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Sostegno alla Genitorialità. Centri per bambini e famiglie 0-3 anni

Progetto da “Psicologia innovazione e sviluppo (PIS) – 2011”

Sostegno alla Genitorialità. Centri per bambini e famiglie 0-3 anni

Sapevi che fino al 31.03.15 è attiva una call for projects?

Innovation Label  è un’occasione per gli psicologi iscritti di promuovere il proprio progetto di intervento, presso la comunità professionale e non solo: intendiamo avviare una strategica attività di promozione dei progetti presso possibili committenti di interventi psicologici. Scopri come partecipare!

 Con l’obiettivo di condividere risorse entro la comunità professionale e proporre a cittadini e istituzioni una prospettiva sulle variegate aree e forme di intervento psicologico, presenteremo in questa sezione un progetto di intervento, presentato nel 2011 all’iniziativa “Psicologia innovazione e sviluppo (PIS) – 2011”

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Sostegno alla Genitorialità. Centri per

bambini e famiglie 0-3 anni

 

A cura di Stefania Carbone, Cristina Pezzali, Fabio Carbonari, Francesca Zoppi e Annamaria Fiorentini. SARC  Coop. Soc. ONLUS, Zagarolo (RM)

 A seguito dell’emanazione della legge 285/97 “Disposizioni per la promozione di diritti e di opportunità per l’infanzia e l’adolescenza” la Provincia di Roma si attivò per promuovere lo sviluppo e la realizzazione di progetti a favore delle politiche della famiglia.

Il Progetto “Sostegno alla Genitorialità” nacque a seguito del Protocollo d’Intesa stipulato tra la Provincia di Roma, la ASL RM/G5, ed i comuni di Castel San Pietro Romano, Cave, Gallicano nel Lazio, Genazzano, Palestrina, San Cesareo, San Vito Romano, Zagarolo.

Il gruppo dei tecnici, costituito dalle assistenti sociali comunali, dalle psicologhe dei consultori e dalle assistenti sociali della provincia effettuò una rilevazione iniziale, tramite questionario, per verificare l’esistenza nelle famiglie di un bisogno consapevole di interventi in favore dei bambini da 0 a 3 anni in mancanza di nidi nel territorio e l’esigenza da parte delle coppie di essere aiutate nelle loro funzioni genitoriali.

Il questionario fu distribuito ai genitori dei bambini frequentanti le scuole materne nei comuni del Distretto RM/G5, per un totale di 1.790 questionari su una popolazione-bersaglio di circa 4500 unità.

I dati emersi indicarono l’esistenza di bisogni relativi ai servizi per la prima infanzia quali, in particolare, gli asili nido; si evidenziò anche  un’apertura verso nuove forme di esperienze educative e socializzanti  e soprattutto la richiesta di servizi di aiuto e alle famiglie impegnate nel percorso/processo genitoriale.

Alla luce di ciò venne proposto un progetto di promozione della salute rivolto a tutte le famiglie del Distretto Socio Sanitario RM G5 con bambini di età compresa tra 0 e 3 anni, con l’obiettivo principale  di favorire una crescita armonica del nucleo familiare in modo da promuovere il benessere della comunità.

Gli obiettivi di tale progetto hanno fatto riferimento a tre elementi fondamentali:

  1. la crescita psicologica, affettiva, relazionale dei genitori;
  2. la crescita psicologica, affettiva, relazionale dei bambini;
  3. sostegno alla relazione genitori/bambini.

Per raggiungere tali obiettivi sono stati prima immaginati e poi realizzati dei Centri dove i bambini con i loro genitori potessero trascorrere alcune ore insieme, affiancati da operatori qualificati.

Le attività proposte per il raggiungimento degli obiettivi sopra descritti possono essere così suddivise:

a. Per i genitori

  • seminari informativi relativi allo sviluppo psicofisico ed emotivo del bambino, alla comunicazione verbale e non verbale, alle fasi dell’apprendimento, allo sviluppo dell’autonomia e della fiducia, al processo di separazione-individuazione;
  • seminari esperienziali volti a promuovere un percorso di conoscenza di sé e degli altri;
  • gruppi di self-help, gestiti dai genitori stessi, con l’obiettivo di stimolare il confronto sulle diverse esperienze, promuovendo una strategia di supporto e di ricerca di risorse;
  • consulenza psico-pedagogica.

