Fiscale Psicologi Tutorial

Lo studio professionale dello psicologo e/o psicoterapeuta

Caratteristiche dell’attività e principali adempimenti amministrativi e fiscali

Lo studio professionale dello psicologo e/o psicoterapeuta

Il presente tutorial fornisce informazioni di massima sui principali adempimenti amministrativi e fiscali legati all’avvio dello studio professionale. Dato il carattere generico delle informazioni contenute al suo interno, questa pagina potrebbe risultare non esaustiva rispetto alla particolarità di ogni singola situazione. Per tale ragione si raccomanda di sottoporre la valutazione del caso specifico a un consulente fiscale di fiducia, in grado di fornire altresì ogni aggiornamento rilevante sull’argomento.

Il lavoro autonomo dello psicologo e/o psicoterapeuta si svolge nella maggior parte dei casi nell’ambito di uno studio professionale. La costituzione di uno studio è subordinata a una serie di adempimenti individuati dalla normativa statale e regionale e al rispetto dei regolamenti del comune competente sul territorio sui cui insiste il locale destinato a tale attività.


Il regime lavorativo dell’attività professionale

L’attività autonoma dello psicologo presso uno studio può esser svolta esclusivamente in regime di libera professione, che, com’è noto, è individuato dalla titolarità di Partita Iva.

Prima di dare inizio alla sua attività, lo psicologo deve trasmettere un’apposita dichiarazione a un qualsiasi Ufficio dell’Agenzia delle Entrate, anche per il tramite di un intermediario abilitato come un commercialista o un Caf, utilizzando il modello AA9/11. Su tale modello devono essere indicate, tra altre cose, i propri dati anagrafici, il domicilio fiscale e il codice attività Ateco 86.90.30, unico per le attività svolte da psicologi, che servirà all’attribuzione del relativo studio di settore.

Lo psicologo libero professionista è tenuto a costituire posizione previdenziale presso l’Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza per gli Psicologi (Enpap). L’iscrizione all’Enpap deve essere richiesta entro novanta giorni successivi al conseguimento del primo compenso derivante dall’attività libero professionale, coincidente con l’emissione della prima fattura.

Come tutti i professionisti iscritti all’Albo, anche gli psicologi operanti in regime di autonomia, dovranno dotarsi di un indirizzo di Posta Elettronica Certificata (Pec).

Dal momento dell’entrata in vigore dell’obbligo, inoltre, gli psicologi liberi professionisti dovranno stipulare una polizza assicurativa a copertura di danni cagionabili al paziente/cliente nell’esercizio della propria attività professionale, comunicandone gli estremi a quest’ultimo all’atto dell’accettazione dell’incarico.


 Requisiti catastali dello studio

Lo studio può essere costituito presso un locale dedicato in via esclusiva all’attività libero professionale. Il locale a tal fine destinato deve esser ricompreso nella categoria catastale A10 (studi e uffici). Non è possibile stabilire la sede di uno studio presso un locale destinato ad altro uso, classificato, ad esempio, sotto la categoria catastale C2 (magazzini, soffitte, cantine). In genere, la destinazione d’uso di un immobile è deliberata dal Comune competente ed è inserita all’interno del piano regolatore generale. Ne consegue che nel caso in cui si volesse avviare uno studio professionale presso un locale avente altra destinazione d’uso, occorrerà preliminarmente ottenere il cambio di destinazione d’uso, secondo quanto previsto dal Piano regolatore e dal piano edilizio comunale, e il certificato di abitabilità. Per informazioni sulla possibilità di ottenere la destinazione d’uso, è dunque consigliabile rivolgersi all’Ufficio tecnico del comune su cui ha sede l’immobile interessato.

Unica eccezione a tale regola è rappresentata dalla possibilità di dedicare una porzione della propria abitazione a tale scopo, dando vita al cosiddetto uso promiscuo abitazione/studio. In tal caso non è necessaria alcuna variazione di destinazione d’uso. L’orientamento giurisprudenziale sembra confermare come la categoria catastale dell’immobile destinato in parte ad uso abitativo e in parte ad uso studio professionale possa coincidere con quella dell’abitazione (A2-3-4).

