Identità in evoluzione

Guarire l’omosessualità col logo di EXPO

E’ di questi giorni la notizia di un convegno sulla difesa della famiglia eterosessuale organizzato da associazioni come Obiettivo Chaire e Alleanza Cattolica che sostengono la curabilità delle persone gay e lesbiche.

A peggiorare il quadro il fatto che l’evento sia ospitato in una sede della Regione Lombardia che lo ha patrocinato e che a chiuderlo, con un intervento finale, sarà proprio il governatore regionale Maroni. Il tutto con il beneplacito degli organizzatori dell’EXPO 2015, il cui logo campeggia sui materiali promozionali, che ha ribadito come loro “siano per l’apertura e il confronto”.

Tutto questo senza considerare che l’EXPO è una vetrina a livello mondiale dell’Italia e, manco a dirlo, della Psicologia italiana (ricordiamo che, all’interno del mega evento EXPO, si terrà a Milano anche il 14° Congresso Europeo della Psicologia).

Decisamente discutibile quindi la scelta di sostenere chi vive lottando contro i diritti delle persone omosessuali (come Mario Adinolfi, ex-deputato PD) o promulgando una visione della vita e della donna dal sapore medioevale (come la giornalista Costanza Miriano, autrice del libro “Sposati e sii sottomessa”).

Ancora di più lo è la presenza di uno psicoterapeuta che sembra ignorare le evidenze scientifiche dell’intera letteratura scientifica sui SOCE (Sexual Orientation Change Efforts).

Che dice la scienza sull’omosessualità?

Vale la pena ricordare, dividendo per punti elenco, ciò che la letteratura scientifica afferma da anni in merito all’omosessualità e, soprattutto, in merito alle terapie riparative.

1) L’omosessualità è una variante normale e naturale dell’orientamento sessuale (e affettivo) umano.

Lo afferma l’Organizzazione Mondiale della Sanità che ha eliminato l’omosessualità dall’elenco delle malattie mentali nel 1990, dopo che 3 anni prima la voce omosessualità egodistonica era sparita anche dal DSM.

2) Nonostante numerose teorie e studi a loro supporto non vi è una causa univoca (ammesso che vi sia) sulle origini dell’omosessualità. Come non ve ne sono sulle origini dell’eterosessualità :)

3) L’orientamento affettivo-sessuale non è una scelta, non è un peccato, non è una perversione, non è modificabile volontariamente. E questo vale per qualunque tipo di orientamento.

4) Le terapie riparative o di conversione si basano sull’idea che l’omosessualità maschile (di donne manco l’ombra) sia dovuta ad un difetto di mascolinità, creatosi per un danno (che va riparato) durante lo sviluppo infantile a causa di modelli familiari errati.

5) La letteratura scientifica internazionale è concorde nell’affermare che non ci siano evidenze che l’orientamento affettivo-sessuale sia modificabile con terapie o pseudotali. Affermare quindi che l’omosessualità sia una malattia da curare e che questo sia possibile facendo un percorso di psicoterapia ad hoc è scientificamente errato e deontologicamente perseguibile (art. 3-4-5 c.d.)

6) Le terapie riparative si sono rivelate inutili e spesso dannose, amplificando disagio e malessere legati alla difficoltà di accettare il proprio orientamento non eterosessuale e alla delusione e impotenza di fronte ai risultati attesi che non vengono raggiunti. Nel caso di vantaggi questi sono ottenibili con qualunque psicoterapia che non abbia l’intento di modificare l’orientamento della persona.

Difendiamo la famiglia, anzi le famiglie

Ritornando sul tema specifico della conferenza che è la difesa della famiglia è importante sottolineare come sia più che evidente la sempre maggiore presenza di nuclei familiari differenti dalla famiglia uomo-donna tout court.

Anche in questo ambito quasi 40 anni di studi su genitori omosessuali e famiglie omogenitoriali hanno portato alle stesse conclusioni:

  • L’orientamento affettivo-sessuale o l’identità di genere di madri o padri non hanno alcuna rilevanza nello sviluppo psico-affettivo-sessuale dei loro figli e figlie.
  • La prole cresciuta con genitori dello stesso sesso ha uno sviluppo assolutamente sovrapponibile ai pari nati all’interno di coppie eterosessuali, senza differenze significative in merito a capacità cognitive, relazionali, identità sessuale.

Sarebbe interessante che l’Ordine Lombardo, in accordo con la delibera del consiglio del maggio 2010, prendesse nettamente le distanze da un evento che proclama soluzioni parziali e lontane dalle evidenze scientifiche che a noi psicologi e psicologhe dovrebbero interessare più di altro.

Per approfondire:

APA – American Psychological Association (2009), Appropriate Therapeutic Responses to Sexual Orientation. (Reperibile in inglese qui: http://www.apa.org/pi/lgbt/resources/sexual-orientation.aspx e in Italiano qui: http://www.psicologiagay.com/report-apa-italiano/)
APA – American Psychological Association (2005), Lesbian & Gay Parenting, Washington.
Bertone C. (2009), Le omosessualità, Roma, Carocci.
Ferrari, F. (2011). Crescere in famiglie omogenitoriali: risultati scientifici e altri piani del dibattito. In Terapia Familiare, 95, 73-85.
Gartrell, N., e Bos, H.M.W. (2010). The U.S. National Longitudinal Lesbian Family Study: Psychological adjustment of 17-year-old adolescents. In Psychiatry, 126, 1–9.
Infanzia e Adolescenza, Speciale Omogenitorialità, 2013 Vol. 12, N. 2 Maggio-Agosto
Patterson, C.J. (2005). Lesbian & Gay Parenting. APA, Washington DC.
Rigliano P., Ciliberto J., Ferrari F., (2012) “Curare i gay? Oltre l’ideologia riparativa dell’omosessualità” – Ed. Cortina Raffaello.
Photo Credit: Elvert Barnes (https://www.flickr.com/photos/perspective/219147762)