Ordine degli Psicologi del Lazio - il portale dello Psicologo

Logo stampa
Ordine degli Psicologi del Lazio - Home Page
 
 

Area iscritti

Categorie in cerca di misure condivise

Il Sole 24 Ore » 17 gennaio 2012

MERCATI E MANOVRA    Liberalizzazioni

Tutti i numeri  i confini del comparto

CATEGORIE IN CERCA DI MISURE CONDIVISE

Più formazione e maggiore tutela dei clienti No alla  deregulation dei servizi offerti

PAGINA A CURA DI

Laura Cavestri

Maria Carla De Cesari

Valentina Melis

Marco Peruzzi

Abolire le tariffe là dove ancora previste, senza stabilire un "prezzo" di riferimento che consenta al cliente di orientarsi e di avere un'idea di quanto può costare una prestazione professionale, non sarà utile ai consumatori. Cominciare i tirocini già durante il periodo degli studi universitari può presentare dei vantaggi in termini di avvicinamento alla professione, ma le università non sempre sono in grado di organizzare tirocini che siano formativi come la pratica full-time in studio. Liberalizzare i servizi professionali, poi, non può coincidere con una deregulation totale, quanto mai pericolosa in settori come la tutela della salute e della legalità e stabilità dei rapporti fra cittadini. Il Governo non può procedere, in questo campo, se non attraverso un confronto con le categorie e con le loro specificità. Per rilanciare la crescita, infine, ciascun Ordine ha la

sua ricetta ma le esigenze chiave sembrano sostanzialmente l'innalzamento del livello culturale e tecnico della formazione, il finanziamento della ricerca, la semplificazione della burocrazia, l'efficacia dei controlli della pubblica amministrazione sulle prestazioni tecniche.

L'iniziativa

È quanto rivela il forum con le categorie professionali organizzato dal Sole 24 Ore proprio nei giorni più caldi del confronto sulle liberalizzazioni. Mentre il Governo ha ripreso in mano con decisione l'ipotesi di intervenire sulle professioni e il ministero della Giustizia Paola Severino ha convocato gli Ordini sottoposti alla propria competenza (si veda l'articolo a pagina 13), «Il Sole 24 Ore» ha fatto quattro domande (si veda il testo dei quesiti in questa stessa pagina) a 25 presidenti di categorie professionali, invitandoli a dare indicazioni sui temi caldi di queste settimane. Sotto esame sono finiti, così, gli interventi sulle tariffe, con le possibili conseguenze per le categorie e la possibilità di anticipare il tirocinio a ll'università. A questi quesiti di carattere contenutistico, legati alla stretta attualità, Il Sole 24 Ore ha aggiunto due richieste più generali: che cosa la categoria ritiene essenziale per il proprio sviluppo e quale errore il governo Monti dovrebbe cercare di evitare

nel cammino, breve o lungo che sia, che porterà all'intervento sugli Ordini.

Dalle risposte (riportate a fianco) deriva una radiografia di desideri e paure, speranze e timori dell'universo professionale italiano.

La via della concertazione

Per quasi tutti i presidenti degli Ordini, l'errore più grave che il Governo potrebbe commettere è quello di procedere con un decreto sulle liberalizzazioni senza un vero confronto con le categorie professionali. La strada da seguire - dicono insomma - non è l'abolizione degli Ordini, ma il loro adeguamento alle nuove esigenze della società. I farmacisti, ad esempio, propongono un aggiornamento del piano di studi per rilanciare la professione in ambiti nuovi: l'ospedale, la ricerca e l'industria.

Gli ingegneri invitano il Governo a evitare di adeguarsi al clima di "caccia alle streghe" che si è creato attorno ai professionisti, che rischiano di essere indicati come i responsabili di «situazioni incrostate da anni di immobilismo». Il presidente dei notai, Giancarlo Laurini, mette in guardia l'Esecutivo dal procedere sulla strada di una «eccessiva deregulation all'insegna di una semplificazione emotiva e non ponderata», tenendo presente che il controllo notarile garantisce la certezza e la stabilità dei rapporti fra cittadini in 21 del 27 Paesi dell'Unione. Un invito che arriva al Governo da numerosi presidenti degli Ordini è quello di non equiparare l'attività professionale a quella imprenditoriale.

