Cibo per la mente

La bellezza femminile ai tempi di Photoshop

I modelli di bellezza femminile veicolati solitamente dalle campagne pubblicitarie propongono una magrezza spesso irrealistica. Ma le donne “in carne e ossa” possono fare tendenza?

 

Con l’hashtag #AerieReal l’omonimo marchio di intimo femminile ha lanciato una campagna pubblicitaria decisamente inconsueta mettendo al bando l’utilizzo del fotoritocco e dando visibilità a corpi reali e non obbligati nei modelli di bellezza femminile a cui siamo abituati. Forse i modelli di bellezza femminile votati ad un’impossibile magrezza sono arrivati al capolinea? Come potrebbe cambiare l’atteggiamento verso l’alimentazione?

L’obiettivo sarebbe quello di sostenere l’autostima delle donne e di aiutarle ad accettare e valorizzare il proprio corpo; questi gli intenti di Aerie che, dal 2014, ha iniziato a eliminare il fotoritocco dalle foto delle proprie campagne pubblicitarie dando visibilità ai corpi reali di modelle di tutte le taglie. Obiettivo più che raggiunto stando ai trend delle vendite tutt’ora in ascesa. La scelta controcorrente del noto marchio americano sembra sia stata più che premiata dalle clienti che potrebbero finalmente riconoscersi in modelli di bellezza femminile più veritieri e meno omologanti.

Alimentazione e modelli di bellezza femminile

I modelli di bellezza femminile veicolati solitamente dalle campagne pubblicitarie propongono una magrezza spesso irrealistica, sono irraggiungibili per la maggior parte delle donne eppure vengono costantemente riproposti come icone vincenti di felicità e successo. Spesso inoltre sono utilizzati per commercializzare prodotti alimentari ipercalorici e ipernutrienti del tutto in contraddizione con quei corpi snelliti e levigati a colpi di Photoshop.

Alcuni di voi ricorderanno ad esempio l’immagine simbolo della campagna pubblicitaria di un noto marchio di gelato la cui testimonial era un’eterea (ma immancabilmente ammiccante) Eva Longoria intenta a mordere l’involucro di triplo cioccolato di un gelato industriale dai connotati calorici e nutrizionali tutt’altro che “light”.

Esempi simili se ne potrebbero fare a decine, sono messaggi subdoli e contraddittori che possono colpire la nostra autostima e il senso di autoefficacia riguardo alle nostre scelte alimentari.

Se le immagini veicolano messaggi paradossali…

L’esempio del messaggio pubblicitario che ho descritto non viene immediatamente decodificato dal fruitore, non stimola un ragionamento critico perché non comunica attraverso le parole ma soprattutto mediante le immagini. Le immagini creano un impatto emotivo sull’osservatore che processerà con più probabilità tale messaggio attraverso una via diretta, che colpisca all’emotività senza attivare un ragionamento critico (Petty e Cacioppo, 1986). In una sola immagine ci viene proposto un modello di bellezza femminile da ammirare e da emulare perché vincente e, allo stesso tempo, mediante quello stesso modello ci si sta offrendo un prodotto alimentare ipercalorico e dal valore nutrizionale dubbio ma posto sullo stesso piano di desiderabilità della modella in questione. E tutto senza che il più delle volte ce ne rendiamo conto! Davanti a questo tipo di immagini paradossali (non le uniche per fortuna ma ancora molto diffuse) la nostra mente è, in altre parole, posta all’interno di un dilemma che non sa risolvere.

Modelli irrealistici e fame emotiva

Questo tipo di messaggi rischiano di alimentare frustrazione e insoddisfazione per il proprio corpo, quello “reale” e “in carne e ossa” così distante (e come potrebbe essere altrimenti?) da quello della modella nella foto. E’ questo un fenomeno che in psicologia è noto come “confronto verso l’alto” (Festinger, 1954): incerti su noi stessi e sul valore della nostra immagine ci rivolgiamo ai modelli irrealistici proposti dai media per individuare un modello di eccellenza a cui tendere senza tuttavia poterlo raggiungere. La conseguenza può essere un aumento di insoddisfazione verso il proprio corpo, una diminuzione della propria autostima e, perché no, una maggior probabilità che si ceda alla fame emotiva (magari mangiando proprio quel gelato!) dato che la disinibizione alimentare sarebbe favorita, fra l’altro, proprio da fattori di stress che implicano sentimenti negativi riguardo a se stessi (Heatherton, Herman e Plolivy, 1992).

La bellezza in carne e ossa!

Alla luce di tutto questo, non stupisce il successo della scelta pubblicitaria di Aerie, che ha saputo sfruttare la notorietà del proprio marchio per sfatare uno dei falsi miti più diffusi nel mondo occidentale: che bellezza e felicità risiedano in un corpo magrissimo, quasi etereo. Le modelle di Aerie sono alcune più snelle, altre più curvilinee, hanno una pelle reale fatta di pieghe, segni e disomogeneità cromatiche e, come se non bastasse, indossano modelli di costumi da bagno e di intimo anche molto variegati fra loro, insomma sono reali e, proprio per questo, non sono tutte uguali!

Sarebbe interessante che anche altri marchi seguissero l’esempio e che magari utilizzassero tali modelli anche per pubblicizzare cibi, si spera, nutrizionalmente più validi.

Nel frattempo: occhio alle immagini che ci vengono proposte!

 

Riferimenti

  • Festinger, L. (1954). A Theory of Social Comparison Processes, Human Relations, 7, 2, 117-140.
  • Heatherton, T.F.,  Herman, C.P. & Plolivy, J. (1992). Effects of Distress on Eating: The Importance of Ego-Involvement, Journal of Personality and Social Psychology, 62, 5,801-803.
  • Petty, R. E., & Cacioppo, J. T. (1986). Communication and persuasion: Central and peripheral routes to attitude change. New York: Springer-Verlag.

 

Photo credits: Andrei Maximov (www.flickr.com/photos/andrei-maximov/16944708877/)