Psicologia della vita quotidiana

Il Grande Fratello ti guarda o siamo noi a guardarlo?

Perché Federica Lepanto, una delle protagoniste indiscusse dell’ edizione 2015 del Grande Fratello, viene chiamata in confessionale subito dopo aver vomitato? E perché la stessa Federica ha raccontato a Manfredi che uno dei motivi che l’ha spinta a partecipare al reality era il desiderio di affrontare i suoi disturbi alimentari di cui soffriva da diverso tempo?

Per rispondere a queste domande, come avviene nei migliori romanzi gialli, dobbiamo fare un salto nel tempo, esattamente al 1948, provando ad entrare nella mente di George Orwell  e chiedergli, discretamente, se pensava proprio alle vicende di Federica Lepanto quando ha scritto uno dei suoi testi più belli, ambientato nel 1984, anno che dà il nome al romanzo.

Sì, perché Orwell, nel suo romanzo, immagina che nel 1984 il mondo sia diviso in tre grandi Superstati, costantemente in guerra tra loro: Oceania, Eurasia ed Estasia. In Oceania il regime totalitario ha un leader indiscusso che viene chiamato appunto Grande Fratello. Nessuno lo ha visto, compare ovunque, in tv, su giornali, sui manifesti per strada; un occhio potente, indiscreto, che entra nell’intimità di ciascun individuo controllandone ogni piccolo dettaglio. Il grande fratello ti guarda è lo slogan più utilizzato dal Partito (unico ovviamente) che governa lo stato dell’Oceania. Orwell aveva previsto che la tecnologia del futuro avrebbe consentito ai regimi di controllare ogni nostro piccolo movimento, ha azzeccato tutto, soprattutto ambientando il romanzo a metà degli anni 80 dove protagonista assoluta era la tv, che avrebbe sempre di più condizionato le nostre scelte, non ultime quelle politiche. Si era sbagliato solo di appena 16 anni circa la nascita del primo reality italiano. È, infatti, il 14 Settembre del 2000 quando l’Italia intera assiste alla prima edizione del Grande Fratello condotta da Daria Bignardi, dove protagonista sarà Pietro Taricone, purtroppo tragicamente scomparso.

Penso che la vera dittatura che Orwell aveva previsto e che Huxley (nel suo fantastico libro “Il mondo nuovo”) aveva ancora meglio immaginato, era quella dell’era elettrica, digitale, televisiva, oggi anche, e soprattutto, telematica. Un regime che svuota tutta la dimensione culturale e riempie la nostra testa e la nostra pancia di elementi effimeri come i reality, che presto cederanno il posto alla dittatura dei Social, non oso immaginare in che modo, ma già ci sono tutti gli ingredienti, visto che siamo sempre più interessati a vedere l’intimità degli altri e sempre meno interessati a entrare in contatto intimo e profondo con gli altri.

Torniamo però a Federica Lepanto e ai suoi problemi. In questo periodo sta subendo gli attacchi, addirittura di bullismo come molti sostengono, da parte delle gemelle Jessica e Lidia Vella. Lei si dispera, piange, vomita, ritornano le crisi bulimiche. Veniamo però a sapere che, finalmente, chiede l’aiuto di uno psicologo. Allora proviamo ad immaginarci questo fantomatico psicologo che accede alla casa del Grande Fratello, secondo voi cosa dovrebbe dire a Federica? Semplice: di uscire da quella situazione, tornare a casa e farsi curare in modo serio. Non credo che lei accetterebbe, forse semplicemente perché questa vicenda le sta dando molta visibilità, non lo so… è un problema che potrebbe non interessarci troppo. Quello che invece può interessarci è il rischio che, così come viene rappresentato, il dolore – soprattutto psichico – venga strumentalizzato a tutto vantaggio dell’audience. Non dico dalla stessa Federica, che magari soffre sul serio, ma dal reality in sé, dalla struttura stessa del format, che ha fatto la sua fortuna proprio sull’amplificazione del disagio, sui conflitti tra i partecipanti, sul sesso catturato in penombra o nelle vasche da bagno, trasformando tutti questi ingredienti in spettacolo. Da questo tipo di trasmissioni lo psicologo – e la psicologia in genere – ne esce perdente, soprattutto perché, ancora una volta, viene utilizzato come elemento risolutore, l’ultima spiaggia, ma con una connotazione ironica. Quante volte abbiamo sentito dire: tu hai bisogno di uno psicologo, fatti curare, da uno bravo però… Ma questo potrebbe anche essere il male minore, quelle che ne escono veramente male da questa situazione sono le emozioni (e con esse il disagio e la sofferenza) che vengono solo rappresentate e non più vissute. Noi spettatori rischiamo di perdere la dimensione empatica, così importante nelle relazioni con gli altri, a tutto vantaggio della dimensione voyeuristica, che ci allontana dalla realtà anche se apparentemente quello a cui stiamo assistendo è reale.

Qualcuno potrebbe dire: ma allora il Grande Fratello, descritto da Orwell, siamo noi, noi che possiamo entrare nell’intimità dell’altro grazie alle telecamere puntate nelle camere da letto o nei bagni? Non siamo le vittime ma i dittatori di questo sistema. Potremmo dire di sì, fino a quando però non ci imbattiamo in un film straordinario come quello di Matteo Garrone, intitolato appunto “Reality” che ha come protagonista Luciano, un pescivendolo che ha come sogno quello di entrare nella casa del Grande Fratello e così perde ogni contatto con la realtà, con il suo lavoro, con la sua famiglia ed entra nella dimensione televisiva, immaginifica, di una realtà altra, scivolando lentamente, ma inesorabilmente, nel delirio.

 

 

Note

 Il testo di George Orwell (1948) si intitola “1984”.

Il testo di Aldous Huxley (1932) si intitola “Il mondo nuovo”.

Il film di Matteo Garrone si intitola “Reality” ed è uscito nel 2012.

Fonte informazioni Federica Lepanto :

http://www.daringtodo.com/lang/it/2015/10/15/grande-fratello-2015-federica-lepanto-in-pericolo-chiede-uno-psicologo/

 

http://www.daringtodo.com/lang/it/2015/10/12/grande-fratello-2015-federica-lepanto-bulimica-e-anoressica/