In entrambi i casi, è preferibile che il locale da adibire a studio professionale possa garantire la fruizione di uno spazio da utilizzare come sala d’attesa, facilitando in tal modo l’adozione delle necessarie cautele per la custodia dei documenti e la salvaguardia del diritto alla riservatezza dell’utenza.


Regime delle autorizzazioni all’esercizio dell’attività

Sia nel caso in cui l’attività sia svolta presso un locale dedicato in via esclusiva a uso studio professionale sia che si riservi una parte della propria abitazione a tale scopo, la normativa non prevede per lo psicologo la necessità di chiedere e ottenere un’autorizzazione sanitaria preventiva.

La questione è disciplinata a livello nazionale dal D.lgs. n. 229/1999 (articolo 8-ter) e a livello regionale dalla L.R. n. 4/2003 (articolo 4). Entrambi gli atti normativi prevedono che sono soggetti ad autorizzazione preventiva, tra altre strutture, unicamente gli studi odontoiatrici, medici e di altre professioni sanitarie nel cui ambito vengono svolte prestazioni di chirurgia ambulatoriale, procedure diagnostiche e terapeutiche di particolare complessità o che comportino un rischio per la sicurezza del paziente. Da tali prestazioni sono, infatti, evidentemente escluse le attività svolte dallo psicologo, seppur rientranti tra quelle sanitarie.

Chiarito per grandi linee il quadro normativo, alla luce di possibili diverse interpretazioni da parte dell’Asl di riferimento, è tuttavia consigliabile verificare la sussistenza di eventuali adempimenti comunque previsti dal competente Ufficio territoriale, che potrebbe ad esempio prevedere in capo al titolare dello studio professionale, se non un obbligo di autorizzazione preventiva, anche solo una comunicazione d’inizio attività.


Tariffa rifiuti e utenze

Tra gli adempimenti da tenere in considerazione nella gestione dell’attività professionale vi è l’obbligo di comunicare al Comune l’inizio dell’attività e quindi di provvedere al pagamento della tariffa rifiuti specifica per la categoria degli studi, secondo le aliquote previste dal regolamento comunale vigente.

Il Regolamento per la disciplina della Tassa sui Rifiuti Ta.Ri. di Roma Capitale stabilisce che sono tenuti al pagamento di tale imposta il possessore, l’occupante o il detentore di un locale adibito a studio professionale e che tale imposta è «commisurata alle quantità e qualità medie ordinarie di rifiuti prodotti per unità di superficie in relazione agli usi e alla tipologia di attività svolte».

Ne consegue che sono tenuti al pagamento anche i liberi professionisti che abbiano destinato una parte della propria abitazione ad uso studio professionale. Nel caso di uso promiscuo, la tariffa rifiuti dovrà esser corrisposta in proporzione alla superficie di spazio abitativo dedicata all’attività libero professionale.


Condivisione degli spazi con altri studi

In linea generale uno studio di psicologia o psicoterapia può trovare collocazione all’interno di un locale ospitante autonomi studi gestiti sia da altri psicologi sia altri professionisti (avvocati, architetti, ingegneri, medici, etc.), tutti operanti in regime di autonomia.

La possibilità di condividere un immobile con medici liberi professionisti o di base, varia in funzione della tipologia di prestazione svolta all’interno dello studio medico: la coesistenza è ammessa nel caso in cui all’interno dello studio medico siano svolte prestazioni “a minore invasività”, non soggette ad autorizzazione preventiva dell’Asl di competenza. Diversamente, nel caso in cui lo studio medico eroghi prestazioni a maggiore invasività, gli spazi destinati alle due attività professionali dovranno avere un ingresso indipendente e dovrà essere eliminata ogni comunicazione tra le due strutture.


