Fiscale Psicologi Tutorial

L’avvio della libera professione

Dall’apertura della Partita iva alla dichiarazione dei redditi

L’avvio della libera professione

Il presente tutorial fornisce informazioni di massima sui principali adempimenti amministrativi e fiscali legati all’esercizio della libera professione. Dato il carattere generico delle informazioni contenute al suo interno, questa pagina potrebbe risultare non esaustiva rispetto alla particolarità di ogni singola situazione. Per tale ragione si raccomanda di sottoporre la valutazione del caso specifico a un consulente fiscale di fiducia, in grado di fornire altresì ogni aggiornamento rilevante sull’argomento.

La natura autonoma dell’attività libero professionale. L’obbligo di apertura della partita Iva

La professione di psicologo può essere esercitata o in regime di lavoro subordinato oppure in regime di lavoro autonomo.

Al pari di altri professionisti che esercitano un’attività intellettuale per la quale la legge prevede l’iscrizione in un Albo (medici, ingegneri, biologi, avvocati…), anche lo psicologo non può sottoscrivere contratti per prestazione occasionale con propri clienti/pazienti; ciò pur sapendo in anticipo che per una determinata prestazione o attività di consulenza, anche di durata massima di 30 giorni, si percepirà un guadagno non superiore a € 5000,00.

A stabilirlo il D.lgs. n. 276/03 (la cosiddetta legge Biagi), che, introducendo la possibilità di ricorrere a tale tipologia contrattuale, ha escluso dal suo campo di applicazione le professioni intellettuali.

Ne deriva che lo psicologo che intenda esercitare la sua attività professionale in forma autonoma, ovvero senza vincolo di subordinazione lavorativa, dovrà preliminarmente dotarsi di una Partita Iva. Per farlo è necessario trasmettere un’apposita dichiarazione a un qualsiasi Ufficio dell’Agenzia delle Entrate, anche avvalendosi di un intermediario abilitato come un commercialista o un Caf, utilizzando il modello AA9/11. Su tale modello devono essere indicati propri dati anagrafici, il domicilio fiscale e il codice attività Ateco 86.90.30, unico per le attività svolte da psicologi o da psicologi psicoterapeuti, che servirà all’attribuzione del relativo studio di settore, e il riferimento dell’eventuale consulente fiscale che avrà in custodia le scritture contabili.


La scelta del regime fiscale

All’atto dell’apertura della partita Iva, lo psicologo è tenuto a dichiarare il regime fiscale che sarà adottato per la fatturazione dei compensi e dunque per il versamento delle imposte.

La legge di stabilità per l’anno 2016 ha introdotto la possibilità di usufruire, oltre che del regime ordinario, di un unico regime fiscale agevolato, denominato Regime forfetario agevolato e, contemporaneamente, ha abrogato il regime di vantaggio fiscale per l’imprenditoria giovanile e lavoratori in mobilità (cosiddeto regime dei minimi), che continuerà tuttavia ad applicarsi fino alla sua scadenza.

A seguire, in sintesi, le principali caratteristiche dei regimi fiscali.

Il regime fiscale ordinario non ha particolari condizioni di accesso, né di vantaggio fiscale, e non prevede alcun limite di fatturato. Una volta optato per tale regime, è obbligatorio mantenerlo per almeno tre anni. Nel caso in cui ricorrano le condizioni, in sede di fatturazione dei compensi il professionista è soggetto alla ritenuta d’acconto e all’applicazione dell’Iva (laddove prevista). Il professionista è altresì obbligato alla tenuta della contabilità e dei registri, all’invio degli Studi di settore e al pagamento dell’Irpef e delle relative addizionali, nonché dell’Irap, se dovuta.

Il nuovo regime forfetario agevolato, già introdotto nel 2015, è stato recentemente modificato dalla Legge di Stabilità per l’anno 2016. Tale regime prevede la determinazione forfettaria del reddito, che è soggetto ad una tassazione del 15% sostitutiva dell’Irpef, delle addizionali comunali e regionali e dell’Irap.

Per i primi 5 anni di attività i soggetti interessati beneficeranno di una tassazione ulteriormente ridotta al 5%. Questa novità si applicherà anche a coloro che abbiano optato per il regime forfetario nel corso del 2015. Per costoro il beneficio sarà esteso ai rimanenti 4 anni, visto l’abbattimento dell’imponibile di 1/3 già riconosciuto per il primo.

Nel regime forfetario il reddito viene calcolato applicando un coefficiente di redditività che per i professionisti è pari al 78%. Su un fatturato di € 10.000, il reddito ai fini fiscali sarà dunque di € 7.800. Da tale importo sarà possibile dedurre i contributi previdenziali versati.

