Psicologia della vita quotidiana

Il cinema, il padre e il desiderio

La funzione paterna nei film Interstellar e Birdman

Quest’anno sono usciti, come sempre, moltissimi film, due però mi hanno particolarmente interessato non solo per la bellezza in sé ma, soprattutto, perché, in modi completamente differenti, hanno raccontato la figura paterna di cui la psicologia si è occupata un po’ di meno, almeno non tanto quanto la famosa, fondamentale, “figura materna”.

Sto parlando di Interstellar e di Birdman.  Sono due storie che raccontano entrambe una relazione del padre con la propria figlia, differenti per molti versi ma anche simili, soprattutto per due aspetti: l’assenza prolungata del padre nella vita della figlia e il tentativo di ritrovare questa relazione, tentativo riuscito nel primo film, un po’ meno nel secondo.

Interstellar è di Christofer Nolan, un regista geniale che oltre ad aver girato “Il cavaliere oscuro”, è stato anche il regista di “Inception” e di “Memento”, altri due grandi capolavori. Il suo è un cinema fantascientifico e proprio per questo estremamente simbolico e vicino quindi alla psicologia, molto di più di quanto apparentemente possa sembrare. Birdman è di Alejandro González Iñárritu, altro grandissimo e geniale cineasta, regista anche di “21 grammi”, “Babel” e “Amores Perros”. Birdman indubbiamente è più realistico del primo, almeno nell’ambientazione, anche se già dalla prima scena il regista ci trasporta in una dimensione surreale che rimarrà tale per tutta la durata del film.

Il vertice da cui osserverò i due film, come ho scritto, sarà il rapporto del protagonista con la propria figlia. Inizio da Interstellar: il mondo si sta spegnendo molto velocemente, un vecchio scienziato invita un ex astronauta (Cooper) a lanciarsi nello spazio per rintracciare alcuni astronauti che in precedenza erano partiti con la missione di trovare un nuovo mondo capace di ospitare l’umanità. Cooper accetta la missione lasciando sulla terra i suoi figli. Scopre, insieme ad alcuni compagni di viaggio, che esiste un pianeta che potrebbe essere colonizzato però, a seguito di diverse vicissitudini (che non racconto) non può rientrare sulla terra, almeno nel modo canonico di un ritorno con l’astronave. Simbolicamente Cooper sarebbe un padre assente, che per motivi validi si allontana dalla propria famiglia abbandonando i figli, la figlia Murph in particolare (il nome è legato alla famosa legge di Murphy), con la quale ha un legame molto intenso. Potrebbe essere uno di quei padri moderni che viaggia spesso per lavoro e magari riserva piccoli spazi per la famiglia. C’è però un elemento che Nolan mette, per tutta la durata del film, in evidenza: un contatto costante con la figlia, anche quando lei per rabbia decide di non volergli più parlare. E’ un contatto a distanza non solo fisica ma anche temporale, nel quale è sempre presente il legame basato sul desiderio di entrambi di ritrovarsi, desiderio che non si spegne mai, anche nei momenti di grande impotenza.

Cooper, con la sua missione, vuole salvare l’umanità ma soprattutto vuole salvare i propri figli. Questo è un tema importante dal punto di vista psicologico: ovvero che il desiderio non è mai un desiderio generico, legato ad elementi ideologici, morali, etici, è sempre desiderio dell’altro, ovvero desiderio di una persona specifica. Cooper vuole salvare la figlia, non l’umanità. Il padre fisicamente assente è un padre sempre presente grazie al desiderio.

Diverso è il caso del film Birdman, in questo ritroviamo un padre più anziano (Riggan Thomson), nella fase discendente della sua carriera cinematografica, resa famosa dall’aver interpretato per tutta la vita un supereroe, Birdman appunto, che  decide, per dimostrare al mondo che lui non è solo una celebrità ma un vero e proprio attore, di mettere in scena una rappresentazione teatrale dal titolo: “Di cosa parliamo quando parliamo d’amore” di Raymond Carver, molto distante dalle sue interpretazioni precedenti, pieni di effetti speciali e trame hollywoodiane. Riggan è stato assente dalla famiglia e con la sua assenza fisica ha anche spento, o forse non è stato mai acceso, il desiderio verso la figlia, Sam. La figlia, uscita da poco da una comunità di recupero per tossicodipendenti, fa parte della Troupe teatrale. Si avverte, da subito, la sofferenza di Sam non tanto per l’assenza prolungata del padre nella sua vita, ma, soprattutto, per l’assenza di desiderio del padre, un padre celebrità che non vede altri che se stesso, pieno di sé e desideroso soltanto di amplificare al massimo il proprio “Io ipertrofico” (questa è l’unica parola tecnica che ho utilizzato nel post e vuol dire: gigante, enorme, oltremisura).

Entrambi i film hanno un finale surreale, in entrambi vi è un ultimo contatto tra padre e figlia, solo che in Interstellar la figlia riesce a staccarsi dal padre perché lui ha completato la sua funzione, in Birdman è un po’ più complicato, nel senso che la figlia resta legata al desiderio di gratificare il padre piuttosto che utilizzare il modello paterno per trovare la propria strada nella vita. Il resto è da vedere… e da commentare, se volete, in fondo a questo post.

Foto: locandine dei film Interstellar e Birdman