Identità in evoluzione

Farei qualunque cosa per mia figlia, purché non sia lesbica

Che significa per un genitore accettare che il proprio figlio sia gay o la propria figlia sia lesbica?

 

Cronaca di una lite annunciata. Roma, venerdi sera. “Gay street”, cioè la via che – accanto alla magnificenza del Colosseo – ospita ogni giorno e ogni notte centinaia di identità sessuali diverse, comprese quelle omosessuali che di fatto hanno prestato il nome al luogo.

Una sera come tante, ma per un papà e una mamma preoccupati e timorati di Dio (così dicono sui giornali) è l’ora di affrontare la spina nel fianco e risolvere tutto, con le buone e perché no, anche con le cattive maniere – se necessario.

La vergogna per una figlia lesbica o presunta tale, sentimento profondo, doloroso, intimo, diventa un linciaggio in pubblica piazza della “fidanzata lesbica della figlia”. Si direbbe della “nuora”. Un gesto teatrale, con tanto di amica che fa da spalla, apre le danze chiedendo alla ragazza aggredita un accendino e al suo diniego, lascia la porta aperta alla violenza.

Sembra un esorcismo, assolutamente comprensibile e giustificato: chiunque ha una figlia lesbica o un figlio gay lo difende a suon di ceffoni dalle grinfie perverse e malate là fuori, no?

E a dare forza e motivazione ad un gesto così forte ci si mette pure Dio, che tanto si sa che stare da quella parte non fa mai male (“Chi sei tu? Sei entrata nel mio mondo e io ora sono venuta nel tuo. E’ stato Dio a mandarmi qui questa sera”).

Uno schiaffo, due. Sbattuta contro i motorini per strada mentre incombe il padre della ragazza e lì tutto diventa paura. Un cazzotto nel petto e la testa spinta contro il muro. Da bravo padre di famiglia, d’altronde.

Un gesto sociale che difende la famiglia, l’unica possibile, l’unica vera, l’unica pensabile, l’unica reale e desiderabile, l’unica rappresentata e portata come esempio di virtù al Family Day.

Quella della violenza, appunto.

Una difesa logica, inevitabile, quella dei valori piccoloborghesi di un mondo in cui l’omosessualità non c’entra, non deve entrarci, non ha senso di esserci perché corpo estraneo, virus che infetta e ammala la figlia sana, traviata – si sa – dall’altra ragazza. Lei, di suo, non si sarebbe mai messa con una donna, magari ha avuto anche dei fidanzati, chissà.

Controllo sociale, pubblico, politico di chi continua ad affermare che l’omofobia non esiste e che non c’è alcun bisogno di una legge contro i crimini di odio. Non serve per la violenza fisica, figuriamoci per le parole o ancora meglio per i pensieri.

Eppure in tutto questo il virus vero, la malattia vera sembra essere più l’odio per chi è differente dalla maggioranza che la differenza stessa.

Lo so, non è facile per una madre o un padre accettare che il proprio figlio sia gay o la propria figlia sia lesbica. O “peggio”, potrebbe essere transgender.

In ogni caso scoprire che non è quello che si è sempre pensato fosse, che si è sempre desiderato fosse, che – in soldoni – avremmo voluto.

Lo so bene perché mi trovo – grazie al lavoro che faccio – ad incontrare genitori distrutti e addolorati, furiosi e intransigenti e giovani che hanno paura persino di pronunciarle certe parole. Perché lo scontro è stato durissimo, sono volate parole pesanti, spesso anche mani pesanti (come in questo caso), minacce, a volte si è arrivati a mettere alla porta figli e figlie per cui si era giurato di dare la vita, una volta che la vita gliela si era già data.

Crollano i sogni, crolla la prospettiva di una vita “normale”, con un matrimonio regolare, magari in chiesa, con tutti i parenti, i confetti, il bouquet e la domanda classica, ancora col boccone del pranzo della festa in bocca, “Quando ci fate un nipotino?”

Anche gay e lesbiche procreano, anche gay e lesbiche possono essere buoni genitori e genitrici. Anche gay e lesbiche amano e a volte amano per tutta la vita la stessa persona. E ci costruiscono un futuro insieme, fatto di fatica e di rinunce, di sacrifici e di soldi da parte, di vacanze al mare e cene con gli amici. Come qualunque persona.

