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Rete PA – Resoconto terzo incontro del 3 dicembre 2014

Si è svolto il 3 dicembre 2014 il terzo incontro della “Rete PA” finalizzato all'ingresso di nuovi psicologi interessati ad aderire

Come di consueto, l’incontro è iniziato con la presentazione degli obiettivi e delle attività, già realizzate o in corso, del gruppo di lavoro “rischio stress lavoro-correlato”, tra le quali la “Rete PA”. Sono state poi riepilogate le norme e le attività previste in pubbliche amministrazioni ed enti pubblici in materia di salute e sicurezza del lavoro, benessere organizzativo e funzionamento dei CUG. Dopo aver raccomandato il rispetto dei vincoli di riservatezza, la parola è stata data ai presenti per l’auto-presentazione, la descrizione del percorso professionale e l’attività lavorativa attuale, per osservazioni, suggerimenti e richieste.

Come negli scorsi incontri, anche in questa occasione tra i partecipanti vi erano sia colleghi inquadrati come psicologi nell’organizzazione di appartenenza, sia colleghi inquadrati come laureati ma ai quali sono affidate mansioni tipiche dello psicologo, sia colleghi inquadrati come non laureati. Tuttavia anche questi ultimi hanno riferito che, sebbene in maniera occasionale, ricevono compiti e richieste proprio in virtù della loro professionalità di psicologi.

Dai contributi è emerso un quadro molto positivo per alcune realtà lavorative che gestiscono i processi organizzativi, la formazione e la selezione del personale, nonché il perseguimento del benessere organizzativo in maniera moderna ed efficiente avvalendosi del contributo degli psicologi in servizio, a tutto vantaggio del benessere del personale e dell’efficacia dell’azione amministrativa.

Altra notizia positiva, in un caso, su richiesta motivata dell’interessato, l’Amministrazione ha concesso il permesso di servizio per consentire allo psicologo di partecipare all’incontro: viene così riconosciuta l’alta valenza della “Rete PA” non solo per il professionista, ma anche per l’organizzazione di appartenenza.

 

Sebbene non manchi una certa frustrazione da parte di chi vorrebbe essere maggiormente impiegato come psicologo sul luogo di lavoro, in generale, dalla esperienze riferite, il contributo dello psicologo è apprezzato, sia quando la figura è ufficialmente presente e prevista, sia quando vi si ricorre perché di fatto a richiederlo è la natura stessa dei compiti e delle attività che l’amministrazione/l’ente deve svolgere. Trova quindi qui conferma una delle riflessioni che sono state alla base della contributo di OPLazio alla consultazione pubblica sulla riforma della Pubblica Amministrazione: una buona gestione delle risorse umane (si pensi all’analisi dei bisogni formativi), il perseguimento del benessere organizzativo, la prevenzione dello stress lavoro-correlato, non possono che avvantaggiarsi della prestazione dello psicologo.

Sembra altresì emergere che, quantunque in misura minore che in passato, la rappresentazione sociale della prestazione dello psicologo è ancora molto legata all’attività clinica e agli aspetti di cura; pertanto, è stato necessario il forte spirito di iniziativa dei nostri iscritti per poter dimostrare sul luogo di lavoro l’ampio ventaglio di prestazioni che derivano dal settore della psicologia cosiddetta WOP (Work, Organisation & Personnel). Molto si deve anche alla particolare sensibilità e apertura dei superiori: l’incontro con dirigenti illuminati e di larghe vedute contribuisce in maniera determinante a realizzare esperienze all’avanguardia.

 

Tra le tematiche emerse dalle riflessioni dei partecipanti e dal dibattito, segnaliamo:

-la scarsa conoscenza del costrutto di benessere organizzativo tra coloro che dovrebbero esserne i garanti (i dirigenti); il benessere organizzativo è inteso in modo estemporaneo, nonostante tale costrutto sia stato puntualmente descritto dalla nota “direttiva benessere” con tanto di rimando a un volume pubblicato. Tale carenza di conoscenze rischia di ridurre anche le indagini annuali sul benessere organizzativo a un esercizio formalistico e di fatto boicotta, al di là di altre carenze, il reale perseguimento del benessere organizzativo stesso;

-il riconoscimento del disagio lavorativo da parte delle Organizzazioni: se è positiva la previsione di sportelli di ascolto e altre forme di supporto, è negativa la tendenza a ricondurre tale disagio a problematiche e fragilità individuali; è invece essenziale ricercare e affrontare le cause organizzative del disagio lavorativo;

– rammarico per il mancato coinvolgimento dello psicologo nella valutazione e gestione del rischio stress lavoro-correlato in varie realtà lavorative, imputato all’assenza dell’esplicito richiamo a tale figura nella normativa su salute e sicurezza del lavoro obbligatorietà di tale figura. A riguardo, è stato ricordato il fallimento delle passate proposte di introdurre lo “psicologo competente”, ed è stato anche evidenziato che il D.Lgs. 81/08, pur facendo riferimento ad un’ampia gamma di attività specialistiche per tutta una serie di rischi di tipo biologico, chimico, etc., non menziona nessuna delle figure professionali richieste, demandando alla responsabilità del Datore di lavoro la scelta del collaboratore; è stato fatto notare che il medico è richiesto in prima battuta per le attività di sorveglianza sanitaria e partecipa alla gestione dei rischi solo in seguito alla nomina per detta attività. Ad ogni modo, dalle esperienze riferite è emerso anche che in altre realtà lo psicologo è chiamato ad intervenire per il rischio stress lavoro correlato e ciò consente, pur restando nell’ambito della valutazione preliminare, di adottare metodologie sofisticate ed affidabili, ad esempio nel campionamento dei lavoratori da ascoltare sui fattori di contesto e contenuto del lavoro;

 

-è stata sollevata la questione della mancata concessione allo psicologo, anche se inquadrato come tale, di permessi per l’aggiornamento professionale, a differenza di quanto avviene per altri professionisti (es. ingegneri) della stessa organizzazione. La questione sembra riconducibile alla mancata chiarezza sull’obbligatorietà della formazione per gli psicologi che non svolgono, nel settore pubblico, attività prettamente sanitaria: l’obbligo di aggiornamento, da sempre contemplato nel codice deontologico, non è ancora puntualmente formalizzato nelle modalità in base alle ultime novità in materia di formazione continua. Sul tema è stato richiesto un approfondimento e un intervento da parte dell’Ordine Lazio. Nello spirito della rete PA, pare utile iniziale con un’agile ricognizione tra i partecipanti alla stessa rete PA sulle possibilità di aggiornamento garantite dal proprio datore di lavoro.

 

I partecipanti all’incontro hanno espresso un vivo apprezzamento per la possibilità di confronto e contatto offerte dalla rete PA, si è creato immediatamente un clima di fiducia e affiatamento e tutti hanno confermato l’adesione all’iniziativa.