
Su proposta del CNPPI (Coordinamento Nazionale Psicologi Penitenziari Italiani) un gruppo di psicologi ha costituito a Roma nel 2003 la Società Italiana di Psicologia Penitenziaria (S.I.P.P.).
Il consiglio direttivo è composto da nove membri: Alessandro Bruni (Marche, presidente), Giuseppe La Face (Sicilia, vice-presidente), Giulio Finamore (Campania, tesoriere), Paola Giannelli (Lazio-Umbria, segretario), Matteo Bovone (Liguria), Fabiola Gioggi (Emilia Romagna), Michela Lunetta (Lazio), Carmen Sapia (Campania), Silvana Serragiotto (Veneto).
Il nostro primo socio onorario che ha aderito è il prof. Luigi Cancrini
La Società intende promuovere una riflessione sulle questioni teoriche, cliniche, etiche che riguardano la professione e dare l'opportunità a chiunque voglia, a vario titolo, contribuire con progetti ed esperienze alla costruzione di un discorso scientifico sulla psicologia penitenziaria.
La S.I.P.P. ha come obiettivi:
L'esperienza, in quasi 30 anni, ha permesso di formulare, sperimentare e verificare nel tempo ipotesi, definire contenuti e strumenti che caratterizzano la psicologia penitenziaria, dandole confini ed identità propri. Essa riguarda la psiche dell'individuo, ma anche le sue relazioni nei gruppi, nelle istituzioni e l'istituzione stessa.
La psicologia penitenziaria costituisce un patrimonio di conoscenze e uno strumento a disposizione di utenti ed operatori: diagnosi e trattamento psicologico finalizzati alla tutela della salute psichica e al trattamento penitenziario per i detenuti; formazione e contenimento del rischio di burn-out per gli operatori.
La psicologia penitenziaria, nel lavoro con il detentuo, si colloca tra richiesta dell'istituzione e bisogno del soggetto, tra punire e prendersi cura, tra esigenze giudiziarie e sanitarie.
All'interno di tale complessità la Società si propone di dare impulso alla dimensione soggettiva e non all'equazione reato = persona (all'identificazione del reo con il suo reato) che tende a mettere in secondo piano le dinamiche psicologiche, le motivazioni, le aree problematiche della personalità e quelle parti sane del Sé sulle quali far leva per aprire un circuito verso la crescita psicologica e l'assunzione di responsabilità.
Il recupero della soggettività diviene strumento fondamentale soprattutto nei casi in cui, essendo le problematiche di devianza e la pericolosità sociale maggiori, non è possibile pensare a modalità di esecuzione penale diverse da quella intramuraria.
In una istituzione ove si è fatto molto per superare la logica del "sorvegliare e punire", la psicologia penitenziaria può fornire un valido contributo per consolidare un modello di esecuzione della pena inteso come laboratorio di esperienze relazionali e formative, orientato in una prospettiva progettuale che coinvolga sia il soggetto che l'istituzione quale garante di tale percorso.
La S.I.P.P. intende sviluppare una psicologia penitenziaria, a partire dall'esperienza di chi opera dietro le sbarre, attraverso il confronto e la collaborazione attiva con le Istituzioni, con gli Ordini Professinali, con le Società Scientifiche e con quanti si occupano delle problematiche penitenziarie e della giustizia minorile, nella consapevolezza che l'intervento psicologico sulla "mente incarcerata" rientri tra i mestieri impossibili ma che, proprio per questo, costituisca una sfida ed una nuova frontiera per la nostra società civile.
Sede legale: Via degli Orti di Galba n. 19 - 00152 ROMA
Per informazioni: sipp.italia@libero.it
Tel/fax /segr: 0733 969571
Alessandro Bruni
Presidente Sipp