Cibo per la mente

7 chili in 7 giorni…l’inganno della dieta last minute a cui non sappiamo resistere…

 

Come dimagrire velocemente in vista dell’estate?  Questa la domanda cui sembrano puntualmente voler rispondere le sedicenti diete last minute che impazzano sulla rete in vista della proverbiale “prova costume”. La promessa è accattivante: poche settimane di sacrifici verranno ricompensate da un dimagrimento rapido ed efficace. Niente di più falso: regimi alimentari restrittivi possono rivelarsi paradossali e controproducenti aumentando la nostra vulnerabilità a reagire allo stress mangiando! Ebbene sì: anche mangiare “troppo poco” alla lunga può far ingrassare! Vediamo meglio però in che senso…

Rubano-img-dentro-articolo Forse alcuni ricorderanno l’esilarante “cena psicologica” del film 7 chili in 7 giorni; la pellicola vede come protagonisti Renato Pozzetto e Carlo Verdone intenti a proporre  una sedicente truffa ad  un gruppo di “over size” dagli “appetiti” più svariati. La cena, più propriamente immaginaria che psicologica, sarà in grado di saziare con gusto e  soddisfazione gli sprovveduti commensali:  basterà rappresentarsi la vista e il sapore dei cibi ed ecco che piatti e zuppiere assolutamente vuoti potranno, una volta  accostati alla bocca, riempire l’immaginazione e di conseguenza lo  stomaco nonostante il palese digiuno. Dimagrire velocemente sarà più che garantito!

 La scena ha naturalmente del grottesco e non può che far sorridere per l’ingenuità con cui i malcapitati cedono all’inganno. Eppure cadiamo comunemente vittime di  simili illusioni quando  seguiamo diete last minute che promettono di far dimagrire velocemente proponendo regimi inverosimilmente ipocalorici (di cui il digiuno  mascherato del film è una rappresentazione  iperbolica). È il paradosso di una dieta restrittiva: lo sgarro è inevitabilmente in agguato, i chili persi si riacquistano con  gli interessi alimentando un senso di insoddisfazione e frustrazione che amplifica il problema.

La restrizione alimentare è quella che molte diete last minute propongono attirando chi è alla ricerca di un modo per dimagrire velocemente.

“Ho fatto molte diete, ma ogni volta non riesco a mantenere i chili persi, piano piano basta uno stress, una cosa e mi attacco a un biscotto, mi dico tanto che fa…e alla fine ritorno a mangiare come prima, anzi più di prima e riprendo peso..ora in effetti stavo pensando di ricominciare una dieta…”

“Facevo la dieta, mangiavo pochissimo, avevo sempre fame e ero sempre nervosa, di cattivo umore!”

“Stare a dieta è un sacrifico non solo perché non puoi mangiare, ma anche perché non puoi uscire, andare che ne so in pizzeria..gli altri escono e tu devi dire di no.”

Questi alcuni dei racconti che mi fanno più spesso le persone quando mi parlano delle loro ripetute esperienze con le dieta.

Le persone che si considerano perennemente a dieta fanno della restrizione alimentare una sorta di stile di vita (Herman e Mack, 1975; Herman e Polivy, 1984), ma sono paradossalmente anche coloro che alla lunga vanno incontro più spesso a episodi di fame incontrollata: la restrizione alimentare porta ad evitare i “cibi proibiti”, a combattere continuamente contro la voglia di mangiare, a rinunciare a cene e occasioni conviviali per non essere esposti alla “tentazione”. Questo cronico stato di privazione rende nervosi, irritabili, vulnerabili allo stress e alle piccole contrarietà quotidiane. Finita la dieta è difficile mantenere questo stato di cose: alla prima occasione in cui ci si sente stanchi, tristi o si è in compagnia si allenteranno i freni inibitori e, presto o tardi, corpo e mente reagiranno al prolungato stato di restrizione facendo fallire i risultati raggiunti!

Una delle conseguenze più note è il proverbiale “effetto yo-yo”: i fallimenti delle diete restrittive conducono, a lungo andare, ad un aumento, invece che ad una diminuzione, del peso corporeo. Può sembrare controintuitivo, ma gli studi effettivamente evidenziano che, nel lungo periodo, la restrizione alimentare non è associata ad un dimagrimento, quanto ad un progressivo aumento di peso (Snoek, et.al., 2008).

