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Rimborsabilità quota d’iscrizione per i dipendenti pubblici

In attesa in conoscere il parere della Funzione Pubblica, ad oggi riguarderebbe solo gli avvocati

Rimborsabilità quota d’iscrizione per i dipendenti pubblici

Chiarimenti sulla rimborsabilità della quota d’iscrizione all’Albo per i dipendenti pubblici

In attesa in conoscere il parere della Funzione Pubblica, ad oggi riguarderebbe solo gli avvocati

 

Una recente sentenza della Suprema Corte di Cassazione (n. 7776/2915) ha stabilito che gli avvocati dipendenti di una pubblica amministrazione hanno diritto di ottenere il rimborso della quota d’iscrizione all’Albo da parte del datore di lavoro, dal momento che, per loro, l’esercizio della professione può avvenire soltanto nell’interesse di quest’ultimo.

Alla base della decisione della Cassazione, in altri termini, il vincolo di esclusività della prestazione lavorativa, che legittima e al contempo obbliga gli avvocati all’iscrizione nell’elenco speciale dell’Albo dedicato ai difensori dipendenti dello Stato e autorizzati all’esercizio della professione unicamente nei suoi riguardi, con una preclusione automatica, in alcun modo derogabile, all’esercizio della libera professione.

Nella sentenza si legge:

(…) il Consiglio di Stato, con il parere reso il 15 marzo 2011 nell’affare n. 678/2010 (…) ha affermato che, quando sussista il vincolo di esclusività, l’iscrizione all’Albo è funzionale allo svolgimento di un’attività professionale svolta nell’ambito di una prestazione di lavoro dipendente, pertanto la relativa tassa rientra tra i costi per lo svolgimento di detta attività, che dovrebbero, in via normale, al di fuori dei casi in cui è permesso svolgere altre attività lavorative, gravare sull’Ente che beneficia in via esclusiva dei risultati di detta attività.

Da questa premessa la Cassazione, con la stessa sentenza, ha tratto il principio di diritto di cui al punto n. 9:

(…) Il pagamento della tassa annuale d’iscrizione all’Elenco speciale annesso all’Albo degli avvocati, per l’esercizio della professione forense nell’interesse esclusivo dell’Ente datore di lavoro, rientra tra i costi per lo svolgimento di detta attività, che, in via normale, devono gravare sull’ente stesso (…).

Si applicherebbe, a giudizio della Cassazione, il principio civilistico secondo cui il datore di lavoro è obbligato a tenere indenne l’avvocato che agisce in sua vece da ogni diminuzione patrimoniale che questi abbia subìto in conseguenza dell’incarico assunto, fornendogli i mezzi patrimoniali necessari per lo svolgimento della sua attività (art. 1719 c.c).

Alla luce di tale significativa evoluzione giurisprudenziale, l’Ordine si è prontamente attivato per comprendere se il beneficio accordato dalla Cassazione alla professione forense potesse esser esteso per analogia ai numerosi psicologi dipendenti pubblici, ricevendo dal proprio consulente legale, tuttavia, un parere contrario in proposito.

Tale principio non può infatti riguardare anche gli psicologi dipendenti pubblici perché, pur avendo essi un vincolo nei confronti del datore di lavoro che viene definito dalla legislazione e dai contratti collettivi “vincolo di esclusività”, questo non corrisponde al vincolo di esclusività a cui si riferiscono il Consiglio di Stato e la Cassazione nei suddetti passaggi.

A differenza degli avvocati pubblici dipendenti, per i quali vige una preclusione inderogabile ab origine all’esercizio di una contemporanea attività, gli Psicologi, nonostante il rapporto cosiddetto “esclusivo”, hanno la possibilità di svolgere “altre attività lavorative” libero professionali (tra cui quella in intramoenia) e, pertanto, la loro situazione non rientra nella fattispecie delineata dal Consiglio di Stato e poi ripresa dalla Cassazione, propria degli avvocati pubblici dipendenti.

In altri termini, la possibilità stessa di chiedere l’autorizzazione all’esercizio della libera professione, a prescindere dagli esiti della richiesta, rende diverso il rapporto di lavoro pubblico di uno psicologo da quello di un avvocato.

Tuttavia, al fine di dirimere ogni possibile dubbio sull’eventualità di estendere il principio anche ad altre professioni, nelle scorse settimane è stato interpellato il Dipartimento della Funzione Pubblica. Sarà cura dell’Ordine divulgare ogni rilevante aggiornamento sul tema attraverso la presente pagina del sito web istituzionale.