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Nei penitenziari la psicologia non è ancora una professione sanitaria

L’Ordine degli Psicologi del Lazio invita il Governo a riconoscere le funzioni sanitarie svolte dagli psicologi penitenziari in favore delle persone detenute

Nei penitenziari la psicologia non è ancora una professione sanitaria

Lo scorso 29 luglio 2016, con una nota indirizzata al Presidente del Consiglio dei Ministri Matteo Renzi, al Ministro della Giustizia Andrea Orlando e al Ministro della Salute Beatrice Lorenzin, l’Ordine degli Psicologi del Lazio ha ribadito l’esigenza della transizione presso il Servizio Sanitario Nazionale (Ssn) degli psicologi penitenziari, recentemente interessati da ulteriori sfavorevoli pronunce del Consiglio di Stato che hanno complicato il già difficile quadro degli ultimi anni.

Com’è noto, gli psicologi penitenziari sono figure professionali previste dall’articolo 80 della Legge n. 375/1975, a cui – da decenni – le amministrazioni penitenziarie ricorrono in convenzione al fine di ottenere un’attività di consulenza per l’osservazione e il trattamento delle persone detenute. La collaborazione avviene, dunque, sulla base di un rapporto di consulenza, prestata dallo psicologo in regime di libera professione.

A seguito del Riordino della Medicina Penitenziaria, a differenza di quanto accaduto per omologhe professioni sanitarie, lo psicologo penitenziario non è transitato nei ruoli organici del Ssn. Ciò a causa di alcuni erronei presupposti alla base delle decisioni della Giustizia amministrativa (Cons. St. Sez. IV sentenza 15 settembre 2010, n. 6891) e cioè:

  • un assurdo mancato riconoscimento delle funzioni sanitarie prestate nei riguardi della popolazione carceraria;
  • un limite normativo che avrebbe consentito il trasferimento al solo personale dipendente del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (Dap).

Per quanto riguarda la prima argomentazione del Consiglio di Stato, è impossibile non notare un forte scollamento dalla realtà fattuale: la professione di psicologo ha certamente carattere sanitario, in particolar modo quando consiste – per usare le parole degli stessi Giudici di Palazzo Spada – in “attività di cura e sostegno psicologico ai detenuti”.

Per quanto riguarda invece il limite normativo della trasferibilità del solo personale dipendente del Ministero, il Consiglio di Stato non ha tenuto conto di come le convenzioni abbiano di fatto celato veri e propri rapporti di lavoro subordinato precario di lunghissima durata: se fosse stata considerata la realtà fattuale delle convenzioni, gli psicologi penitenziari avrebbero avuto e hanno diritto al passaggio al Ssn.

Come si diceva, più recentemente sono intervenute alcune sentenze del Consiglio di Stato (n. 2953, n. 2954, n. 2955, n. 2956 del 4 luglio 2016). I giudici di Palazzo Spada hanno dovuto pronunciarsi sulla legittimità della Circolare Dap n. 3645/6095 dell’11 giugno 2013. Tale circolare era stata impugnata dinanzi al Tar per il Lazio perché aveva introdotto nuovi criteri per l’individuazione degli esperti, prevedendo il limite della permanenza in elenco per un massimo di quattro anni e la durata annuale di ciascun incarico prorogabile per non più di quattro anni; e azzerando la platea dei professionisti già utilizzati dalla stessa amministrazione.

Riformando la sentenza del Tar (n. 3369 del 18 marzo 2016) – che, pur fondandosi sull’erroneo presupposto della natura libero professionale delle collaborazione, aveva comunque ritenuto “illogica la scelta di azzeramento della Platea di esperti già selezionati e utilizzati dalla stessa amministrazione” -, il Consiglio di Stato ha invece dichiarato legittima l’introduzione dei nuovi criteri di selezione da parte del Dap.

Secondo i Giudici di Palazzo Spada, la previsione di un’efficacia temporalmente definita degli elenchi garantisce una periodica verifica dell’idoneità prescritta dalla legge ed è in linea con il principio di accesso ai rapporti con la Pubblica Amministrazione in condizione di parità e con quello della rotazione degli incarichi. L’individuazione di un termine di efficacia dell’accordo individuale è, per il Consiglio di Stato, garanzia per lo stesso professionista ed è funzionale al perseguimento dell’interesse pubblico.

La circolare Dap sull’impiego degli esperti rimarrà dunque invariata a danno degli esperti già selezionati. Un epilogo, questo, che per ovvie ragioni non può incontrare il favore dell’Ordine degli Psicologi del Lazio, che lo scorso 29 luglio è tornato a sottolineare l’esigenza di un riconoscimento istituzionale delle funzioni sanitarie svolte dagli psicologi nell’ambito degli Istituti di pena, invitando i propri interlocutori istituzionali a prodigarsi attivamente per una loro definitiva inclusione nei ruoli organici del Ssn.


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Per saperne di più sullo psicologo penitenziario leggi La psicologia negli istituti penitenziari