Perché questo paradosso?

Essere mangiatori restrittivi significa essere costantemente preoccupati di ciò che si mangia cercando di frenare costantemente la propria voglia di mangiare; questo prolungato autocontrollo tuttavia esaurisce le risorse cognitive della persona e la rende, paradossalmente, più vulnerabile proprio a quello che teme di più: ovvero a reagire con episodi di fame incontrollata in caso di stress (Greeno e Wing, 1994). Quello alimentare non è l’unico comportamento che risente degli effetti di una restrizione dietetica prolungata, la perdita di controllo sull’alimentazione può accompagnarsi alla disregolazione anche di altri comportamenti quali fumo, alcol o shopping compulsivo (Lowe, 1993; Polivy, 1998). Il dimagrimento rapido promesso dalla dieta last minute rischia quindi di sfociare nel comportamento opposto con effetti tutt’altro che desiderati!

Fame o voglia di mangiare?

Un ulteriore paradosso di una dieta restrittiva protratta nel tempo riguarda la percezione di fame e sazietà:  cercare continuamente di controllare il proprio impulso a mangiare riduce la sensibilità ai segnali fisiologici (Herman e Polivy, 1984) che lo stomaco ci invia. Mangiare con regolarità diventa più difficile proprio perché, per regolare il proprio comportamento alimentare, per decidere quando mangiare e quando no, ci si affida alle prescrizioni e alle grammature di qualche dieta improvvisata invece di ascoltare le proprie percezioni interne di fame e sazietà. Questo può aggravare un vissuto psicologico di inefficacia: ci si sente sempre più incapaci di gestire la propria alimentazione e aumenta la necessità di seguire diete o prescrizioni alimentari di qualche tipo che dicano quando, cosa e quanto mangiare.

Cosa stiamo realmente cercando con l’ennesima dieta?

Secondo una rassegna pubblicata nel 2010 (Bublitz, et al., 2010), le motivazioni che inducono a mantenere un comportamento alimentare restrittivo possono essere relative a molti fattori fra cui una bassa autostima, l’insoddisfazione per la propria immagine corporea o la pressione sociale a mantenere agli occhi degli altri una certa identità, specie se si è donne.

Ma cosa si cela dietro l’aspettativa di una dieta last minute? Che benefici o vantaggi ci si aspetta di ottenere dal perdere peso?

Un miglioramento della salute fisica? Forse questo obiettivo non è in cima alla lista. Sentirsi più sicuri di sé stessi? Riuscire a sentirsi bene nel proprio corpo? Essere accettati dagli altri?

Vantaggi forse “non edibili” ma carichi piuttosto di significati emozionali.

Vien da chiedersi allora “chi è che ha fame”? E, soprattutto, di cosa?

Può darsi che il nutrimento di cui abbiamo bisogno sia da ricercarsi altrove lasciando al corpo i suoi fisiologici appetiti.

Un aforisma recita con saggio umorismo:

“Quando una ha mangiato troppo, lo stomaco prova rimorso e quando non ha mangiato abbastanza lo

stomaco prova rimorso allo stesso modo.”

(Pierre Dac)

 

 

Bibliografia

Baumcom, D.H. & Aiken, P.A. (1981), Effect of depressed mood on eating among obese and non obese dieting and nondieting persons, Journal of Personality and Social Psychology, 41, 577-585.

Greeno, C.G. & Wing, R.R. (1994), Stress-induced eating, Psychological Bulletin, 115, 444-464.

Herman, C. P., & Mack, D. (1975), Restrained and unrestrained eating, Journal of Personality, 43, 647-660.

Herman, C. P., & Polivy, J. (1984), A boundary model for the regulation of eating. In A. J. Stunkard, & E. Stellar, Eating and its disorders, Raven Press.

Lowe, M. R. (1993),The effects of dieting on eating behavior: A three-factor model, Psychological Bulletin, 114, 100−121.

Polivy, J. (1998),The effects of behavioral inhibition: Integrating internal cues, cognition, behavior, and affect, Psychological Inquiry, 9, 181−204.

Snoek, H. M., Van Strien, T., Janssens, J.M. & Engels, R.C. (2008), Restrained eating and BMI: A longitudinal study among adolescents, Health Psychology, 27, 753−759.

 

Immagine | Eugenia Lolli

 

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