Rispetto ai genitori l’obiettivo è stato quello di sviluppare e consolidare la fiducia nelle proprie competenze genitoriali, la consapevolezza che le situazioni ansiogene sono normali e condivise, la capacità di trovare soluzioni educative proprie, personali, adatte ai valori ed allo stile di vita della propria famiglia, anziché consumare passivamente i consigli degli “esperti”. Lo scopo non è stato quello di comunicare linee educative più o meno specifiche, bensì di attivare la loro sensibilità e le loro risorse educative.

b. Per i bambini

  • gioco libero;
  • attività strutturate che favoriscono, attraverso l’esplorazione e la manipolazione, lo sviluppo percettivo, cognitivo e dello schema corporeo, l’acquisizione e lo sviluppo del linguaggio e della comunicazione.
  • Rispetto ai bambini il Centro ha avuto l’obiettivo di promuovere l’esercizio di competenze cognitive e sociali garantendogli anche un “tempo condiviso” con l’adulto di riferimento che, lontano dalle incombenze e dai doveri del quotidiano, è più disponibile ad interagire con lui ed a dedicargli attenzione ed interesse in modo nuovo.

Composizione dell’équipe

Il progetto “Sostegno alla Genitorialità” si è avvale delle seguenti figure professionali:

  • 1 Assistente Sociale, con funzione di coordinatore del progetto e del lavoro d’équipe, svolge attività di raccordo tra la Cooperativa che gestisce il servizio, il comune capofila del progetto, l’ufficio di piano del distretto RM/G5, i Servizi Territoriali;
  • 1 Psicologo, responsabile d’équipe, responsabile tecnico del progetto, supervisiona la programmazione pedagogica delle attività in considerazione di quanto emerso dalle osservazioni svolte nei diversi Centri; lavora con i genitori, favorendo riflessioni sulla relazione genitore-bambino, organizza e gestisce i seminari informativi ed esperienziali rivolti ai genitori;
  • 3 Educatori Professionali, con il compito di gestire il gruppo dei bambini e l’interazione genitore-bambino. promotori delle attività ludico-pedagogiche rivolte ai bambini.

Il lavoro è stato caratterizzato dagli incontri settimanali di riunioni d’èquipe alternati a quelli di programmazione oltre ad un incontro mensile di supervisione fatta da uno psicoterapeuta con specifica formazione di dinamiche di gruppo e da un incontro mensile di approfondimento teorico. Tali spazi hanno consentito una migliore elaborazione dei vissuti e delle dinamiche d’équipe, l’approfondimento delle tematiche di volta in volta incontrate nell’ambito lavorativo con relativo innalzamento dello standard delle prestazioni del servizio stesso.

L’innovatività del progetto sta nell’approccio utilizzato, basato sul concetto di empowerment della comunità che ci ha consentito di proporre percorsi educativi partecipati, in considerazione delle peculiarità, dei fabbisogni, delle opportunità territoriali, delle necessità e delle criticità rilevate durante lo svolgimento delle attività.

Di notevole importanza il cambiamento degli atteggiamenti da parte della cittadinanza nei confronti di questo servizio.

Prima dell’avvio del progetto (1999) nel territorio si rilevava diffidenza nei confronti dei servizi territoriali, diffidenza e disagio manifesto nei confronti della figura dello psicologo e dell’assistente sociale percepiti come figure invadenti e pericolose (spesso si sentiva dire “ci portano via i bambini….”);  dopo 10 anni di  realizzazione di questo progetto si evidenzia fiducia nei confronti dei servizi, apertura e fiducia nei confronti della figura dello psicologo, percepito come una persona amica e alleata con cui confidarsi.

In particolare la  presenza della figura dello psicologo ha garantito negli anni un servizio di qualità, adeguato ai bisogni dell’infanzia e alle aspettative delle famiglie e dei servizi territoriali. Fondamentale in questo senso la collaborazione con i servizi sociali comunali e con i consultori territoriali.

In particolare, il valore aggiunto legato alla presenza della figura dello psicologo, può essere narrato in una serie di competenze di seguito elencate:

capacità di accoglienza, di analisi della domanda, di individuazione di strategie non invasive in grado di supportare le relazioni critiche; sostegno e supervisione alle educatrici; messa in campo di specifiche competenze legate a percorsi di alta formazione a supporto delle relazioni primarie.

 

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