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Libera professione per gli Ufficiali Psicologi

Prosegue l’impegno dell’Ordine per il riconoscimento della libera professione degli Ufficiali Psicologi

Libera professione per gli Ufficiali Psicologi

Il Ministero della Difesa riserva ai soli Ufficiali Medici, e non agli Ufficiali Psicologi, la possibilità di esercitare l’attività psicoterapeutica esterna in regime di libera professione senza il vincolo dell’occasionalità, operando di fatto un’evidente disparità di trattamento.

L’Ordine ha in più occasioni espresso le sue perplessità sulla Circolare con cui la Direzione Generale per il personale Militare ha ritenuto obbligatorio indicare sull’Albo un divieto di libera professione per gli Psicologi militari.

Nel novembre 2008 l’Ordine, impugnando detta Circolare, evidenziava come la stessa travisasse il dettato normativo dell’art. 8 della Legge n. 56/1989: piuttosto che prevedere nei confronti dei dipendenti pubblici un divieto assoluto di svolgimento della libera professione, l’articolo in questione dispone, infatti, un più generico obbligo, per gli intenzionati a operare anche come liberi professionisti, a fornire prova della relativa autorizzazione rilasciata dall’amministrazione di appartenenza. Attraverso tale formulazione dell’articolo, quindi, il Legislatore ha ritenuto configurabile, o meglio possibile in presenza di determinati requisiti, la compatibilità tra la condizione di dipendente pubblico e lo svolgimento della libera professione, contrariamente a quanto desunto dal Ministero.

Parimenti infondata e degna d’impugnazione era apparsa inoltre all’Ordine la tesi con cui il Ministero consentiva esclusivamente agli Ufficiali Medici lo svolgimento della libera professione nei confronti dei civili, appellandosi alle norme sull’esercizio delle professioni sanitarie nelle Forze Armate. Sotto questa prospettiva, il Ministero tralasciava di considerare il vasto corpus normativo che chiaramente include la professione di psicologo all’interno dei ruoli sanitari rendendola perciò meritevole delle stesse prerogative riservate alla professione medica.

Ad aggravare la già complessa vicenda, è intervenuto il recente D.lgs. n. 7/2014 che, anziché porre fine alla disparità, ha limitato espressamente l’esercizio della libera professione intramuraria al solo personale medico e paramedico, negando tale possibilità alla restante parte dei professionisti operanti nell’ambito delle strutture sanitarie del Ministero della Difesa, come gli psicologi.

Sul versante normativo, ad oggi, non si registra alcuna significativa evoluzione: i Ministeri, prontamente interpellati dall’Ordine, non hanno infatti emanato, entro il 30 settembre 2014, il Regolamento attuativo che avrebbe dovuto contenere le modifiche auspicate.

L’impegno dell’Ordine è proseguito parallelamente in sede giudiziaria, purtroppo con esiti al momento sfavorevoli.

Il 28 settembre 2016, infatti, il TAR per il Lazio – chiamato a pronunciarsi sulla legittimità degli atti con cui il Ministero ha respinto le istanze presentate dagli Ufficiali Psicologi dell’Esercito perché prive dei pareri gerarchici e della dichiarazione probatoria sull’occasionalità della prestazione – ha dichiarato inammissibile il ricorso dell’Ordine. Secondo la giustizia amministrativa

i provvedimenti impugnati, laddove hanno negato ai ricorrenti, psicologi militari, l’autorizzazione all’esercizio dell’attività extraprofessionale senza vincolo di occasionalità, risultano immuni dai vizi denunciati, trovando giustificazione nel generale divieto di esercizio della libera professione, sancito dal legislatore per il personale militare (non appartenente alla categoria dei medici militari).

Ulteriori aggiornamenti sul tema verranno forniti progressivamente all’interno di questa pagina.