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Le ricadute della sentenza del Tar sul counseling

L'Ordine invita scuole e consultori a rispettare la sentenza e ad affidare le attività di ascolto, sostegno e/o counseling ai soli psicologi

Le ricadute della sentenza del Tar sul counseling

Dalla recente indagine La presenza e il ruolo rivestito dallo psicologo nelle strutture scolastiche del Lazio, condotta dall’Ordine, è emerso come moltissime scuole abbiano istituito negli ultimi tre anni dei servizi di ascolto, sostegno, counseling e/o orientamento. Lo studio ha rivelato, inoltre, come oltre il 90% dei dirigenti scolastici che negli scorsi anni hanno potuto sperimentare la presenza di uno psicologo nel loro istituto si ritenga assolutamente soddisfatto dell’intervento svolto dal professionista.

Ciononostante l’Ordine continua a ricevere alcune segnalazioni di casi in cui dei servizi di ascolto, sostegno, counseling e/o orientamento – anche differenti nella denominazione, ma identici nella sostanza – vengono affidati a non-psicologi, mettendo così a serio rischio il benessere psicologico di chi vi si rivolge (studenti, famiglie, personale scolastico).

Per evitare queste conseguenze e scongiurare i reati di esercizio abusivo della professione, l’Ordine ha evidenziato alle oltre 1.000 scuole di ogni ordine e grado presenti nel Lazio come la Legge n. 56/1989 attribuisca tali attività ai soli iscritti all’Albo degli Psicologi e come la recente sentenza n. 13020/2015 del Tar per il Lazio ribadisca l’esclusiva competenza dello psicologo nell’attività di counseling e nel trattamento di ogni disagio psicologico, anche se di lieve entità e fuori dai contesti clinici. Secondo il Tar, infatti, ogni valutazione di natura psichica presuppone una competenza diagnostica pacificamente non riconosciuta ad altre figure, come i counselor, e chiaramente attribuita agli psicologi.

L’Ordine ha posto le stesse osservazioni anche ai consultori familiari presenti nel territorio regionale, invitandoli a rispettare le conclusioni della sentenza del Tar e ad affidare tutte le attività di ascolto, sostegno e/o counseling ai soli psicologi.

  • Gaietta Potenza

    Ho insegnato a lungo in una scuola dove lo sportello di ascolto era affidato a persone che lasciavano credere di essere psicologhe, senza essere iscritte all’albo ma essendosi formate a trattare i problemi della droga sotto l’egida di un noto sacerdote. Ne conseguiva una perfetta incompetenza riguardo a problemi differenti dall’abuso di sostanze, e peggio ancora, queste persone venivano a conoscenza di dati sensibili dagli ignari interessati, SENZA ESSERE VINCOLATE DA ALCUN SEGRETO PROFESSIONALE. Inutilmente ho più volte segnalato alla Preside che si trattava di un illecito. Anna Potenza, psicologa.