Genitori si diventa

Le interviste: genitori e bambini al momento dell’inserimento al nido

Inserimento al nido – Intervista con la dott.ssa Alessandra Bortolotti

 

Nel mese di settembre i genitori sono spesso alle prese con l’inserimento al nido dei propri cuccioli. Questafase delicata può suscitare dubbi, domande, preoccupazioni e aspettative. Per questo motivo ho deciso di dedicare alcuni post all’argomento, cercando di rispondere a molte delle possibili domande dei genitori.
Ci accompagneranno in questo percorso alcune persone che per esperienza e competenza sapranno illustrare diverse sfaccettature dell’esperienza di inserimento.

Iniziamo con Alessandra Bortolotti, psicologa, presidente del Movimento Italiano Psicologia Perinatale e autrice del best seller “E se poi prende il vizio?” (ed. Leone Verde).

Nella sua esperienza quali sono i vissuti più comuni di genitori di bimbi/e al momento dell’inserimento al nido? E alla materna?

Dipende da tante cose: se il bambino è stato sempre coi genitori oppure no, se la mamma lavora, se ci sono nonni che collaborano. La situazione nido o materna ha come variabile, oltre alle precedenti, anche l’età diversa dei bambini. In ogni caso la maggior parte delle mamme che seguo o che mi scrivono sono profondamente in difficoltà nel lasciare i bambini piangenti senza poterli consolare e si sentono sbagliate loro se provano sentimenti di disagio, perché spesso, anche se non sempre, gli viene detto che piangere è normale e poi i bambini smettono subito. In realtà poi va visto il bambino nelle 24 ore, nel sonno…

I genitori sentono molti consigli su come gestire l’entrata in classe, ad esempio viene detto loro di andare via senza salutare mentre il bimbo o bimba è distratto. Cosa ci può dire in proposito? 

Quale sarebbe il modo ottimale? Sono del tutto contraria all’andare via senza salutare. I bambini hanno bisogno di rispetto e di verità, non di essere presi in giro. Il modo ottimale secondo me va concordato con le educatrici a seconda del bambino, della sua situazione e del gruppo in cui si inserisce. Di sicuro non è vero che i genitori devono per forza andarsene e lasciare un bambino che piange. Massima fiducia per gli educatori ma secondo me i tempi dei bambini dovrebbero essere molto più importanti di quelli degli adulti. Se si lavora si possono prendere permessi, congedi parentali, ferie. In qualche modo si può fare!

Grazie, a tale proposito vedremo in un prossimo post i consigli dell’avvocata Virginia Giocoli, vorrei chiederle a questo punto in poche parole di cosa ha bisogno un bimbo o una bimba in questa delicata fase? In che modo gli adulti (genitori,  educatori) possono cercare di soddisfare questi bisogni?

Sarò molto sintetica: rassicurazione, fiducia, accoglienza dei loro sentimenti. Questi sono gli ingredienti chiave.

Cosa ci può dire in generale sul tema inserimento?  Ad esempio è vero che certi comportamenti siano “capricci”?

I capricci secondo me dovrebbero cambiare nome, sono comunque una forma comunicativa che sta agli adulti decifrare e contenere, prima che arrivino, cogliendo e accogliendo dei segnali precoci di disagio. il bambino ha bisogno di essere accompagnato e di sapere che si può fidare dei genitori, non di essere mollato in un posto sconosciuto a tempi prestabiliti. Come ci sentiremmo noi adulti se improvvisamente ci mettessero in una stanza di lavoro con colleghi sconosciuti, capi sconosciuti e chiudessero pure la porta? E siamo adulti con capacità razionali ben diverse da quelle dei bambini…

Grazie, dott.ssa Bortolotti. E voi genitori cosa ne pensate? Avete incontrato delle difficoltà? Di che genere?Non perdete i prossimi post sull’argomento, ascolteremo il punto di vista ed i consigli di una coordinatrice didattica, parleremo di nido e allattamento e leggeremo i pareri di un avvocata.

 

Photo credits: Emily Goodstein (https://www.flickr.com/photos/emilygoodstein/5439888999/)