che lo amplifica a dismisura, nella quale viene riprodotto ogni possibile comportamento e pensiero “perverso” sul cibo: ci sono le donne che mangiano solo crusca per mantenere la pancia piatta e uomini che mangiano biscotti energetici per affrontare la dura giornata lavorativa simile ad una giungla. Giovani coppie che seducono con cibi precotti e bambini che si relazionano con il diverso grazie al biscotto con la doppia faccia bianca e nera.

Queste spinte verso l’omologazione e la moda creano spesso un senso di colpa verso il cibo, soprattutto quello buono. Quante volte ci è capitato di sentire, o dire noi stessi, frasi del tipo: “oh, questa salsa, questo dolce, che vergogna, non dovrei, uuhmmm questa pasta, quanto è buona, però che orrore per la linea…” Così come questa omologazione produce un’attenzione eccessiva anche verso il peso dell’altro, una forma di controllo sociale. Basta incontrare una persona che non si vede da qualche mese per rischiare di ricevere o fare commenti del tipo: “ti sei dimagrita, stai bene sai, anche se un po’ troppo magra però!” Oppure: “sei troppo magro, che hai, stai male?” O, naturalmente, “sei più rotondetta, stai bene sai…!Siamo costantemente confrontati con il nostro peso e il cibo sano a tal punto che nel 1997 il medico nutrizionista britannico Steven Bratman coniò un nuove termite per definire una moderna forma di disturbo alimentare: ortoressia (dal greco “orthos” – “sano”, “corretto” e “orexis” – “fame”, “appetito”) ovvero l’eccessiva attenzione alle regole alimentari, alla scelta del cibo e alla sue caratteristiche. Qualunque alimento che viene ingerito può essere di per sé fonte di stress, attenzione, pericolo.

Il rischio è quello di creare una frattura sempre più profonda tra cibo e gusto, stiamo rischiando di perdere la sensualità, anche estetica, di un piatto, il rapporto con gli ingredienti, quindi con la terra e gli animali, e, soprattutto, di perderci un ingrediente fondamentale dell’alimentazione, ovvero il piacere legato al desiderio.

Per concludere vi propongo una breve sequenza tratta dal film: “Un tocco di zenzero” di Tassos Boulmetis  (2003), che ci riporta alla profonda relazione tra cibo e l’intero universo.

Fonti bibliografiche

http://it.wikipedia.org/wiki/Ortoressia

Immagine tratta dal film: “Un americano a Roma” (1954)