Le Best Practices della Psicologia dell’Emergenza

Cover Best Practices Psicologia dell'Emergenza

a cura del Gruppi di lavoro Psicologia dell’Emergenza – anno 2016

Mai come in questi ultimi vent’anni si è parlato di emergenze, sia ambientali che civili. In precedenza, salvo rarissimi casi, ogni evento rimaneva relegato alla sfera locale senza avere una risonanza nazionale come avviene oggi. Negli ultimi due decenni il bisogno di sostegno psicosociale da parte delle comunità colpite è stato espresso con maggior forza rispetto al passato. In particolare questo tipo d’intervento è stato realizzato in emergenze importanti come quelle del terremoto di Bam, in Iran, nel 2003 e dello tsunami nell’Oceano Indiano nel 2004. In Italia un primo intervento psicosociale strutturato è stato realizzato nel terremoto in Abruzzo del 2009. L’esperienza ha dimostrato come il sostegno psicosociale contribuisca a rendere gli individui e la loro comunità maggiormente in grado di affrontare gli eventi critici e come permetta di incrementare la coesione comunitaria essenziale per l’adattamento al nuovo scenario ambientale ed esistenziale imposto dalla catastrofe. Un sostegno clinico e psicosociale che permette di trasformare i problemi in opportunità, di superare le inevitabili tendenze regressive per trasformarle in occasioni di progresso sostenibile. I programmi d’intervento psicosociali, quando sono pianificati e attuati correttamente, possono aiutare ad evitare che una situazione di emergenza si trasformi in un disastro psicologico (Psychosocial interventions: a Handbook – Reference Centre for Psichological support – International Federation of Red Cross and Red Crescent Societies 2009); (European Policy Paper-Psycho-Social Support in Situations of Mass Emergemcy, Seynaeve, 2001); (Psychological First Aid. Field Operations Guide, 2end Edition, 2011). In Italia uno dei primi eventi che ha ricevuto una grande mobilitazione popolare, che ha permesso alla popolazione di non sentirsi sola nella tragedia, è stato quello dell’esondazione dell’Arno a Firenze nel 1966, dove accorsero migliaia di giovani di tutta Europa per recuperare gli oggetti artistici finiti sotto le acque. Dopo tale evento ne furono registrati altri due ai quali fare riferimento perché portarono un grande cambiamento nel nostro sistema di aiuto alle popolazioni colpite da eventi catastrofici: il terremoto dell’Irpinia del 1980 e l’evento di Vermicino nel 1981. Dopo di quest’ultimo, in particolare, il processo di rimozione sociale della catastrofe venne per la prima volta superato. L’evento di Vermicino, infatti, a causa della prima diretta televisiva del nostro Paese, scatenò un inedito processo di consapevolezza collettiva sull’impreparazione del nostro Paese rispetto ai grandi eventi calamitosi, e la necessità di un’organizzazione di Protezione Civile capace di affrontare efficacemente le situazioni di 3 micro e macro emergenza. Dopo tale evento, il Presidente Pertini s’impegnò a realizzare nel nostro Paese un Sistema di Protezione Civile: istituì nel 1981 il Ministero di Protezione Civile, oggi Dipartimento Nazionale di Protezione Civile, e due anni più tardi fu istituito il Comitato Nazionale di Volontariato. Da quell’evento nacque la prima associazione nazionale con esclusive finalità di protezione civile e con all’interno i primi psicologi. Tale associazione avviò le prime riflessioni sull’intervento psicosociale, sulla costruzione dei comportamenti auto-protettivi nella popolazione e sulla formazione dei soccorritori per la gestione degli aspetti emotivi connessi all’emergenza. In seguito furono costituite altre associazioni di Psicologi delle Emergenze e la pratica di questa nuova disciplina si sviluppò enormemente, contando attualmente diverse centinaia di psicologi attivi su tutto il territorio nazionale.

 

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