
Comunicazione inviata al Consiglio Nazionale dell'Ordine degli Psicologi.
Recentemente sul sito ufficiale della Commissione nazionale ECM è stato pubblicato un comunicato nel quale viene affermato che i crediti ECM debbono essere raccolti da tutti i professionisti e da tutti i liberi professionisti.
L’Ordine regionale del Lazio, reiteratamente, ha inviato alla Commissione Nazionale ECM quesiti in data 21/11/02, 9/12/02 e 31/03/03, senza ricevere alcuna risposta. Non possiamo non esprimere il dubbio che la mancata risposta sia dovuta all’assenza di argomenti in merito.
L’Ordine regionale si conforma al documento deliberato dal Consiglio nazionale dell’Ordine degli Psicologi nell’adunanza del 5 aprile 2003 perché ritiene rappresenti una posizione corretta sul tema, sia sul piano formale sia su quello sostanziale. Si riporta qui di seguito un estratto del documento:
“[…] è opportuno ricordare ai colleghi che l’ECM non è obbligatorio per i liberi professionisti, e l’obbligo riguarda solo coloro chehanno rapporti con la Sanità pubblica, sia nella situazione di pubblici dipendenti o convenzionati direttamente col settore pubblico,sia nella qualità di dipendenti o di prestatori d’opera intellettuale di soggetti a loro volta convenzionati col Servizio SanitarioNazionale. Non sono tenuti ad ottemperare all’obbligo ECM neppure i colleghi che operano alle dipendenze o come prestatorid’opera di altri enti pubblici non connessi al settore sanitario, come le regione o gli enti locali.”
Il Consiglio regionale non ravvisa infatti nella normativa alcuna disposizione concernente l’obbligatorietà di acquisire i crediti ECM per liberi professionisti, a meno che gli stessi non svolgano la propria attività nell’ambito del Servizio Sanitario Nazionale.
Per quale ragione si dovrebbe configurare l’obbligo di acquisire crediti ECM in capo ad uno psicologo che presta ad esempio una perizia di parte in un procedimento in tribunale, o in capo allo psicologo scolastico, o a quello che opera nella formazione e nella selezione.
Non va dimenticato che il sistema ECM rappresenta un onere gravoso sia per le piccole strutture formative che storicamente e intrinsecamente caratterizzano il mondo della Psicologia professionale, sia per i singoli professionisti che vedono i crediti ECM come una sorta di tassazione indiretta allo stare in professione, in aggiunta al contributo obbligatorio di iscrizione all’Albo.
Per il Sistema professionale si aggiunge un ulteriore problema.
L’ECM è collocata su un terreno importantissimo ma che è strutturalmente estraneo alla psicologia: il sapere medico. Le forme della conoscenza in psicologia non ne vengono investite, né per come la conoscenza viene appresa in psicologia né in quella forma di conoscenza che costituisce di fatto il prodotto precipuo della psicologia. Si sarebbe potuta chiamare ad esempio “Formazione continua in Sanità”. Non è così e ci si deve conformare al modello del medico-che-risponde-e-cura laddove invece il modello psicologico analizza e costruisce le condizioni per potere condurre a disvelare e ad elaborare.
La psicologia, avendo oggetti e contenuti non comparabili, ha elaborato proprie modalità precipue di apprendimento della competenza, come è chiaramente e ampiamente rilevato in letteratura oltre che nella storia della disciplina come nelle forme concrete che il momento formativo ha assunto nella professione;
Questa sostanziale differenza è sotto gli occhi di tutti appena ci si volge a considerare la politica degli accreditamenti operati dalla Commissione ECM che non può lasciare tranquillo nessuno di noi. A fianco di iniziative serie, giustamente valutate dalla Commissione, ci sono altre iniziative che vengono sottovalutate ed altre ancora iper-valutate pur essendo di (molto) dubbio valore scientifico e professionale.
C’è una fetta consistente di accreditamenti che è invece del tutto inaccettabile. Sono accreditamenti a psicologi per convegni o corsi che non hanno a che fare con la psicologia o, fatto ancor più grave, eventi nei quali si divulgano a educatori professionali, assistenti sociali, infermieri e via di seguito, strumenti conoscitivi o di intervento propri della professione di psicologo (anche con analisi di casi clinici) contravvenendo esplicitamente l’art. 21 del nostro codice deontologico.
In questo modo si stravolgono anni di esperienza formativa in psicologia e psicoterapia venendo a banalizzarsi un patrimonio di conoscenza e di sapienza che è proprio della nostra disciplina.
Come sempre l’Ordine regionale invita i colleghi a proseguire nell’azione di aggiornamento e di formazione secondo i dettami del Codice deontologico. Invita tanto più i colleghi psicoterapeuti a tenere memoria della formazione realizzata per poter sostenere un domani una eventuale querelle politico-culturale che dovesse affermare che gli psicoterapeuti iscritti all’Ordine dei Medici sarebbero più affidabili di quelli iscritti all’Ordine degli Psicologi perché detentori dei crediti ECM. Allora dovremo poter dimostrare quanto ora riteniamo, ovvero che la formazione ECM per la psicoterapia sia assolutamente inadeguata e spesso deleteria per la qualità dell’offerta formativa, per le lacune in essa presenti e per la ecletticità a cui costringe, quando invece la formazione continua per la psicoterapia necessita di una profondità e di una specificità di approccio che non può essere garantita dallo strumento ECM ma che è invece garantita dalla specifica formazione che i nostri colleghi continuano a realizzare attraverso forme affatto diverse.