Comunicati stampa

Quando lo Psicologo sta sui media. I dieci punti cardine dell’etica professionale

L’Ordine degli Psicologi del Lazio  ha presentato oggi in una Conferenza Stampa  le linee guida su Etica della professione e comunicazione nei mass media, le prime in Italia redatte da un Ordine professionale nell’ambito della salute.

Sono intervenuti il Presidente dell’Ordine degli Psicologi del Lazio Marialori Zaccaria, il Vice Presidente dell’Ordine Psicologi del Lazio Paolo Cruciani, Anna Maria Giannini, coordinatrice del Gruppo di lavoro (Paolo Capri, Roberto Cubelli e Luca Lentini) sulle Linee guida “Etica della professione e comunicazione nei mass media, il Presidente dell’Ordine  dei Giornalisti del Lazio Bruno Tucci, la giornalista e conduttrice  Rai Federica Sciarelli.

“Le Linee Guida – ha affermato Marialori Zaccaria, presidente dell’Ordine degli Psicologi del Lazio  – nascono dalla necessità di indirizzare e aiutare gli Psicologi, coerentemente col quadro normativo e deontologico vigente, a osservare i canoni di una corretta condotta nell’ambito della comunicazione mass-mediatica, in particolare quando si riferiscono ad argomenti di attualità e a fatti di cronaca. Sempre più frequentemente, infatti,  gli Psicologi sono chiamati dai mezzi di comunicazione di massa a esprimere pareri professionali e a proporre riflessioni e interpretazioni su episodi di natura criminale. In una situazione complessa come quella della comunicazione mediatica di massa, spesso connotata da "ragguardevoli interessi commmerciali", la nostra categoria professionale  è  soggetta a richieste che a volte contrastano con gli obblighi e i doveri professionali. Si impone pertanto l’esigenza di fornire indicazioni ed opportuni richiami al Codice Deontologico, affinché il contributo dei singoli colleghi sia efficace e coerente senza ledere l’immagine professionale o violare i precetti deontologici e, nello stesso tempo, contribuisca alla diffusione delle conoscenze evitando luoghi comuni, generalizzazioni  indebite o, peggio ancora, pericolosi  sconfinamenti”.

“I dieci punti cardine delle Linee guida – ha detto Anna Maria Giannini – si riferiscono ad un agire etico della professione e sono utili anche ai professionisti dei media, perché sappiano ‘che cosa può dire e che cosa non può dire uno psicologo’. Generalmente le opinioni richieste riguardano diversi aspetti: commenti sulle indagini, considerazioni su indagati, imputati, condannati e testimoni, valutazione di gesti e comportamenti dei singoli protagonisti, descrizione delle vittime, analisi della scena del crimine e del contesto socio-ambientale, ecc. In tutti questi casi, agli Psicologi è chiesto di mettere a disposizione competenze di tipo professionale e tecnico-scientifico, allo scopo di favorire e diffondere una maggiore comprensione dei singoli episodi. “Succede però che alcuni colleghi si comportino come tuttologi, spaziando dal crimine ad altri campi, comunicando  e dando l’idea sbagliata che, in quanto psicologi, si possa parlare di tutto in modo superficiale. Altri ancora si espongono con dichiarazioni nette che non lasciano spazio a dubbi, comunicando la convinzione errata che lo psicologo abbia in mano la ‘ricetta’ per qualsiasi problema”.  

Bruno Tucci  ha affermato che  “deontologia ed etica della professione coincidono in un punto imprescindibile: il rispetto della persona, un punto che ci accomuna alle Linee guida presentate oggi. In questo senso ricordo la Carta di Treviso, redatta con la FNSI e Telefono azzurro nel 1990, che ha cambiato  il modo di fare informazione sui minori e la Carta di Roma  del 2007, un codice etico che tutela gli immigrati,  siano essi clandestini  e i  rifugiati politici”.  “Altra parola chiave – ha aggiunto –  è ‘rigore’ e i recenti fatti di Brindisi sono un esempio emblematico di come, a volte, la necessità di dare la notizia velocemente possa far sbagliare. La trasformazione del quotidiano, ormai fatto di notizie per il lettore che ha poco tempo  e deve leggere rapidamente, richiedono ancora nuove competenze per il giornalista.  Proprio per questo bisogna fare un grande sforzo reciproco per un’ informazione corretta ed efficace, e resta fuor di dubbio che fra psicologi e giornalisti bisogna collaborare, ripetendo più spesso incontri come quello odierno,  che  facilitino la conoscenza e forniscano ai giornalisti le “parole della psicologia”.