Collaborazione con altri professionisti

Più psicologi possono collaborare tra loro, dando vita a uno studio associato di psicologia. Per farlo è necessario stipulare preliminarmente un contratto associativo che disciplina i rapporti tra gli associati. Il contratto (atto costitutivo e statuto) deve indicare la denominazione dell’associazione, la sede legale, l’oggetto, i rapporti tra i singoli associati, etc. Il contratto associativo può essere redatto tramite atto pubblico o mediante scrittura privata  semplice o autenticata o registrata presso l’Agenzia delle Entrate, versando l’imposta di registro in misura fissa (modello F23).

Dopo aver costituito lo studio associato, i professionisti dovranno richiedere l’attribuzione del numero di partita Iva all’Agenzia delle Entrate, presentando la dichiarazione d’inizio di attività utilizzando il modello AA7/10, recante la denominazione e sede legale dello studio associato, il codice Ateco per attività svolta da psicologi (86.90.30).

I singoli professionisti associati devono iscriversi autonomamente all’Enpap e, dal momento dell’entrata in vigore di tale obbligo, devono stipulare una polizza assicurativa a copertura di danni cagionabili al cliente nell’esercizio della propria attività.

Lo psicologo può inoltre collaborare con altre figure professionali creando uno studio associato polispecialistico, ovvero un’associazione tra professionisti a diversa specializzazione operanti nello stesso settore. È possibile ad esempio dar vita ad uno studio associato polispecialistico al cui interno operino psicologi e medici psichiatri, ma non psicologi e avvocati (in tal ultimo caso è possibile dar vita ad una società tra professionisti).

L’attività di uno studio associato polispecialistico può essere esente dall’obbligo di preventiva autorizzazione sanitaria nel caso in cui le prestazioni erogate dal medico non determinano procedure diagnostico-terapeutiche di particolare complessità o che comportano un rischio per la sicurezza del paziente.

Se lo studio associato è costituito con un medico che eroga prestazioni a minore invasività, cioè che hanno un trascurabile tasso di rischio per il paziente, non è necessaria un’autorizzazione preventiva, ma, in base allo specifico regolamento regionale vigente, il medico potrebbe esser tenuto a comunicare al comune di competenza la Segnalazione Certificata di inizio attività. Lo studio è inoltre tenuto a comunicare l’inizio della attività alla Asl di competenza: nella comunicazione i titolari dello studio dovranno autocertificare il rispetto del Regolamento Edilizio comunale e dei requisiti minimi strutturali e tecnologici generali relativamente alla sicurezza (protezione antincendio, sicurezza elettrica, sicurezza antinfortunistica, smaltimento rifiuti, impianti a gas).

Se fossero erogate prestazioni a maggiore invasività, come ad esempio di chirurgia ambulatoriale, lo studio associato sarà tenuto a richiedere al competente Ufficio della Asl l’autorizzazione all’esercizio di attività sanitarie e sociosanitarie.

(Per un’elencazione delle prestazioni mediche a minore e a maggiore invasività, si consulti la Delibera di Giunta Regionale n. 368/2013)


L’affissione della targa professionale

La sede dello studio professionale può essere segnalata all’utenza attraverso una targa professionale, che non deve contenere messaggi promozionali ma esclusivamente il nominativo del professionista, l’attività svolta e il luogo dello studio.

La targa professionale può esser affissa o sugli spazi condominiali o all’esterno della struttura, sulla facciata esterna del palazzo ospitante l’immobile, ad esempio.

Nel primo caso, è possibile affiggere la targa professionale sulle parti comuni del condominio senza chiedere il preventivo consenso all’assemblea condominiale, a meno che il  Regolamento di condominio lo preveda espressamente.

L’affissione della targa professionale all’esterno della struttura è invece subordinata alla preventiva autorizzazione del comune di competenza. Il comune di Roma, in particolare, prevede la possibilità di apporre, previa autorizzazione, una targa professionale lateralmente all’ingresso dello stabile, stabilendo che non possa superare le dimensioni di cm 50×60.

(Per maggiori informazioni sulla pubblicità informativa dell’attività professionale clicca qui.)


FAQs sull'avvio dello studio professionale


Allegati

Legge regionale n. 4 del 2003

Delibera di Giunta Regionale n. 368 del 2013


Photo credits: Kerry Lannert: https://creativecommons.org/licenses/by-nc-nd/2.0/