
Intervento del Presidente dell’Ordine degli Psicologi del Lazio dott.ssa Marialori Zaccaria all’incontro “Non più morti sul lavoro”del 11 dicembre 2007
Sappiamo tutti quanto siano ancora terribilmente frequenti gli episodi di morte sul luogo di lavoro, ultimo dei quali quello degli operai della
ThyssenKrupp di Torino, che ha sconvolto l’opinione pubblica oltre che la vita delle famiglie e dei colleghi delle vittime. In Italia muoiono
ogni giorno in media cinque persone al giorno: una vera e propria strage. È sempre più urgente dunque la adozione da parte del Governo
del testo unico che, operando il riassetto e la riforma della materia in virtù della legge delega n. 123/2007, sia in grado di prevenire davvero eventi drammatici come quello di Torino e come tutti gli altri che si verificano purtroppo quotidianamente.
Ma proprio a proposito del testo unico, intendo presentarvi un aspetto che potrebbe apparire quasi marginale in un incontro intitolato “Non più morti sul lavoro”, ma che invece ritengo non debba essere trascurato, poiché di fondamentale importanza per la tutela della salute e della sicurezza sul lavoro. Sto parlando dei cosiddetti “nuovi rischi”, quei rischi per la salute dei lavoratori che sono legati agli aspetti psicologici e sociali dell’attività lavorativa.
Come sappiamo, gli Onorevoli Cancrini, Zanotti e Dioguardi, in sede di approvazione della legge n. 123, hanno presentato un ordine del giorno impegnativo per il Governo, affinché quest’ultimo, nel riformare la materia, si adegui alla necessità di prendere in considerazione anche i fattori psico-sociali ed organizzativi del lavoro nella prevenzione e nella gestione dei rischi, necessità che è stata condannata dalla Corte di Giustizia Europea ed espressa a più riprese dalle istituzioni internazionali (Organizzazione Internazionale del Lavoro, Organizzazione Mondiale della sanità) ed europee (Commissione, Consiglio, Parlamento europeo) [si vedano la Comunicazione della Commissione europea, COM (2002) 118, sulla strategia comunitaria per la salute e la sicurezza sul luogo di lavoro 2002-2006; la Risoluzione Consiglio dell’Unione europea del 3 giugno 2002 sullo stesso argomento; il parere del Comitato economico e sociale europeo SOC/065 del 2001; il Rapporto dell’Agenzia europea per la Sicurezza e la Salute sul lavoro del 27 gennaio 2006].
Negli ultimi anni, infatti, si è notevolmente accresciuta la consapevolezza che la salute degli individui racchiude in sé non solo l’aspetto dell’integrità fisica ma anche quello del benessere psicologico, che è intimamente connesso al primo ed esercita una profonda influenza su di esso. Ecco perché le istituzioni competenti, come l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (1986), in materia evidenziano con forza sempre maggiore l’esigenza di tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori anche dal rischio psico-sociale, definito in termini di “interazione tra contenuto del lavoro, gestione ed organizzazione del lavoro, condizioni ambientali e organizzative da un lato, competenze ed esigenze dei lavoratori dipendenti dall’altro .”
Le recenti trasformazioni della società e del mercato del lavoro, caratterizzati da una crescente precarietà ed insicurezza economica, fanno emergere nuovi disagi, determinati anche dalle modalità organizzative del lavoro . Di pari passo con le forme di lavoro “atipico”, precario e sottopagato, aumentano i carichi ed i ritmi di lavoro, la necessità di svolgere talora una doppia attività lavorativa e, quindi, la difficoltà di trovare il giusto equilibrio fra tempo dedicato al lavoro e tempo libero.
Oltre alla atipicità, incidono in maniera negativa sulla psiche dei soggetti anche la ripetitività e la monotonia del lavoro, nonché altri fattori quali i processi di lavoro usuranti (per esempio lavori in continuo, sistemi di turni, lavoro notturno) e quelli che comportano isolamento e mancanza di comunicazione con i colleghi (come ad esempio il lavoro di data entry ai videoterminali), la carenza di contributo al processo decisionale, l’assegnazione di mansioni eccessivamente complesse, l’eccessivo carico di responsabilità, la demotivazione causata dal venire meno di aspettative e aspirazioni, il senso di inadeguatezza e/o di inutilità con una conseguente bassa autostima, l’affaticamento mentale per rumore, affollamento, difficili contatti con il pubblico, l’assenza di controllo da parte dei superiori, le situazioni di conflittualità con i colleghi ed i superiori.
Alcuni studi a livello della UE ci indicano come il fenomeno dello stress da lavoro sia alquanto diffuso.
Il 45% svolge lavori monotoni, il 44% non ha la rotazione dei compiti, il 50% ha compiti ripetitivi.
Tutti questi elementi possono contribuire all'insorgenza dello stress, che nelle ipotesi peggiori può evolvere verso la cosiddetta sindrome da burn-out che si focalizza soprattutto tra quelle categorie professionali di carattere sociale da cui può dipendere il benessere dell'utenza ed ha ripercussioni negative anche sulla produttività e sull'efficienza aziendale.