Sulle società fra professionisti, poi, c'è qualche apertura, ma a patto che siano superate le regole attuali, definite «un obbrobrio giuridico» dal presidente dei commercialisti Claudio Siciliotti. Il numero uno degli avvocati, Guido Alpa, mette l'accento sull'esigenza di «prevedere un sistema di imposizione fiscale che renda più agevole la costituzione di società fra professionisti».

Quanto al possibile intervento sui tirocini, per anticiparne l'inizio agli anni dell'Università, il presidente dei consulenti del lavoro e del Cup, Marina Calderone, sottolinea che «il collegamento tra professioni e percorso di studi universitario è fondamentale», pur essendo «insostituibile la pratica svolta presso gli studi». E gli agrotecnici fanno sapere di aver avviato già otto anni le prime convenzioni con le università.

Piuttosto che mettere l'accento sui tirocini, poi, molti presidenti preferiscono parlare di formazione continua e di investimenti sulla qualità dei corsi di studi e della ricerca, soprattutto nel campo scientifico.

14.712 23.000 AGROTECNICI 874 198.000 ATTUARI 142.035 37.367

ARCHITETTI 28 n.d. AGENTI DI CAMBIO 27.100 78.760 CONSULENTI DEL LAVORO 81.624 133.250

FARMACISTI 15.369 30.000 GEOLOGI 20.993 25.000 AGRONOMI E FORESTALI ORDINE ISCRITTI  VOLUME AFFARI MEDIO 9.978 44.000 CHIMICI 30.671 34.512 BIOLOGI 112.164 104.000     COMMERCIALISTI ED ESPERTI CONTABILI 37.460 n.d. ASSISTENTI SOCIALI

Tutti i numeri e i confini del  comparto

LE DOMANDE

1 Senza tariffe, quali effetti prevede per la sua categoria?

2 Cosa pensa del tirocinio svolto tutto durante l'università?

3 Qual è la misura che serve alla sua categoria per crescere?

4 Quale errore non deve fare il Governo Monti?

 

AGRONOMI E FORESTALI

Andrea Sisti

La formazione si fa sul campo

1 Di fatto con il «decreto Bersani» le tariffe sono solo indicative e sono un utile strumento di verifica del lavoro svolto. Stiamo valutando l'introduzione degli standard di qualità prestazionale a garanzia sia del committente sia della "concorrenza" leale tra professionisti.

2 Siamo assolutamente favorevoli all'intensificazione di percorsi di formazione sul campo.

3 L'introduzione delle Reti di professionisti, sul modello delle reti di impresa, per poter assicurare anche ai professionisti singoli di aggregarsi in una forma più libera ma che consente di avere i vantaggi delle società. E poi fare riferimento ai professionisti come mediatori culturali nel trasferimento dell'innovazione alle imprese e al territorio per creare valore economico, sociale e ambientale.

4 Non parlare con gli Ordini. Proporre un decreto liberalizzazioni che non coglie l'organicità e la complessità dell'esercizio di una professione e soprattutto di consentirci di avere tutti gli strumenti per competere in Europa e nel mondo.

 

AGROTECNICI

Roberto Orlandi

Il tirocinio è già in università

1 L'Albo degli agrotecnici, essendo uno degli ultimi costituiti, non ha mai avuto una tariffa approvata dal ministero. Dunque per noi nulla cambia. Anzi, paradossalmente, stiamo meglio degli altri perché adesso tutti opereranno con modalità per noi consuete.

2 È un'ottima cosa, che peraltro già pratichiamo da otto anni. Il nostro tirocinio è variabile da 6 a 24 mesi; nel 2003, unici in Italia, sottoscrivemmo la prima convenzione con l'Università di Bari e oggi abbiamo 133 convenzioni operative con altrettanti corsi di laurea.

3 Chiarezza sulle competenze. Metà della nostra attività è assorbita da ricorsi contro la pubblica

amministrazione che nega le competenze degli agrotecnici. La spuntiamo quasi sempre, ma dopo anni.

Serve una norma sanzionatoria, che punisca non solo le amministrazioni ma direttamente chi al loro interno crea ostacoli indebiti.

4 Procedere senza confrontarsi con le categorie. È chiaro che chi Governa decide, ma in un Paese moderno non è pensabile promuovere riforme complesse negando il confronto.