Il regime forfetario può applicarsi ai professionisti se, contemporaneamente, nell’anno precedente:

  • hanno percepito compensi non superiori a € 30.000,00 (novità introdotta dalla Legge di stabilità 2016);
  • hanno sostenuto spese non superiori a € 5.000, per lavoro accessorio o per dipendenti e collaboratori;
  • hanno sostenuto un costo complessivo, al lordo degli ammortamenti, dei beni strumentali, non superiore a € 20.000;

Tale regime può applicarsi anche al professionista titolare di un reddito da lavoro autonomo che si affianca a un reddito da lavoro dipendente. In tal caso, il reddito da lavoro dipendente (o derivante da pensione) non dovrà superare € 30.000.

Per accedere al regime, inoltre, occorrerà non aver svolto nel triennio precedente altre attività imprenditoriali o professionali. L’attività avviata non dovrà inoltre costituire prosecuzione di precedenti attività svolte sotto forma di lavoro dipendente o autonomo.

Ai contribuenti che si avvalgono di tale regime, si applicano una serie di semplificazioni contabili. In linea generale, tali professionisti:

  • sono esonerati dall’obbligo di registrazione e tenuta delle scritture contabili;
  • sono esonerati dal versamento dell’Iva (occorrerà tuttavia conservare le fatture d’acquisto);
  • sono esonerati dall’applicazione delle ritenute;
  • non sono soggetti agli Studi di settore.

Il regime forfetario smette di applicarsi a partire dall’anno successivo a quello in cui viene meno una delle condizioni di accesso.

Il regime fiscale di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e lavoratori in mobilità, dopo esser stato reintrodotto a inizio 2015, è stato definitivamente abrogato dalla Legge di Stabilità per l’anno 2016.

A partire dal 1° gennaio 2016, dunque, non sarà più possibile optare per tale regime, che prevede un’imposta sostitutiva dell’Irpef e delle addizionali pari al 5% e dura 5 anni dall’anno d’inizio d’attività o comunque fino al compimento di 35 anni di età.

Chi già ne usufruisce potrà continuare a beneficiarne fino alla sua scadenza o fino al venir meno dei requisiti d’accesso. In seguito si potrà decidere se passare al regime forfetario o optare per il regime ordinario.

Tale regime si applica alle persone fisiche che:

nell’anno precedente:

  • hanno percepito ricavi o compensi non superiori a € 30.000,00;
  • non hanno avuto collaboratori (dipendenti o lavoratori a progetto);
  • non hanno erogato utili da partecipazione ai propri associati con apporto di lavoro;
  • non hanno effettuato cessioni all’esportazione;

e che nel triennio precedente:

  • non hanno sostenuto acquisiti di beni strumentali per oltre a € 15.000,00 (comprese eventuali locazioni);
  • non hanno svolto attività professionale.

I contribuenti che si avvalgono di tale regime godono delle seguenti agevolazioni:

  • i loro proventi non sono soggetti a ritenuta d’acconto da parte del sostituto d’imposta;
  • non sono tenuti ad applicare il cosiddetto “spesometro”, cioè l’obbligo di inviare le comunicazioni rilevanti ai fini Iva;
  • non sono tenuti a registrare e tenere le scritture contabili;
  • non sono tenuti agli adempimenti Iva (liquidazioni, versamenti periodi e acconto annuale);
  • non sono tenuti a presentare la dichiarazione Irap e a versare l’imposta.
  • non sono soggetti all’applicazione degli Studi di settore.

Il regime di vantaggio non può applicarsi ai professionisti che partecipano a società di persone, associazioni professionali o società a responsabilità limitata in regime di trasparenza fiscale.

Per ulteriori informazioni sui regimi fiscali attualmente in vigore consulta la sezione dedicata sul sito web dell’Agenzia delle Entrate.


La fatturazione dei compensi. Informazioni generali

Allorché si percepisca un compenso, a prescindere dalla natura del soggetto committente o destinatario della prestazione (soggetto privato/pubblico, persona fisica o giuridica) e dal regime fiscale adottato, è sempre obbligatorio il rilascio di una fattura fiscale datata e numerata in maniera progressiva, che riporti al suo interno:

  • i propri dati anagrafici (cognome e nome, residenza e domicilio, partita Iva ed eventualmente codice fiscale);
  • i dati del cliente/paziente (cognome e nome, ditta o ragione sociale, residenza o domicilio, partita Iva o codice fiscale);
  • l’esatta descrizione della natura, qualità e quantità dei beni e dei servizi formanti oggetto dell’operazione;
  • compenso;
  • aliquota Iva o titolo di esenzione (nel caso di operazioni che non ne fossero soggette o in caso di adozione di un regime fiscale che ne preveda la non applicazione).

