
I fatti. Al Senato nell’ambito della discussione dell’atto n. 733, cosiddetto “Pacchetto sicurezza” alcuni senatori della Lega hanno presentato un emendamento dell’art. 35 del D.lgs n. 286/1998 (Testo Unico sull’immigrazione) che modifica i commi 4 e 6 e abroga il comma 5.
Nello scorso mese di ottobre la SIMM – Società italiana Medicina delle Migrazioni lancia un appello chiedendo di ritirare l’emendamento, sottolineandone l’inutilità e la pericolosità. L’Ordine degli Psicologi del Lazio condivide la preoccupazione espressa nell’appello per le motivazioni di seguito espresse.
Il quadro complessivo. L’emendamento può essere letto sotto due prospettive diverse ma complementari: da una parte la necessità di porre dei correttivi alla spesa sanitaria, anche in considerazione della particolare congiuntura economica, che si traduce genericamente in tagli della spesa; dall’altra il più ampio orizzonte della “sicurezza”.
Sotto la prospettiva economica, che i costi della crisi finanziaria in atto siano sostenuti dai cittadini in maniera inversamente proporzionale alla responsabilità di averla prodotta e favorita è oramai sotto gli occhi di tutti. Che tra i tagli che la situazione impone, il taglio alla spesa sanitaria sia il più iniquo e anche il più pericoloso, non ci sono dubbi. Che a farne le spese siano gli stranieri non in regola con le norme sul soggiorno è semplicemente assurdo! In particolare l’abrogazione del comma 5 è la proposta che più preoccupa per gli effetti che ne scaturiranno.
Attenzione, qui non stiamo parlando di discriminazione o razzismo. Non stiamo propugnando generici ideali di uguaglianza e pari opportunità nel diritto alla salute costituzionalmente sancite. La norma attualmente in vigore, in armonia con l’art. 32 della Costituzione Italiana, ha un duplice effetto: consente di tutelare la salute dell’immigrato e, al contempo, della comunità tutta, esercitando, ad esempio, una forma di prevenzione rispetto a tutta una serie di patologie diffusive e/o contagiose.
L’esito a breve termine è ridurre i costi della spesa sanitaria. L’esito a medio e lungo termine sarà un inevitabile aumento dei costi per far fronte a situazioni che evolveranno in emergenze laddove sarebbe stato possibile invece risolverle con interventi semplici e mirati.
Sotto la prospettiva della sicurezza riteniamo invece che una tale misura sia del tutto insufficiente se non controproducente. Come deterrente al soggiorno degli stranieri, irregolari o clandestini, nel nostro paese senz’altro sarà priva di effetti: che deterrente può essere infatti il non aver accesso a cure sanitarie laddove l’alternativa sarebbe rimanere in luoghi e situazioni dove guerra, indigenza, malnutrizione minacciano la stessa ipotesi di sopravvivenza? L’unico effetto sarà che costoro, eviteranno di rivolgersi alle strutture sanitarie anche se affetti da patologie potenzialmente contagiose. Insomma invece che renderci “più sicuri”, paradossalmente questo emendamento potrà avere ripercussioni sulla salute collettiva!
La prospettiva psicologica. E’ indispensabile porre l’accento sulla dimensione psicologica che si accompagna alla dimensione organica e che rende l’individuo quello che è. Sotto questo aspetto è fondamentale ribadire che solo una diagnosi psico-patologica precoce, seguita da un intervento tempestivo può evitare la cronicizzazione di patologie psichiche. La portata nefasta dell’emendamento è evidente se si considera il lavoro svolto quotidianamente dai colleghi nel SSN, i cui utenti rientrano sempre più nella tipologia in questione: straniero non in regola o clandestino, spesso portatore di patologia contagiosa e/o diffusiva, a volte affetto da dipendenze, e così via.
Cosa accadrà concretamente, se tale emendamento sarà accolto? Semplicemente lo psicologo, al pari degli altri operatori sanitari e dei medici sarà obbligato procedere alla “segnalazione” a meno di non ricorrere all’“obiezione di coscienza” in nome della priorità etiche e deontologiche.
Etica e deontologia. Noi psicologi crediamo ancora e fortemente che queste non siano pure denominazioni vuote di ogni senso ma che su di esse si imperni la missione stessa della nostra professione, al di là di tutte le considerazioni fatte fino a questo punto e al di sopra di esse.
Per questo motivo ci uniamo all’appello della SIMM e diciamo NO all’emendamento!
Marialori Zaccaria
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