ARCHITETTI

Leopoldo Freyrie

Senza tariffe danno per i clienti

1 L'abolizione del riferimento al costo della prestazione professionale causerà un danno ai consumatori: non difendiamo una tariffa desueta, ma come farà il cittadino (e il giudice in caso di contenzioso) a capire se un preventivo è equo? E gli enti appaltanti a stabilire le soglie per i progetti pubblici?

2 Così come nella formazione permanente sarà fondamentale l'apporto dell'Università, per il tirocinio è indispensabile il know how del mondo professionale. Se così non fosse il tirocinio sarà inutile perché l'università non è in grado, se non in parte, di preparare i laureati al lavoro.

3 Gli architetti hanno bisogno che, attraverso le leggi, si vada verso un innalzamento del livello culturale e tecnico, mediante politiche per la qualità che selezionino sul merito e la capacità di ricerca e innovazione.

4 Il Governo non deve orientare la sua azione al mero dualismo industria-lavoratori né pensare che le liberalizzazioni inducano da sole sviluppo. Dopo aver aggiornato - nel bene e nel male - le regole del gioco, il Governo deve investire nel capitale umano e intellettuale.

ASSISTENTI SOCIALI

Edda Samory

Una risorsa alle politiche sociali

1 Noi siamo solo in parte toccati dall'abolizione delle tariffe. L'abolizione costituisce certamente un calmiere della parcella professionale e può aprire a una maggiore concorrenza. Laddove è stata applicata ha però in effetti evidenziato la necessità di definire poi un rapporto qualità-costo.

2 Il percorso formativo degli assistenti sociali ha previsto fin dalle origini il tirocinio nella formazione di base.

Dall'esperienza ricavata possiamo sostenere che è estremamente importante.

3 Un'esigenza molto forte è l'identificazione del servizio sociale professionale come livello essenziale di intervento di assistenza pubblica a favore dei cittadini in difficoltà. Quindi riconoscere l'Ordine professionale degli assistenti sociali come risorsa dello Stato per le politiche sociali.

4 Non deve non valutare i provvedimenti da adottare nella loro ricaduta sociale per evitare un'alimentazione ulteriore di stati di povertà. Promuovere il benessere delle persone avrà una ricaduta in termini di riduzione di costi per il bilancio sociale sanitario.

ATTUARI

Giampaolo Crenca

La qualità al primo posto

1 Le tariffe nella professione attuariale ormai non ci sono più da alcuni anni e conviviamo quindi da tempo con questa situazione. La vera questione comunque non è economica; eliminare le tariffe minime potrebbe comportare il rischio di abbassare la qualità.

2 È una novità tutta da studiare a maggior ragione per la nostra categoria che sta lavorando per introdurre il tirocinio obbligatorio. Una soluzione ragionevole ed efficiente per la professione attuariale potrebbe essere quella di svolgere il tirocinio in parte nel corso della carriera universitaria e in parte dopo.

3 Essere chiamati a livello istituzionale sui temi di nostra competenza, in particolare la previdenza e le assicurazioni

4 Quello di pensare che le professioni siano solo casta e privilegi. La strada non è abolire gli Ordini, che rappresentano una garanzia per i consumatori, ma lavorare insieme per adeguarli alle innovate esigenze della società. In quest'ottica le professioni sono pronte a discutere anche delle società professionali.

AVVOCATI

Guido Alpa

Serve la pratica in uno studio

1 L'equivalenza economica tra liberalizzazioni ed effettivi vantaggi per i cittadini sono tutti da provare. I minimi tariffari sono stati aboliti dal 2006. Eppure i costi dell'accesso alla giustizia sono cresciuti.

2 I corsi universitari, per come sono strutturati, non permettono di acquisire l'esperienza pratica per svolgere la professione. Per questo, è importante fare un buon tirocinio in studio. Anticipando il tirocinio al periodo universitario, lo studente studierà peggio e non imparerà la professione. Questo non è puntare sulla qualità.

3 Vogliamo rafforzare la nostra dimensione europea e allargare il mercato professionale forense. I nostri studi devono essere multidisciplinari e allargare la loro offerta, per essere più competitivi. Sarebbe utile consentire allo studio legale di avvalersi di società di servizi e prevedere un sistema di imposizione fiscale che renda più agevole la costituzione di società tra professionisti.

4 È necessario un processo di confronto sulle iniziative di riforma della giustizia e di liberalizzazione delle professioni. (presidente uscente)

BIOLOGI

Ermanno Calcatelli

Il vero rischio è l'anarchia

1 Gli effetti non saranno positivi. La tariffa è sinonimo di qualità, si andrà incontro a dequalificazione professionale e concorrenza sleale. L'Ordine non potrà sparare nemmeno cartucce a salve nei confronti degli iscritti che utilizzano tariffe al di sotto dei costi.