Federica Sciarelli ha invitato gli Psicologi a guardarsi dai giornalisti, definendo un mestiere a rischio quello dello psicologo e ha sottolineato che non bisogna cadere nella trappola del commento ad un fatto di cronaca di cui non si conoscono elementi sufficienti. Le linee guida – ha detto –  sono  un ottimo lavoro che potrà incidere sui comportamenti in senso etico, aiutando a migliorare l’informazione nel suo complesso.

Roberto Cubelli, presidente AIP ha ricordato che "Le linee guida sono state fatte proprie dall’Associazione che presiedo, e sono uno strumento utile prima di tutto agli psicologi perché raccoglie una serie di principi etici e indicazioni comportamentali che orientano le scelte quotidiane e i percorsi di formazione,  e nello stesso tempo una cornice di riferimento per tutti gli interlocutori degli psicologi che devono sapere cosa chiedere o cosa attendersi. Gli psicologi devono mettere a disposizione le loro competenze e tutelare l’immagine della psicologia quale disciplina scientifica,  rispettando due principi fondamentali: la consapevolezza del limite e l’obbligo di diffondere la conoscenza".

Le tipologie di situazioni individuate nelle linee guida:

– lo Psicologo è coinvolto professionalmente, conosce la situazione in modo diretto ed è dunque sottoposto a al segreto professionale. Questo coinvolgimento risulta incompatibile con partecipazioni sul tema, fino a quando il relativo procedimento non sia definitivamente concluso;

– lo Psicologo non  è coinvolto professionalmente e, dunque, può comunicare attraverso i media, chiarendo che si tratta di sistemi di riferimento generali visto che non ha conoscenze dirette delle persone e dei fatti.

 

I dieci punti cardine

Nel caso in cui lo Psicologo partecipasse a trasmissioni televisive e radiofoniche, interviste per riviste e quotidiani, comunicazioni su internet ecc., oltre ad osservare tutte le precauzioni e cautele previste dal Codice Deontologico:

1.     Farà attenzione a fornire sempre un’immagine della Professione di Psicologo che sia coerente con i principi condivisi dalla comunità scientifica e professionale nazionale e internazionale.

2.     Farà riferimento a teorie e metodologie consolidate e accreditate nella professione e nella comunità scientifica.

3.     Farà attenzione a non confondere i diversi contesti e quindi non interpreterà segni, linguaggi non verbali, sogni, atteggiamenti o quanto altro, nelle situazioni di comunicazione mediatica e al di fuori del contesto professionale.

4.     Non proporrà diagnosi di alcun tipo, neppure in forma ipotetica, né discuterà confermandole o contestando le diagnosi effettuate da altri. Non esprimerà pareri negativi sui Colleghi e sul loro operato.

5.     Eviterà di somministrare o interpretare test psicologici per non dare un’immagine gravemente fuorviante e dannosa per la professione.

6.     Non commenterà azioni o contenuti riportati in video senza premettere che i commenti possono soltanto essere ispirati a piani del tutto probabilistici e non riferirsi alla specifica situazione.

7.     Non valicherà i confini del proprio agire professionale esprimendo per esempio valutazioni di carattere giuridico o medico, ma si manterrà sempre entro i limiti della propria formazione, esperienza e competenza.

8.     Valuterà con prudenza l’ipotesi di partecipare a discussioni pubbliche su indagini che non conosce in via diretta (qualora ne avesse conoscenza in qualità di C.T.U., C.T.P. o di titolare di altri rapporti professionali con i diretti interessati non potrebbe discuterle); in ogni caso si asterrà dal commentare e giudicare gli esiti e le procedure e non darà l’immagine di sostituirsi ai competenti organi all’uopo investiti.

9.      Non esprimerà convinzioni di colpevolezza o di innocenza delle persone coinvolte; non si presterà a strategie altrui che comportino il sostegno ad una specifica tesi difensiva o accusatoria.

10.  Controllerà sempre, per quanto possibile, che nel montaggio delle trasmissioni o nel testo delle interviste le sue dichiarazioni non appaiano in contrasto con i doveri e gli obblighi esplicitati nel Codice Deontologico ed in parte riportati nelle presenti Linee Guida.