Identità in evoluzione

Un piccolo step verso la child adoption

In questi giorni il clima è parecchio caldo e non solo dal punto di vista climatico.

Approda sui banchi del Senato della Repubblica Italiana una proposta di legge – dopo mesi e mesi di lavoro e trattative – che dovrebbe regolamentare le relazioni di coppia tra persone dello stesso sesso.

Il discusso e ostacolato Disegno di legge n. 2081 presentato dalla senatrice Cirinnà prevede la possibilità anche per le coppie composte da due uomini o da due donne di vedere riconosciuta la loro unione davanti allo Stato.

Diritti della coppia

Che succederà se verrà approvata questa proposta? Niente di catastrofico o terribile, né per le persone eterosessuali che già godono di questi diritti, né per l’Inps o altre casse previdenziali, che non fallirebbero per questo (sappiamo bene che i motivi sono altrove), né terremoti o sciagure, come afferma con certezza qualcuna (come in questo video), né per il resto del mondo.

Gay e lesbiche che accedono all’istituto delle unioni civili avrebbero diritto all’assistenza sanitaria da parte del/la compagno/a, assistenza carceraria in caso di detenzione (cioè si potrebbe andare a trovare il/la partner in stato di detenzione come altri mogli e mariti eterosessuali), potrebbero scegliere la divisione dei beni o meno, avrebbero diritto al subentro del contratto di affitto in caso di morte dell’intestatario/a – partner, potrebbero chiedere la reversibilità della pensione ma soprattutto avrebbero gli stessi DOVERI previsti per le coppie eterosessuali sposate.

Troppo strano questo?

A mio avviso no. Soprattutto perché dare un diritto ad alcune persone, come in questo caso, non significa levarlo a quelle che già lo hanno, né danneggiare qualcuno/a, né spingere i confini della “natura” verso margini sconosciuti.

Tra l’altro – giusto per fare un esempio – mi piace citare spesso quando faccio lezione o relaziono a qualche convegno un evento che trovo particolarmente interessante dal punto di vista psicologico e in merito alla salute/benessere delle persone.

Nel 2003 lo stato americano del Massachusetts ha approvato il matrimonio per le persone dello stesso sesso. Fin qui niente di interessante, non era certo il primo e non sarà l’ultimo.

Ma…c’è un ma.

La possibilità di essere soggetto reale di diritto al pari delle coppie eterosessuali ha portato dei benefici evidenti, non solo per chi – gay o  lesbica – abbia deciso di sposarsi, ma anche per i/le single. Uno studio del 2006, pubblicato sulla rivista American Journal of Public Health – ha evidenziato una notevole riduzione di disturbi psicologici (ansia, depressione, insonnia, ecc) in 1211 pazienti gay e bisessuali che si erano rivolti a strutture sanitarie per i loro disagi. (King e Bartlett, 2006).

In pratica il fatto di aver esteso un diritto già esistente per una maggioranza di persone alla minoranza che ne era sprovvista ha provocato un aumento dello stato di salute e di benessere reale, non solo percepito, in una buona fetta di popolazione prima discriminata.

Bel risultato, non c’è che dire. Peccato che in Italia questi fattori non siano neanche conosciuti, figuriamoci presi in considerazione.

Le adozioni ai gay no!

In questi giorni mi capita di leggere sulla stampa o sentire sui media commenti del politico o religioso di turno. Il più delle volte molti concordano sulla “concessione” di diritti individuali, ma sono tutti compatti sul NO alla temuta adozione ai gay. Peccato che l’adozione ai gay non sia oggetto di discussione al Senato, né ci sia traccia nel Disegno di legge che ha come prima firmataria la senatrice Cirinnà.

L’unico punto del documento in cui si citano le adozioni della prole del/la partner (conosciute ai più come stepchild adoption) è l’art. 5 all’interno del CAPO I DELLE UNIONI CIVILI.

Cito dal testo definitivo che sarà discusso in Senato:

Art. 5. (Modifiche alla legge 4 maggio 1983, n. 184)

“1. All’articolo 44, comma 1, lettera b), della legge 4 maggio 1983, n. 184, dopo la parola: «coniuge» sono inserite le seguenti: «o dalla parte dell’unione civile tra persone dello stesso sesso» e dopo le parole: «e dell’altro coniuge» sono aggiunte le seguenti: «o dell’altra parte dell’unione civile tra persone dello stesso sesso»”.

Vorrei far notare che:

- questo tipo di adozione, chiamata particolare o speciale esiste già (Art. 44 legge sulle adozioni 184/83, sostituita da legge 149/2001);

- ad oggi sono già 14 le adozioni riconosciute a coppie omosessuali (Cit. Melita Cavallo, Tribunale di Roma);

- è revocabile per gravi motivi (es. indegnità dell’adottato o dell’adottante e violazione dei doveri nei confronti del minore);

- NON dà i pieni diritti alla familiarità ma “parente” diventa SOLO chi adotta, non i suoi genitori ad esempio. Quindi legalmente questo/a bimbo/a, cresciuto/a in una coppia omogenitoriale, può avere legalmente due mamme o due papà ma non 4 nonni o N. zie/zii;

Dov’è quindi il problema?