2 Il tirocinio è di per sé un grande momento di formazione professionale. L'Università però ne fa un uso distorto continuando a utilizzare i laureati o laureandi in ricerche che poco hanno a che fare con la futura attività professionale.

3 In biologia quando si pensa di aver raggiunto una discreta preparazione e formazione ci si accorge che in realtà, a seguito di una scoperta o di nuove linee guida, bisogna riprendere tutto dall'inizio. Comunque è sempre stimolante riprendere...

4 Ormai li ha fatti. Liberalizzare non porterà alcun beneficio ai cittadini perché non ci sarà alcun risparmio. All'interno delle stesse professioni si rischia l'anarchia, anche perché le professioni non regolamentate da queste liberalizzazioni sono quelle che trarrano più benefici.

CHIMICI

Armando Zingales

Sanzioni a tutela della concorrenza

1 L'abolizione esplicita delle tariffe consentirà di ricorrere al giudice ordinario per contrastare concorrenza sleale e fenomeni di dumping. Occorrerebbe prevedere un organismo giurisdizionale unico (misto) per sanzionare economicamente e con la sospensione dell'attività sia i professionisti sia le società che violano le norme di corretta concorrenza.

2 Pur se condivisibile in linea di principio, il tirocinio durante l'università, per i chimici, rischia di risultare inefficace e di questo pagherebbero le conseguenze i giovani, che sarebbero costretti a fare un altro "tirocinio di fatto".

3 Chiediamo da tempo una seria e concreta applicazione del principio di sussidiarietà, che preveda la semplificazione di numerosi iter autorizzativi (dalle emissioni alle industri alimentari e cosmetiche eccetera) a fronte di una "asseverazione" del chimico che assume la responsabilità della regolarità (e sicurezza) di quanto si realizza.

4 Così come si prospettano, le liberalizzazioni sono un regalo a monopolisti od oligopolisti che

intercetteranno importanti quote di reddito, attualmente distribuito fra molti soggetti.

COMMERCIALISTI

Claudio Siciliotti

Nuove società tra professionisti

1 L'abolizione delle tariffe è una sciocchezza, almeno quanto la pretesa della loro inderogabilità è una battaglia di retroguardia che probabilmente ha concorso a creare questo clima sfavorevole. Massima libertà agli accordi tra le parti, ma un riferimento è necessario.

2 Non è un vero tirocinio.

Il tirocinio è un periodo particolarmente intenso di formazione pratica e mal si concilia con logiche di concentrazione mentale part time.

3 Non siamo a caccia di riserve fini a se stesse, ma potremmo sicuramente svolgere con profitto, per noi, per i nostri clienti e per il sistema, funzioni pubblicistiche in materia di certificazione del merito creditizio e pure in materia di certificazione fiscale. Ci servono poi società tra professionisti che non siano però l'obbrobrio giuridico attualmente previsto.

4 Dimenticare che questa crisi è anzitutto una crisi che investe i conti pubblici e la sottostante struttura dello Stato. In parallelo alle liberalizzazioni nei vari settori economici servirebbe la liberazione del Paese dalla parte eccedente di Stato.

CONSULENTI DEL LAVORO

Marina Calderone

La pratica in studio è insostituibile

1 L'abolizione delle tariffe minime rappresenta un tema di natura ideologica; si dimentica infatti che nel 2006 la legge Bersani ha abolito i minimi tariffari inderogabili. e la legge di stabilità ha poi eliminato anche il riferimento alle tariffe come valore indicativo, in questo commettendo, a mio avviso, un errore.

2 Il collegamento tra professioni e percorso di studi universitario è fondamentale. Nell'ordinamento dei consulenti del lavoro è previsto che i giovani possano svolgere parte del tirocinio durante il percorso di studi.

Ma la pratica svolta presso gli studi è insostituibile.

3 Una misura fondamentale può essere rappresentata dalla creazione di un nuovo modello di welfare, che interessi anche i lavoratori autonomi.