E’ un percorso in salita, faticoso e spesso dolorosissimo ma inevitabile, sia per mamme e papà che per i loro figli e figlie. Per ritrovarsi e ritrovare un nuovo equilibrio, per integrare nell’immagine a tratti idealizzata quella parte inaccettabile, impossibile, incongrua.

Invece è la parte più vera che c’è, tenuta nel segreto del proprio cuore per anni per il timore di quello che poi è successo, per evitare un dispiacere, una discussione, sentirsi sotto esame ad ogni respiro.

Vorrei dire a mamme e papà, a figli e figlie, di avere coraggio. Ce ne vuole tanto per essere chi si è in un posto dove sei considerato/a straniero/a, eppure è casa tua. Ci vuole coraggio anche a combattere contro il mondo là fuori perché tuo/a figlio/a è più importante delle dicerie, delle amicizie che sanno solo giudicare, delle regole faziose, della rigidità e del finto perbenismo della domenica.

Non si torna indietro mai, se non per prendere la rincorsa.


  • Lelio Bizzarri – Psi

    Quante volte abbiamo sentito la frase: “Io non ho nulla contro gli omosessuali, basta che non mi si avvicinano” o ” … non mi rompono i c…”. Frasi di sconcertante ipocrisia e crudeltà atroce. Difficile immaginare cosa può provare un ragazzo o una ragazza omosessuali quando si innamorano di un coetaneo eterosessuale e il loro amore viene respinto con disprezzo… difficile immaginare cosa può aver provato questa ragazza provando sulla sua pelle quanto odio può scatenare il suo amore…

    • Limp Yao

      ipocrisia e’ far finta.
      Due maschi adolescenti che si baciano sotto gli sguardi compiaciuti dei loro genitori homo che li hanno adottati. Scena reale vista con i miei occhi. Questo e’ il “loro” futuro. Un mondo dominato dagli homo. Fantasia? NO… vieni un po di tempo in Nederland, il Paese della tolleranza e vedi i risultati. Dice: e’ un prodotto della natura.
      Non e’ vero!
      Hanno fatto un esperimento: un orango vero e un orango finto, robotizzato, ma sembra vero. Leggi bene: L’orango robot tagliava un ramo con una sega. L’altro orango stava a guardare, dopo un po ha preso una sega ed ha iniziato a tagliare un ramo anche lui.
      Rifletti. Due adolescenti adottati da due coppie di homo che si scambiano effusioni (anche piuttosto spinte) sotto lo sguardo dei genitori adottivi. Ti dice nulla?
      Sai che qui (Nederland) hanno tolto i reparti di abbiglamento maschile e femminile? non esistono piu i vestiti per bambine o bambini, ma solo vestiti per piccoli e per adulti. Cosi ti trovi un signore 60enne con tanto di lunga barba bianca con minigonna e tacchi a spillo partecipare ad una conferenza sulla Palestina, accompagnato da un ragazzino di 15 anni che si presume sia stato suo nipote.. forse. E’ questo il futuro che vuoi?
      Le api vanno sui fiori per raccogliere il polline, non vanno sulla.. Hanno le idee chiare, almeno loro.

      • Lelio Bizzarri – Psi

        Ma allora come accade che figli omosessuali hanno genitori eterosessuali? Il mondo che voglio è un mondo libero in cui ognuno può vivere coerentemente con ciò che prova.

      • Luciana

        Pensa che i miei genitori, mia sorella e mio fratello mi hanno visto baciare la mia compagna e non sono diventati omosessuali… ohibò questa natura!

  • Limp Yao

    no, gay e lesbiche non procreano. E’ scientificamente impossibile. Per procreare devono andare contro la loro stessa natura, ossia devono diventare eterosessuali. Per forza.
    Affermare che procreano getta confusione soltanto. Capisco che essere homo equivale ad essere confusi, ma non si deve spargere confusione anche nei confronti di chi non ce l’ha. Solo tramite la combinazione spermatozoo-ovulo avviene la fecondazione e questo “incontro” puo’ avvenire SOLO tra partner eterosessuali. Non si accettano imbrogli in materia. Siete homo? ok! MA dite le cose come stanno. Grazie.
    Saluti.

    • Luciana

      La confusione è la tua. Per procreare non bisogna essere eterosessuali, perché un ovulo e uno spermatozoo si incontrino, non c’è bisogno di essere eterosessuali, nemmeno se a incontrarsi sono un pene e una vagina. Così come non bisogna essere omosessuali per essere confusi. Io non lo sono per niente, di te non direi lo stesso da quello che scrivi