Tutte le persone che NON accettano l’idea che gay e lesbiche possano avere figli/e, crescerli come qualunque altra coppia eterosessuale senza creare dei mostri si rifanno ad una giaculatoria oramai famosissima:

- I bambini hanno diritto ad una mamma e un papà.

- I figli di gay saranno a loro volta gay.

- Avere un figlio non è un diritto, tutti i bambini nascono da un uomo e una donna.

- I figli di gay e lesbiche saranno discriminati e avranno un sacco di problemi in più dei figli di eterosessuali.

- Ecc.

Tralasciando la banalità per cui gay e lesbiche – ad oggi – sono nella quasi totalità dei casi generati/e e cresciuti/e da genitori eterosessuali (a conferma che l’orientamento sessuale non si eredita né si acquisisce per imitazione o per contatto), provo a spiegare brevemente cosa dice la scienza su queste obiezioni.

Oltre 40 anni di ricerche internazionali di vario tipo, sempre più complesse e lunghe nel tempo, concordano nell’affermare che non esistono differenze significative tra la prole di coppie dello stesso sesso e la prole di coppie di sesso differente.

 

Si vedano per una accurata analisi due tra gli ultimi contributi pubblicati sul tema: Adams J., Light R., 2015 – Scientific consensus, the law, and same sex parenting outcomes  in Social Science Research, Volume 53, September 2015, Pages 300-310 e Ferrari F., 2015 – La famiglia in-attesa, ed. Mimesis.

Ma ancora voglio citare alcuni pareri autorevoli della comunità scientifica italiana e internazionale quali questi che seguono:

 – 2006, American Academy of Pediatrics: “I risultati delle ricerche dimostrano che bambini cresciuti da genitori dello stesso sesso si sviluppano come quelli cresciuti da genitori eterosessuali. Più di venticinque anni di ricerche documentano che non c’è una relazione tra l’orientamento sessuale dei genitori e qualsiasi tipo di misura dell’adattamento emotivo, psicosociale e comportamentale del bambino. Questi dati dimostrano che un bambino che cresce in una famiglia con uno o due genitori gay non corre alcun rischio specifico. Adulti coscienziosi e capaci di fornire cure, che siano uomini o donne, eterosessuali o omosessuali, possono essere ottimi genitori”.

 - 2009, American Academy of Child and Adolescent Psychiatry: “non vi è evidenza scientifica a sostegno della tesi secondo cui genitori con orientamento omo- o bisessuale siano di per sé diversi o carenti nella capacità di essere genitori, di saper cogliere i problemi dell’infanzia e di sviluppare attaccamenti genitore-figlio rispetto ai genitori con orientamento eterosessuale. Da tempo è stato stabilito che l’orientamento omosessuale non è in alcun modo correlato ad alcuna patologia, e non ci sono basi su cui presumere che l’orientamento omosessuale di un genitore possa aumentare le probabilità o indurre un orientamento omosessuale nel figlio. Studi sugli esiti educativi di figli cresciuti da genitori omo- o bisessuali, messi a confronto con quelli cresciuti da genitori eterosessuali, non depongono per un diverso grado d’instabilità nella relazione genitori-figli o rispetto ai disturbi evolutivi nei figli”.

 - 2011, Associazione Italiana di Psicologia: “In particolare, la ricerca psicologica ha messo in evidenza che ciò che è importante per il benessere dei bambini è la qualità dell’ambiente familiare che i genitori forniscono loro, indipendentemente dal fatto che essi siano conviventi, separati, risposati, single, dello stesso sesso. I bambini hanno bisogno di adulti in grado di garantire loro cura e protezione, insegnare il senso del limite, favorire tanto l’esperienza dell’appartenenza quanto quella dell’autonomia, negoziare conflitti e divergenze, superare incertezze e paure, sviluppare competenze emotive e sociali”.

 – 2013, Antonino Ferro, Presidente della Società Psicoanalitica Italiana: “Che ben vengano bambini di coppie che si amano e che siano capaci di buoni accoppiamenti mentali. Non sarà il sesso biologico dell’uno o dell’altro ad aver più peso ma le attitudini mentali dell’uno e dell’altro. I figli li faccia chi ha voglia di accudirli con amore.

- 2014, Vittorio Lingiardi e Roberto Cubelli: “Le più importanti associazioni scientifiche internazionali nel campo della psichiatria, della pediatria, della psicologia e  della psicoanalisi (non ultime le dichiarazioni del Presidente della Società Psicoanalitica Italiana, Antonino Ferro), sottolineano che bambini cresciuti da genitori dello stesso sesso si sviluppano come quelli cresciuti da genitori eterosessuali e che non c’è una relazione tra l’orientamento sessuale dei genitori e qualsiasi tipo di misura dell’adattamento emotivo, psicosociale e comportamentale del bambino. Adulti coscienziosi e capaci di fornire cure, che siano uomini o donne, eterosessuali o omosessuali, possono essere ottimi genitori”.”

Ora, davanti a tanta mole di studi e ricerche, mi piacerebbe che ogni politico chiamato a votare la proposta di legge n. 2081 e ogni appartenente a culti religiosi, facesse propria la famosa frase di Papa Bergoglio affermando con convinzione “Chi sono io per giudicare?”

Photo credits: Daniel Go (https://www.flickr.com/photos/danielygo/7770247046/)