4 È indispensabile la concertazione dei percorsi riformatori. Questa è la parola fondamentale per giungere a riforme condivise e strutturali del sistema. Mi auguro che il concetto ideologico di liberalizzazioni non sia uno schermo per aprire il mercato alle multinazionali, arrivando a un sistema concorrenziale senza regole e a discapito dei professionisti e dei cittadini utenti.

FARMACISTI

Andrea Mandelli

Liberalizzare non giova al Paese

1 Sarebbe facile dire che non prevede effetti di sorta, visto che l'Ordine dei farmacisti non prevede un tariffario.

2 È senz'altro una misura che agevola il laureando, non solo perché abbrevia l'iter formativo ma perché permette un miglior raccordo della formazione curricolare con la futura pratica professionale.

3 Se per crescita si intende la capacità di affrontare la professione in tutti i suoi aspetti, direi senz'altro un aggiornamento del piano di studi. Oggi si pensa al farmacista prevalentemente come il professionista della farmacia di comunità. In realtà la nostra figura professionale può andare a rivestire anche molti altri ruoli, nell'ospedale, nella ricerca, ma anche nell'industria.

4 L'errore peggiore sarebbe mettere mano a un servizio rivolto alla tutela della salute come il nostro senza considerare, accanto agli aspetti economici, anche quelli di qualità del servizio e della sostenibilità del sistema. Soprattutto, sarebbe un errore procedere senza confrontarsi con le professioni coinvolte e in clima di emergenza: non è la liberalizzazione delle farmacie che può far ripartire il paese.

PERITI INDUSTRIALI

Giuseppe Jogna

Poche regole, ma valide per tutti

1 Nessun effetto. Per quello che ci riguarda le tariffe sono state abolite nel 2006. Ma anche in quel caso ebbero un impatto del tutto irrilevante. Siamo da sempre abituati a confrontarci sul mercato. Ci sembra invece controproducente cancellare le tariffe di riferimento utilizzate nei contenziosi tra professionisti e pubblica amministrazione.

2 In linea di principio è giusto ridurre il periodo di tirocinio da tre anni a 18 mesi. Dobbiamo recuperare il gap con gli altri Paesi e accelerare l'ingresso nel mondo. Ma se questo è l'obiettivo non sarebbe più coerente ridurre l'istruzione secondaria di un anno?

3 Bisogna dare ai nostri professionisti la possibilità di costituire società multidisciplinari. Solo così sarà possibile garantire prestazioni tecniche rispondenti ai livelli di qualità richiesti dal mercato.

4 Liberalizzare va bene, ma il presidente del Consiglio non deve considerare le professioni un ostacolo per la crescita del Paese. Siamo al contrario una delle soluzioni. Ci dia buone e poche regole valide per tutti e tiriamo fuori l'Italia dalla crisi.

GEOMETRI

Franco Savoldi

Senza i minimi più lavoro ai giovani

1 I geometri non hanno mai avuto grande interesse per le tariffe, soprattutto per quelle minime e inderogabili.

La loro vasta clientela viene fidelizzata attraverso la qualità delle prestazioni e definita da procedure standard redatte dalla categoria in collaborazione con Uni. Abolite le tariffe il lavoro dovrebbe aumentare per tutti e soprattutto per i giovani.

2 L'università ha il compito di insegnare e può garantire un efficace tirocinio solo se svolto in convenzione con le strutture di categoria.

3 Attendiamo da decenni una definizione delle nostre competenze nei nostri tradizionali settori di attività: edilizia, topografia ed estimo. Una definizione che tenga conto sia dell'evoluzione tecnologica sia dell'esperienza maturata sul campo da oltre 100mila professionisti.

4 Non deve consentire che la riscrittura dei regolamenti professionali si limiti ai soli principi enunciati e resi obbligatori dai decreti del 2011. Quei principi, se correttamente recepiti, comportano l'integrale e totale rielaborazione delle leggi di ciascuna professione.

 

PSICOLOGI

Giuseppe Luigi Palma

Serve il numero chiuso all'università

1  Attendiamo da 13 anni l'approvazione del tariffario da parte dei ministeri competenti. Pertanto l'abolizione delle tariffe non ha per noi alcun effetto.

2  Siamo assolutamente favorevoli a condizione che il percorso formativo sia nell'insieme davvero

professionalizzante a garanzia di prestazioni di qualità a tutela della salute del cliente/utente.

3  Abbiamo la necessità di introdurre il numero programmato di accessi all'università, definito in base alle esigenze del mercato.

