Psico-strumenti...di classe!

Il “circle-time”: un utile strumento per insegnanti e alunni

Il circle-time è uno strumento pensato per facilitare la comunicazione e la conoscenza reciproca nei gruppi.

In un momento di grande fervore per il mondo della scuola, si fa strada la spiacevole sensazione che molto e sempre più si punti l’occhio sulla valutazione, sia degli alunni che degli insegnati (penso, per esempio, alle prove INVALSI, così come alla “selezione” dei docenti prevista dalla riforma Giannini-Renzi), perdendo di vista l’importanza della formazione. Ossia, tanta attenzione alla performance ma poca al processo. E’ palpabile il malcontento dei diversi attori in gioco: in primo luogo insegnanti, alunni e genitori. E come non capirvi?! Una domanda a cui voglio oggi rispondere è: quali strumenti operativi possono poi promuovere il “buon risultato”, di insegnanti e alunni, tenendo conto della complessità del sistema – scuola?

Se sei un insegnante saprai bene che le “nuove classi” sono ricche di molte diversità da “tenere insieme” e, sicuramente, ti sarai confrontato quotidianamente con problematiche quali:

  • difficoltà di ascolto (gli alunni si distraggono o non rispettano i turni di parola);
  • gestione di alunni con comportamenti più o meno sintomatici (che esprimono, quindi, un bisogno di “farsi vedere” tanto dagli insegnanti quanto dai compagni che va decodificato e canalizzato);
  • alunni poco partecipativi (che tentano di “passare inosservati” o di omologarsi).

E’ evidente che la scuola non può affrontare con strumenti e strategie didattiche ed educative “vecchio stile” la nuova complessità in cui si trova immersa. Il modello di insegnamento frontale che centralizza la figura del docente offrendo a tutti gli alunni lo stesso tipo di stimoli è chiaramente inefficace per coinvolgere adeguatamente ogni studente (l’iperattivo, il disabile, il timido, etc.) nella lezione e vita di classe; sono necessarie piuttosto metodologie didattiche ed educative inclusive che favoriscano le competenze individuali, valorizzando le risorse e le differenze di ciascuno. Sono necessari “spazi” diversi che, pur facendo i conti con la ristrettezza di risorse economiche, si  configurino come risposte possibili.

Oggi voglio presentarvene una: il circle-time!

Si tratta di uno strumento piuttosto “collaudato”, eppure poco utilizzato e sottostimato nelle sue enormi potenzialità. E’ un metodo di lavoro, pensato per facilitare la comunicazione e la conoscenza reciproca nei gruppi. A scuola trova il suo contesto elettivo di applicazione, poiché:

  • consente agli alunni di esprimersi e conoscersi meglio, valorizzando le differenze;
  • facilita l’inclusione;
  • permette agli insegnanti di conoscere meglio i propri studenti e la classe;
  • può essere uno strumento di prevenzione e gestione della conflittualità.

Ecco come si svolge, in pratica: gli alunni si posizionano per terra o su sedie disposte in cerchio, cosicché ciascuno possa vedere ed essere visto da tutti, lasciando libero lo spazio al centro, sotto la guida di un adulto (preferibilmente un insegnante della classe, uno psicologo solo in caso di progetti esterni specifici). La comunicazione avviene secondo regole condivise all’inizio e finalizzate a promuovere l’ascolto attivo e la partecipazione di tutti (può essere utile, per esempio, stabilire che i turni di parola siano ritualizzati dal passaggio di un oggetto). Il “tempo del cerchio” dovrebbe avere una cadenza regolare (per esempio quindicinale, affinché la classe abbia la sicurezza di avere un suo spazio di gruppo e impari quindi ad usarlo, a seconda dei bisogni che andranno emergendo di volta in volta) e una durata fissa (75 min circa), all’interno della quale possono essere proposte delle attività strutturate guidate dall’insegnate oppure lasciata libertà di discussione (a seconda della fase del gruppo e delle specifiche esigenze della classe) su tematiche proposte dagli stessi alunni. All’interno del cerchio l’insegnante ricopre il ruolo di facilitatore della comunicazione, evitando di assumere posizioni centrali (per esempio fornendo soluzioni o risposte agli alunni).

Per un efficace utilizzo del circle-time è importante che ci sia una programmazione, ossia che il gruppo docente senta questa attività come parte integrante della vita di classe (al di là di qual è l’insegnante che la porta avanti) e che, fungendo da “mente di gruppo”, la pensi ed elabori: una strategia che può aiutare gli insegnanti a lavorare meglio è proprio l’organizzazione di spazi in cui condividere l’esperienza in corso che, quindi, diventerà un’attività che riguarda l’intero corpo docente, un’opportunità per tutti. Ritengo che è in questo contesto che lo psicologo potrebbe apportare il suo specifico contributo, ossia nel ruolo di “coordinatore” degli insegnanti, senza frapporsi nel rapporto diretto tra docenti e alunni.

L’obiettivo ultimo dell’uso del circle-time è facilitare la cooperazione fra tutti i membri del gruppo-classe, la creazione di uno spazio in cui ciascuno è incluso e chiamato a partecipare, sebbene con le proprie modalità e i propri tempi, in modo da soddisfare sia il proprio bisogno di appartenenza che di individualità, elementi che la psicologia riconosce come fondamentali per l’equilibrato sviluppo psichico della persona.

Mi viene in mente, a questo proposito, la posizione di oscillazione dentro-fuori tra cui si mosse continuamente un’alunna con disabilità durante una serie di incontri di circle-time: a volte sedeva nel cerchio, ma spesso non tollerava le emozioni di tanta partecipazione “alla pari” con i compagni e doveva collocarsi fuori. Per l’ultimo incontro, però, produsse un disegno in cui rappresentava una valigia con le sue emozioni per la classe…l’attaccò all’armadietto e si sedette fuori dal cerchio, per poi rientrare in chiusura “chiamata” dai compagni a prendere il loro caloroso feedback al suo altrettanto caloroso e specifico contributo! Si trattava di una ragazzina che, durante le “classiche” lezioni frontali, passava la maggior parte del tempo a dondolarsi sulla sedia e che a ricreazione tollerava solo scambi a 2 o a 3. Gli esempi potrebbero moltiplicarsi e sono certa che molti aneddoti vengano alla mente di chi di voi abbia utilizzato un simile strumento.

A proposito, chi ne ha già fatto esperienza? Quali le difficoltà e quali le potenzialità riscontrate? Attendo con piacere un vostro feedback!