Il Dpr n. 672/1972 prevede che sono esenti dal calcolo dell’Iva in sede di fatturazione «le prestazioni sanitarie di diagnosi, cura e riabilitazione rese alla persona nell’esercizio delle professioni e arti sanitarie soggette a vigilanza […]» (art. 10, punto 18). In tal caso, al fine di consentire la corretta individuazione del regime fiscale, è necessario specificare il titolo esatto dell’esenzione, ad esempio Operazione esente IVA ex art. 10 n. 18 Dpr n. 633/1972.

Saranno invece soggette al calcolo dell’imposta, nella misura del 22%, le prestazioni che non abbiano come fine diretto o immediato il benessere della persona cui sono rivolte, come ad esempio un’attività di formazione o una consulenza tecnica di parte.

A prescindere dalla natura sanitaria o non sanitaria della prestazione professionale, chi usufruisca del regime dei minimi è esentato dal calcolo dell’Iva in fattura.

In ogni caso, invece, la fattura dovrà riportare a titolo di rivalsa il contributo previdenziale integrativo Enpap obbligatorio, attualmente pari al 2%. Tale contributo è soggetto a Iva, se dovuta, ma non a ritenuta d’acconto.

La ritenuta d’acconto è un anticipo delle tasse sul compenso professionale, che lo psicologo versa quando rivolge la sua prestazione ad un Ente individuato dalla normativa come sostituto d’imposta: è il caso, ad esempio, delle Scuole o degli Enti pubblici in generale, che nel liquidare la parcella del professionista trattengono per conto dell’Erario un importo pari al 20% dell’ammontare della prestazione. Un cliente/paziente non opera, invece, come sostituto d’imposta e, per tale ragione, tale voce non dovrà esser prevista.

Nel caso di prestazione sanitaria d’importo superiore a € 77,47, occorrerà applicare sull’originale della fattura una marca da bollo da € 2,00. È possibile addebitare al paziente tale importo.

A seguire alcuni esempi che è possibile prendere a modello per la compilazione della descrizione della prestazione del proprio documento fiscale. Si ricorda che l’originale dovrà esser consegnato al cliente/paziente. Il professionista dovrà trannere per sé ai fini contabili una copia dell’originale.

Esempio 1
Prestazione di tipo sanitario (esente Iva), soggetta a rivalsa Enpap, nei confronti di un paziente privato. Su tale fattura è necessario applicare una marca da bollo da € 2,00 che può essere addebitata al cliente
Onorario lordo € 80,00
Enpap (2% su € 80,00) € 1,60
Marca da bollo € 2,00
Totale parcella (importo lordo) da pagare € 83,60
Operazione esente IVA ex art. 10 n. 18 Dpr n. 633/1972

Esempio 2
Prestazione di tipo sanitario (esente Iva), soggetta a rivalsa Enpap, nei confronti di un ente sostituto d’imposta (es. una scuola o una struttura riabilitativa). Su tale fattura è necessario applicare una marca da bollo da € 2,00 che può essere addebitata al cliente
Onorario lordo €. 80,00
Enpap (2% su € 80,00) € 1,60
Totale parcella (importo lordo) € 81,60
A dedurre ritenuta acconto (20% su onorario € 80,00) €. 16,00
Marca da bollo €. 2,00
Totale netto da pagare € 67,60
Operazione esente IVA ex art. 10 n. 18 Dpr n. 633/1972

Esempio 3
Prestazione di tipo non sanitario (soggetta al calcolo dell’Iva) nei confronti di un privato, per esempio per un parere e una consulenza
Onorario lordo €. 1.000,00
Enpap (2% su € 1.000,00) € 20,00
Imponibile IVA € 1.020,00
I.V.A. 22% (su imponibile IVA € 1.020,00) € 244,40
Totale parcella (importo lordo) da pagare € 1.264,40

Esempio 4
Prestazione di tipo non sanitario (soggetta al calcolo dell’Iva) nei confronti di un sostituto d’imposta (società, enti o altri professionisti), per esempio per un parere e una consulenza
Onorario lordo €. 1.000,00
Enpap (2% su € 1.000,00) €. 20,00
Imponibile IVA €. 1.020,00
I.V.A. 22% (su imponibile IVA € 1. 020,00) €. 224,40
Totale parcella (lordo) €. (+) 1.244,40
A dedurre ritenuta acconto (20% su onorario) €. (-) 200,00
Totale netto da pagare €. 1.044,40

(Per ulteriori casistiche ricorrenti, clicca qui.)