4  Mi permetto solo di suggerire di non approcciare la problematica della riforma delle professioni con i soliti pregiudizi, senza tener conto delle specificità dei ciascuna di esse e senza un'autentica interlocuzione con gli Ordini. Nel caso della nostra professione una liberalizzazione fine a se stessa non farà emergere il merito, ma piuttosto i ciarlatani da cui la popolazione dovrà difendersi. La nostra professione trova fondamento

nell'articolo 32 della Costituzione che tutela il diritto alla salute. E con la salute non si scherza.

 

GEOLOGI

Gian Vito Graziano

 Sì all'aggiornamento senza speculazioni

1 Gli effetti dell'abolizione delle tariffe ci sono già stati con la legge Bersani, per cui si possono già trarre i primi bilanci, che mi pare contengano molti elementi di criticità. Oggi preoccupa ulteriormente l'abolizione dei riferimenti alla tariffa.

2 Vedo meglio un'offerta differenziata di tirocini, che possa svolgersi in parte all'interno delle università, in altra parte in studi professionali e/o in aziende e laboratori del settore. Guardo tuttavia con favore alla possibilità che il tirocinio inizi sin dall'università.

3 Auspico che la crescita della categoria si esplichi in diversi ambiti, dalla maggiore affermazione in termini di ruolo sociale a servizio della collettività, al raggiungimento di una più estesa cultura tecnico-scientifica. Sono dunque molto favorevole all'aggiornamento professionale continuo, purché ci si attrezzi contro le speculazioni.

4 Il Governo non deve fare l'errore di equiparare il professionista all'impresa. Numerose le differenze, anche in termini di fiscalità.

TECNICI SANITARI DI RADIOLOGIA MEDICA

Alessandro Beux

Chiediamo più confronto

1 È una questione che non ci riguarda: non abbiamo tariffe minime. Nel 2006, in accordo con il ministero della Salute abbiamo rimosso il passaggio del Codice deontologico che le richiamava.

2 Per noi è già così: il tirocinio è tutto svolto all'interno del corso di laurea, che si conclude con la discussione della tesi e la contestuale abilitazione all'esercizio della professione.

3 Un ambiente istituzionale all'interno del quale i tecnici di radiologia possano confrontarsi,

contemporaneamente, con la Conferenza Stato-Regioni e i ministeri della Salute e dell'Università. La nostra è una professione dalle grandi potenzialità, solo parzialmente intraviste dai decisori: se maggiormente riconosciuto e valorizzato, il tecnico di radiologia potrebbe contribuire ulteriormente alla sostenibilità del sistema sanitario.

4 Pensare che la nostra sia una professione corporativa. Non controlliamo l'accesso alla professione, non abbiamo tariffe minime. I collegi dei tecnici di radiologia non sono luoghi di potere.

GIORNALISTI

Enzo Iacopino

Stop alle divisioni con i pubblicisti

1 Noi non abbiamo tariffe minime o massime. Se le avessimo avute, non ci sarebbe stato nel nostro mestiere un caporalato che a tratti è precipitato in una sorta di schiavitù, con colleghi retribuiti anche meno di due euro ad articolo.

2 Può essere una strada certamente interessante come risposta alle difficoltà che incontra chi spera di poter fare questo mestiere. Ma accanto ai docenti accademici debbono esserci giornalisti con grande esperienza. E deve essere retribuito per evitare una manodopera a costo zero.

3 Una formazione che faccia crescere la qualità, onorando il dovere costituzionale di garantire ai cittadini una informazione "responsabile e pacata", rispettosa della verità e delle persone. Abbiamo bisogno di chiarezza: non funziona più la divisione attuale tra professionisti e pubblicisti.

4 Non deve ragionare per mucchi. Noi siamo professionisti atipici, lavorando alle dipendenze di editori che troppo spesso hanno prevalenti interessi terzi.

 

TECNOLOGI ALIMENTARI

Giancarlo Criscuoli

Aspetto economico in secondo piano

1 Si vuole puntare l'attenzione sulle tariffe, ma il problema è un non problema. È necessario invece

equilibrare la capacità professionale alla tariffa. Mi spiego: serve un professionista capace o uno che costa poco? In sintesi, credo che la garanzia di una buona prestazione professionale risulti primaria rispetto all'aspetto economico.

2 Noi restiamo favorevoli al mantenimento del tirocinio dopo la fine degli studi universitari, e comunque, più che di tirocini, preferiamo parlare di formazione continua. È questo il tasto su cui insistere.