I disturbi da stress legato al lavoro si manifestano, fra l'altro, con senso di affaticamento mentale, modificazioni dell'umore (irrequietezza, aggressività, ansia, depressione..), problemi gastrointestinali, cefalee, insonnia, etc. È evidente, dunque, che i rischi psico-sociali, pur investendo direttamente l'aspetto psicologico e sociale della salute, hanno conseguenze, talora anche gravissime, sull'integrità fisica dei lavoratori. Si pensi agli effetti che lo stress, la depressione e l'ansia possono avere sull'insorgenza di malattie cardiovascolari e sull'indebolimento del sistema immunitario, nonché sulla disattenzione dei lavoratori nello svolgere la propria attività, con un aumento della mortalità collegata ad infortuni provocati dalla distrazione e dall'errore umano.
Da una indagine condotta nel 2005 dalla Fondazione europea per il Miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro risulta che, dopo il mal di schiena ed i dolori muscolari, lo stress è il primo sintomo connesso al lavoro, accusato dal 23% dei lavoratori europei, al pari dell'affaticamento generale. Seguono poi, tra i sintomi di carattere psicologico, l'irritabilità (11%), l'insonnia (9%) e l'ansia (8%).
Ulteriore fattore di rischio, proprio per quel che concerne le interazioni con i colleghi ed i superiori, è costituito dal fenomeno del mobbing, parola di derivazione inglese che individua un insieme di comportamenti di violenza fisica e psicologica tenuti da lavoratori nei confronti di altri lavoratori, che spaziano dalle intimidazioni, all'ingiuria, alle discriminazioni, all'isolamento, al demansionamento, alle molestie sessuali, etc. A livello della UE una ricerca del 2000 ci dice che 12milioni di persone sono state vittima di molestie psicologiche.
Tutti i citati problemi di salute legati allo stress, come si accennava, hanno conseguenze negative anche sui datori di lavoro. Una delle principali criticità è rappresentata dal cosiddetto assenteismo: si pensi che in Europa, un milione di giornate lavorative all'anno sono perse a causa dello stress. Pochi giorni fa il Presidente della Confindustria ha sollevato molte polemiche additando l'assenteismo come uno dei problemi più gravosi per l'amministrazione pubblica. A questo proposito, i datori di lavoro sia pubblici che privati dovrebbero cercare, invece di condannare aprioristicamente il fenomeno, di prevenirlo perseguendo quanto più possibile il benessere organizzativo.
Inoltre, le aziende subiscono pregiudizi economici non indifferenti anche in relazione alla necessità di formare nuove leve a causa dell'elevato turn-over, alla riduzione della produttività e della qualità del lavoro di chi è affetto da disagi psico-sociali, nonché ai costi collegati al crescere del contenzioso (cause per risarcimento di danni connessi al lavoro e in particolare al mobbing) e al rimborso di spese mediche. Secondo dati divulgati dall'Organizzazione Internazionale del Lavoro, ogni anno il 4% del PIL mondiale viene speso per problemi connessi a malesseri psico-sociali sul luogo di lavoro .
Davanti al quadro sin qui delineato, è doveroso ribadire la necessità che si intervenga a livello legislativo per definire ed affrontare in maniera sistematica il problema dei rischi psico-sociali ed organizzativi.
Prima ancora, però, è necessario che l'Esecutivo, in osservanza del richiamato ordine del giorno firmato dagli Onorevoli Cancrini, Zanotti e Dioguardi, disciplini, in via generale, la tutela dei lavoratori rispetto ai rischi legati a tutti i fattori di carattere psico-sociale, quindi, come detto, non solo alle relazioni interpersonali con i colleghi ma sopratutto all'ambiente lavorativo e alle modalità organizzative del lavoro.
In quanto Presidente dell'Ordine degli Psicologi del Lazio, ancor prima della approvazione della legge n. 123/2007, mi ero già rivolta al Ministero della Salute e al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali per chiedere che facessero proprie le istanze relative alla presa in considerazione della salute intesa anche come benessere psicologico e sociale dell'individuo.
In particolare, mi sembrerebbe opportuno inserire uno psicologo nella équipe che si occupa dell'esame e della valutazione dei rischi, nonché della successiva individuazione di misure di prevenzione e di protezione da adottare conseguentemente alla valutazione effettuata. Uno psicologo nominato, accanto al medico competente, quale soggetto incaricato delle prevenzione, protezione e sorveglianza sanitaria in relazione ai rischi di natura psico-sociale. La figura dello psicologo competente sarebbe infatti di fondamentale importanza al fine di una rilevazione tempestiva dei sintomi psicologici e comportamentali di situazioni di disagio psico-sociale connesse al "clima" e all'organizzazione del lavoro.
Lo psicologo competente potrebbe dunque svolgere funzioni di indagine, ascolto, prevenzione, informazione e formazione. Partendo da una mappatura dei malesseri di carattere psico-sociale connessi all'ambiente di lavoro, il professionista potrebbe poi proporre alla dirigenza le misure più idonee ad assicurare il benessere organizzativo del luogo di lavoro e a migliorare la qualità della convivenza sociale dei lavoratori.