La fattura dovrà riportare al suo interno l’esatta descrizione della prestazione erogata. Nel caso sorgessero dubbi circa l’esatta descrizione in fattura di una prestazione professionale, è possibile consultare il Nomenclatore delle prestazioni professionali degli Psicologi.

Inizialmente concepito come Tariffario, tale documento reca al suo interno le locuzioni nei termini accettati nella comunità scientifica, indicando per ciascuna di essa i relativi importi minimi e massimi.

È importante, tuttavia, precisare che il Decreto-legge n. 1/2012 (convertito nella Legge n. 27/2012), disponendo l’obbligo di pattuizione preventiva del compenso, ha disposto la completa abrogazione delle tariffe professionali. Pertanto, nella determinazione del suo compenso, lo psicologo potrà discostarsi tanto dai valori minimi quanto da quelli massimi indicati nel documento, che è comunque possibile consultare al solo scopo informativo (Per saperne di più, clicca qui).

Resta inteso, ovviamente, che, come prescritto dall’art. 23 del Codice Deontologico, «[…] la misura del compenso deve essere adeguata all’importanza dell’opera».


L’iscrizione all’Ente Nazionale di Previdenza e Assistenza per Psicologi (Enpap)

L’iscrizione all’Ente di previdenza è obbligatoria e deve essere richiesta entro i 90 giorni che seguono il conseguimento del primo compenso derivante dall’attività libero professionale, che solitamente coincide con l’emissione della prima fattura. L’ente di Previdenza dedicato agli psicologi liberi professionisti è l’Enpap (Per informazioni sull’iscrizione clicca qui).

Ogni anno è necessario versare all’Enpap:

  • un contributo soggettivo, che corrisponde al 10% del proprio reddito netto, per un importo minimo di € 780,00.
  • un contributo integrativo, che è a carico dei pazienti/clienti del professionista ed è pari al 2% dei corrispettivi lordi, con un minimo l’anno di € 60,00.
  • un contributo di maternità, necessario alla costituzione di un fondo per l’erogazione di un’indennità di maternità alle psicologhe libere professioniste, che per l’anno 2015 è pari a € 130,00.

L’Enpap prevede alcune agevolazioni per particolari categorie di psicologi (es. iscritti all’ente di previdenza da meno di tre anni e di età anagrafica non superiore ai 35 anni, pensionati, psicologi con reddito inferiore a € 1560,00 annui, etc.). Per informazioni specifiche si rimanda alle informazioni contenute in questa pagina del sito web dell’Ente.

I versamenti devono essere effettuati in due date:

  • entro il 1° marzo di ogni anno è necessario versare un importo in acconto;
  • entro il 1° ottobre è necessario versare il saldo.

Entro il 1° ottobre di ciascun anno inoltre è necessario dichiarare il reddito professionale percepito nell’anno precedente. Per le modalità di versamento dei contributi e per le modalità di dichiarazione dei redditi si rimanda alle informazioni contenute sul sito web dell’Ente previdenziale.


La dichiarazione dei redditi

A partire dall’anno successivo a quello di apertura della Partita Iva, lo psicologo libero professionista è tenuto a presentare la dichiarazione dei redditi compilando il Modello Unico persone fisiche 730.

Nella dichiarazione, oltre ai redditi percepiti, andranno indicati tutti gli oneri e le spese sostenute nel corso dell’anno precedente, che potranno essere portati in detrazione/deduzione, come, ad esempio, la quota d’iscrizione all’Albo, parte dei contribuiti previdenziali versati all’Enpap, l’eventuale costo sostenuto per la frequenza dei corsi di specializzazione in psicoterapia e le spese relative allo studio professionale.

La dichiarazione deve essere presentata per via telematica, eccezion fatta per alcuni casi specifici, entro il 30 settembre di ogni anno.

È possibile presentare la dichiarazione o compilando il modello di anno in anno pubblicato sul sito Internet dell’Agenzia delle Entrate (da inviare attraverso l’Area riservata del medesimo sito) o utilizzando gli appositi software (di compilazione e di controllo) elaborati per l’anno di riferimento dall’Agenzia delle Entrate.

A dichiarazione inviata, verranno automaticamente prodotti i modelli F24 necessari al pagamento delle imposte.


FAQs sull'inizio dell'attività professionale

FAQs sulla fatturazione dei compensi

FAQs sulla deducibilità di particolari oneri

Leggi anche: Lo studio professionale dello psicologo e/o psicoterapeuta