3 Noi ci occupiamo principalmente di sicurezza degli alimenti di innovazione e ricerca, un settore quindi che tocca tutti e ogni giorno. La nostra professione, pur rappresentando una eccellenza (il cibo italiano, o meglio l'innovazione presente negli alimenti italiani) sotto l'aspetto innovativo, necessita di ricerca seria e mirata e di finanziamenti importanti.

4 Credo che non vada anteposto l'aspetto economico (tariffe) al bene sociale che il professionista produce con la propria attività.

INFERMIERI

Annalisa Silvestro

Gli Ordini vanno riformati non aboliti

1 L'abolizione delle tariffe rafforza la committenza. Se la committenza, però, non è costituita solo da singoli cittadini, ne potrebbe derivare un disequilibrio nella negoziazione dei contenuti del rapporto professionale e/o la scelta di professionisti di scarsa qualità con impatto negativo sul processo di cura e assistenza.

2 Nel percorso formativo degli infermieri è già così. Questa modalità è assolutamente positiva e va rafforzata ulteriormente.

3 Riconoscimento formale dell'esercizio professionale specialistico, con conseguente diversificazione economica per superare l'appiattimento professionale e riconoscere ulteriori competenze e merito.

4 Non deve abrogare tout court Ordini e Collegi sull'onda ideologica, ma riformarli tenendo conto delle diverse specificità delle professioni che vi afferiscono, ridefinendo logiche organizzative e gestionali interne e funzioni e mandati in relazione allo Stato e ai cittadini.

VETERINARI

Gaetano Penocchio

Non facciamo servizi commerciali

1 I medici veterinari non avvertiranno alcuna novità. Il nostro Codice deontologico è adeguato ormai da anni.

2 Le professioni sanitarie sono espressamente escluse dalle novità sul tirocinio. Per noi è indispensabile prevedere un apprendistato pratico post laurea al fine di sviluppare le conoscenze acquisite nel corso della formazione accademica, preferibilmente prima dell'esame per l'abilitazione di Stato.

3 Una radicale reimpostazione dell'approccio liberalizzatore alla nostra professione, che cessi di guardare alla prestazione veterinaria come a un qualunque servizio commerciale.

4 Non deve commettere l'errore di non ascoltare gli Ordini professionali anche nella loro specificità

disciplinare. Si pensi alla pubblicità. In sanità, non può essere liberalizzata fino a consentire l'induzione di artificiosi bisogni di salute e una concorrenza al ribasso fra i professionisti esasperati nella rincorsa a chi offre meno. Questa non è liberalizzazione, questa è deregulation. E in sanità non è un buon principio.

INGEGNERI

Armando Zambrano

La tariffa è l'unica tutela per il cliente

1 Le tariffe rappresentano la vera unica tutela per l'utente e così troviamo assurdo che siano state abolite persino quelle minime di riferimento.

2 Come ingegneri, in questo senso, abbiamo una tradizione molto ben avviata. Accanto al tirocinio, crediamo indispensabile ricorrere a ulteriori meccanismi di formazione post-laurea.

3 Controlli efficaci da parte della pubblica amministrazione sulle qualità delle prestazioni tecniche,

semplificazione delle normative e delle procedure affidando ai professionisti il compito delle certificazioni sostitutive, insieme alla necessità di garantire la sicurezza dei prodotti nei confronti degli utenti.

4 Evitare di adeguarsi al clima di caccia alle streghe che si è creato attorno alla figura del professionista. Non abbiamo affatto bisogno, come nemmeno il Paese, di essere tacciati di responsabilità ascrivibili a situazioni incrostate da anni di immobilismo. Esiste però un forte rischio, quello di confondere l'attività imprenditoriale con quella professionale.

CONFPROFESSIONI

Gaetano Stella

Rendere le parcelle davvero esigibili

1 L'abolizione delle tariffe è stata metabolizzata da quasi tutti i liberi professionisti fin dal 2006. Il problema ora si sposta sul compenso, che deve essere pattuito sulla base di una elencazione il più possibile analitica della prestazione. E poi bisogna rendere esigibile il pagamento delle parcelle.

