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Obbligo di split payment per i professionisti che fatturano alla PA

La scissione dei pagamenti prevede che l’IVA in fattura nel regime ordinario sia trattenuta dalla PA committente: come registrare correttamente un documento

Obbligo di split payment per i professionisti che fatturano alla PA

Che cos’è lo split payment

L’istituto dello split payment (o “scissione dei pagamenti”) è disciplinato dall’articolo 17-ter del Dpr n. 633/1972 e risulta essere applicabile già dal 1° gennaio 2015. Il Dl n. 50/2017 ha tuttavia notevolmente ampliato la portata di questo adempimento.

A partire dal 1° luglio 2017, infatti, lo split payment è applicabile anche alle operazioni assoggettate a ritenuta alla fonte, come le prestazioni effettuate dagli psicologi liberi professionisti nel regime ordinario.

Lo split payment trova applicazione in un nuovo meccanismo di assolvimento dell’IVA per le operazioni verso gli enti pubblici (per un elenco delle Amministrazioni interessate si consulti l’Appendice A in fondo a questa pagina).

In sostanza, in un’ottica squisitamente antielusiva, l’IVA addebitata in fattura dal fornitore di beni o dal professionista è versata direttamente all’Erario dall’Ente ricevente una prestazione, anziché allo stesso fornitore, o professionista, scindendo quindi il pagamento del corrispettivo dal pagamento della relativa imposta. Da ciò l’origine della denominazione.


Un esempio di corretta rappresentazione contabile

La fattura oggetto della scissione dovrà essere registrata nei registri IVA  dell’emittente, ma in modo differente rispetto alle altre, dal momento che non  rientrerà nel totale delle fatture utili alla determinazione del saldo IVA in sede di liquidazione del tributo.

Dal punto di vista contabile, la fattura andrà registrata come una  normale fattura di vendita, tenendo conto però che l’incasso non avverrà per l’intero importo del documento emesso ma solo per la parte che si riferisce all’imponibile.

Per quanto concerne i professionisti, questi saranno di fatto soggetti a due ritenute sulle proprie fatture:

  1. la ritenuta a titolo d’imposta pari al 20%;
  2. l’IVA esposta in fattura, trattenuta dal committente.

Ai fini esplicativi si presenta il seguente esempio.

Parcella di € 5.000  emessa al Comune di Roma a partire dal 1° Luglio 2017, applicando il meccanismo dello split payment.

 

Dr. Rossi – Psicologo
Spett.le Comune di RomaFattura n. xx del 01.07.2017
Imponibile € 5.000
Contributo ENPAP – 2% € 100
IVA 22% € 1.122
Totale € 6.222
Scissione dei pagamenti ex art. 17-ter DPR 633/72 –
Tale importo IVA è versato dall’Ente direttamente all’Erario
€ 1.122
Ritenuta d’acconto € 1.000
Netto a Pagare € 4.100

 

Erario C/to ritenute subite a Crediti vs. Pubblica Amministrazione € 1.000,00

A questa registrazione occorrerà aggiungerne un’altra ad hoc che tenga conto del fatto che l’IVA non sarà incassata.

IVA a debito ex art. 17-ter a Crediti vs. Pubblica Amministrazione € 1.122,00

 

Così facendo,

  • il credito nei confronti del Comune sarà pari all’importo effettivamente incassato di € 4.100,00;
  • non  si  evidenzierà nessun  debito IVA nei confronti dell’Erario, perché sarà  il Comune a occuparsi del versamento del tributo.

In tutto ciò bisogna tener presente che l’importo dell’IVA non dovrà concorrere alla formazione del saldo neanche all’interno della liquidazione IVA.

Da ultimo, per quanto riguarda le liquidazioni periodiche IVA, come chiarito nelle FAQ pubblicate dall’Agenzia delle Entrate, è corretto per il cedente o prestatore compilare la Comunicazione riportando l’imponibile nel totale delle operazioni attive (rigo VP2) senza considerare l’imposta nell’IVA esigibile (rigo VP4).


Soggetti interessati dalla novità

Le prestazioni dello Psicologo, poiché professionista, rientrano in questo meccanismo quando sono effettuate nei confronti delle Amministrazioni Pubbliche incluse nell’appendice A e non sono del tipo “clinico-sanitario”, per le quali com’è noto vige l’esenzione IVA.

I cosiddetti “esoneri oggettivi” prevedono infatti che, al momento della fatturazione, non si applicherà il regime dello split payment tutte le volte che:

  1. l’operazione non ha imposta o l’imposta non è dovuta (operazioni non imponibili o esenti), come nel caso anche dei contribuenti minimi o forfettari;
  2. il debito è in capo all’Ente Pubblico (ad esempio, in tutte le ipotesi di reverse charge);
  3. la fattura non espone l’IVA o l’imposta è esposta ma è soggetta a regole di forfettizzazione.

Appendice A – Platea dei soggetti coinvolti nel sistema dello split payment

Il Dipartimento delle Finanze ha pubblicato in questi mesi diversi elenchi per assicurare maggiore certezza giuridica agli operatori, consentendo loro di individuare le PA e le società destinatarie della disciplina in esame.

Nel dettaglio:

  • tutte le pubbliche amministrazioni inserite nel conto economico consolidato, individuate ai sensi dell’articolo 1, comma 3, della legge 31 dicembre 2009, n. 196;
  • le società controllate, ai sensi dell’articolo 2359, primo comma, n. 1), del codice civile (controllo di diritto), direttamente dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e dai Ministeri;
  • le società controllate, ai sensi dell’articolo 2359, primo comma, n. 2), del codice civile (controllo di fatto), direttamente dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e dai Ministeri;
  • le società controllate, ai sensi dell’articolo 2359, primo comma, n. 1), del codice civile (controllo di diritto), direttamente dalle regioni, province, città metropolitane, comuni, unioni di comuni;
  • le società controllate direttamente o indirettamente, ai sensi dell’articolo 2359, primo comma, n. 1), del codice civile (controllo di diritto), dalle società di cui sopra;
  • le società quotate inserite nell’indice Ftse Mib della Borsa italiana.

I soggetti interessati sono stati suddivisi in cinque elenchi dal Mef, periodicamente aggiornati.

  • elenco delle pubbliche amministrazioni inserite nel conto consolidato;
  • elenco delle società controllate di diritto dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e dai Ministeri e delle società controllate da queste ultime;
  • elenco delle società controllate di fatto dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e dai Ministeri e delle società controllate da queste ultime;
  • elenco delle società controllate di diritto dalle regioni, province, città metropolitane, comuni, unioni di comuni e delle società controllate da queste ultime;
  • elenco delle società quotate inserite nell’indice Ftse Mib della Borsa italiana.

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