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PSICOLOGO RADIATO: LA CASSAZIONE DÀ RAGIONE ALL’ORDINE DEGLI PSICOLOGI DEL LAZIO LA SENTENZA CONFERMA LA BONTÀ E LA TEMPESTIVITÀ DEL PROVVEDIMENTO A TUTELA DELLA PROFESSIONE E DELL’UTENZA Il divieto di intrattenere rapporti emotivo-sentimentali o sessuali con i pazienti è un principio cardine della professione dello psicologo

La Terza Sezione Civile della Corte di Cassazione, con sentenza n. 25183/07, ha definitivamente respinto il ricorso di un iscritto all’Ordine degli Psicologi del Lazio che nel 1997, sebbene in assenza di un Codice Deontologico, aveva intrattenuto rapporti equivoci con una paziente e per questo era stato radiato dall’Albo previo apposito procedimento disciplinare. La Cassazione, richiamando la sentenza della Corte d’Appello, ha stabilito che "in tema di deontologia e di morale corrente non è necessaria una tipizzazione dei comportamenti doverosi per individuare le regole di cui si deve esigere il rispetto, (…) poiché la conoscenza delle regole di comportamento è (e deve essere) parte della formazione professionale e del patrimonio culturale del professionista". La sanzione della radiazione, secondo la motivazione di merito già resa dalla Corte d’Appello – non censurabile in sede di legittimità – era stata determinata «dall’intero comportamento del professionista nella conduzione della cura».

"Siamo estremamente soddisfatti di questa sentenza – ha detto il Presidente dell’Ordine degli Psicologi del Lazio Marialori Zaccaria – che dimostra in maniera emblematica le prerogative degli Ordini professionali di vigilare a salvaguardia del potenziale consumatore-utente".
"La sentenza, seppur a distanza di dieci anni, ci dà ragione – afferma Marialori Zaccaria – anche grazie alla valida difesa dei nostri legali. Sono questi, purtroppo, i tempi per svolgere i tre gradi di giudizio impugnatorio previsti dal nostro Ordinamento. E’ importante sottolineare che in assenza della prerogativa dell’Ordine di sanzionare la violazione di regole fondanti della professione da parte di un iscritto all’Albo – indipendentemente dall’esito definitivo di eventuali impugnazioni – il professionista potrebbe continuare ad esercitare, con evidente danno del consumatore-utente e dell’immagine dell’intera comunità scientifica degli psicologi professionisti".

"Tuttavia i tempi biblici della giustizia ordinaria depotenziano l’azione repressiva degli Ordini, lasciando troppo tempo nell’incertezza circa l’esito delle impugnazioni e le eventuali conseguenze che deriverebbero dall’accoglimento delle stesse. Ciò, nonostante il principio in base al quale gli illeciti disciplinari debbono essere perseguiti e puniti, che la sentenza della Cassazione ribadisce con inequivocabile chiarezza e che trae origine dalla legge n.56/89 istitutiva dell’Ordine degli Psicologi (art.26)".

Ritengo urgente in questa sede lanciare un appello – conclude Marialori Zaccaria – affinché il processo di modernizzazione degli Ordini professionali non sottovaluti la necessità e l’importanza di salvaguardare questo principio, sottolineando anche che la modernizzazione dovrebbe investire l’intero sistema-Paese, a partire dalla giustizia e dalla burocrazia, i cui tempi e le cui incertezze restano il vero ostacolo ad ogni possibile crescita".

Ufficio Stampa: Francesca de Seta

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