2 Si tratterà di capire come verrà raccordato con le università, ma l'approccio è sicuramente positivo, perché rappresenta un sistema intelligente per favorire l'accesso alla professione da parte dei giovani

3 Una delle priorità da affrontare è la sburocratizzazione del sistema ordinistico, alleggerendone i relativi costi. Ma anche semplificare le procedure collegate alle prestazioni professionali, soprattutto verso la pubblica amministrazione: fisco, uffici del lavoro, enti locali.

4 L'apertura alla concorrenza porta con sé il rischio di nuove concentrazioni che, da un lato, minacciano di far scomparire gli studi di piccole dimensioni e, dall'altro, di trasformare la prestazione professionale in un servizio "standardizzato".

NOTAI

Giancarlo Laurini

Atenei non in grado di gestire i tirocini

1 Nessun effetto positivo, ma effetti negativi per i cittadini che non beneficeranno più delle consistenti riduzioni di onorari oggi previste in base alla tariffa vigente per acquisto prima casa e proprietà agricole, per alcune attività artigianali e d'impresa. Inoltre il fisco non potrà più utilizzare il redditometro.

2 Niente di buono, in quanto il tirocinio ha un senso solo se svolto intensamente nello studio. L'università non è oggi in condizioni di organizzare un tirocinio realmente formativo.

3 Il deposito - alla francese - del prezzo della compravendita su un conto bancario unico nazionale e sotto la responsabilità del notaio rogante, fino alla trascrizione dell'atto e al contestuale accertamento della libertà dell'immobile.

4 Un'eccessiva deregulation all'insegna di una semplificazione emotiva e non ponderata, a scapito della legalità, della certezza e della stabilità dei rapporti tra cittadini, che controlli razionali e consolidati come quello notarile garantiscono in 21 dei 27 Paesi dell'Ue.

SUL SOLE 24 ORE

11 GENNAIO Calderone (Cup): «Una riforma senza pregiudizi»

12 GENNAIO Siciliotti (commercialisti): «Pronti alla sfida» 13 GENNAIO Laurini (notai): «Il numero determina la qualità» 14 GENNAIO Alpa (avvocati): «I diritti prima del mercato» 15 GENNAIO Racca (Federfarma): «Identità a rischio per le farmacie» 16 GENNAIO Calderone (consulenti): «Puntiamo a gestire il personale»

OSTETRICIMiriam Guana

Allargare la presenza in tutti gli ambiti

1 Sin dal 2006 la Fnco ha recepito l'abolizione delle tariffe minime. Pertanto oggi non prevedo particolari ripercussioni sulla professione ostetrica. D'altronde questo aspetto tocca in modo marginale la nostra professione che per il 90% è composta da dipendenti del Ssn.

2 Anche in questo caso le nuove norme non introducono particolari novità per la nostra professione. Da sempre, infatti, le ostetriche svolgono il tirocinio durante tutti e 3 gli anni del loro corso di laurea.

3 È fondamentale che la dirigenza del sistema salute recepisca in modo omogeneo, su tutto il territorio nazionale, un modello organizzativo che preveda l'inserimento delle ostetriche in tutti gli ambiti di loro competenza, ovvero non solo in area ostetrica ma anche in area ginecologica e neonatale. Tale modello si basa sulle normative vigenti e sulle evidenze scientifiche che valorizzano l'efficacia delle cure erogate dalle ostetriche in termini di esiti sulla salute materna e neonatale.

4 Eliminare gli Ordini che nascono proprio per vigilare e assicurare la qualità delle prestazioni.

 

PERITI AGRARI

Andrea Bottaro

Crediti formativi anche per la laurea

1 L'abolizione delle tariffe potrà essere una proposta positiva che consentirà un beneficio (teorico) al committente per la competizione tra professionisti. Ma la qualità ha un suo prezzo al di sotto del quale è difficile andare. Il problema si porrà nel momento dell'eventuale contenzioso in quanto la certificazione della qualità della prestazione dovrà essere valutata "secondo equità."

2 È utile, ma se lo svolgimento del tirocinio non sarà coordinato con la professione di riferimento si rischia una distanza incolmabile tra le finalità, e le attese dalla pratica, e le esigenze di preparazione alla professione.

3 Il riconoscimento alle iniziative volte alla formazione obbligatoria degli iscritti, programmata dai Collegi provinciali, di crediti formativi utili e spendibili anche ai fini del conseguimento delle lauree di primo livello.

4 Attualmente sta legiferando senza interpellare le professioni. Passato il momento contingente, credo che il Governo debba rivedere questa posizione.