Comunicati stampa

Psicologia del Lavoro e delle Organizzazioni. Lavori in corso per nuove sfide

Il punto dell’Ordine, all’indomani della emanazione da parte della Commissione consultiva presso il Ministero del Lavoro, delle Indicazioni per la valutazione dello stress lavoro-correlato

 

“L’Ordine degli Psicologi del Lazio accoglie con favore la notizia relativa all’emanazione, da parte della Commissione consultiva presso il Ministero del Lavoro, delle Indicazioni per la valutazione dello stress lavoro-correlato. Il documento pone finalmente termine ad un lunghissimo periodo di incertezza, nel corso del quale l’entrata in vigore della norma recante l’obbligo di valutazione del rischio stress è stata oggetto di continui rinvii, con la conseguenza che la salute dei lavoratori non poteva dirsi realmente tutelata nel nostro ordinamento.”

Così ha aperto i lavori il presidente dell’Ordine degli Psicologi del Lazio Marialori Zaccaria, che ha osservato  tuttavia come  “non siano stati accolti i suggerimenti formulati dall’Ordine affinché nelle indicazioni si specificasse con chiarezza che la valutazione dello stress implica necessariamente il ricorso a competenze proprie della professione di Psicologo non riconducibili ad altre figure professionali. Diversamente – ha sottolineato –   ciò si configurerebbe come un abuso di professione da parte di queste ultime”.

La presidente  Zaccaria ha rivolto un appello al mondo delle imprese, rappresentato da AngeloCamilli, presidente Comitato Sicurezza sul Lavoro dell’UIR, “affinché i datori di lavoro, pur in assenza di un obbligo di legge, comprendano l’importanza di rivolgersi alla nostra professione quando la complessità della situazione lo richieda, specialmente per valutare i fattori di stress legati alla percezione soggettiva del lavoratori. In quei casi, infatti, gli strumenti di valutazione individuati dalla Commissione consultiva (questionari, test, focus group, etc.) sono strettamente legati alle competenze dello Psicologo: affidarli ad altri professionisti comporterebbe, dal punto di vista dei rischi psico-sociali, una tutela dei lavoratori solo apparente”.

Nel suo intervento Angelo Camilli, accogliendo l’invito dell’Ordine,  ha evidenziato come ormai il mondo delle imprese, in una visione coerente ai principi della Responsabilità Sociale d’Impresa,  consideri un fattore strategico di sviluppo mettere al centro la “salute dei lavoratori” e che anche il possibile coinvolgimento degli psicologi nell’organizzazione rappresenti una opportunità ed una risorsa per raggiungere questo obiettivo.

I due panel  della mattina,  guidati da Sara Del Lungo,  Coordinatrice Area Psicologia del Lavoro e delle Organizzazioni dell’Ordine Psicologi Lazio,  hanno affrontato il tema della presenza dello psicologo nella governance d’impresa  e  la messa a punto delle Linee guida sul Coaching Organizzativo per gli psicologi del lavoro, curate dall’Ordine,  per indirizzare i Coach Organizzativi e differenziarli da tutte quelle altre figure che stanno nascendo, non proprio ben delineate, quali counsellor, coach etc..

Nella seconda parte della giornata Francesco Avallone, Prorettore Vicario della Sapienza Università di Roma, docente di Psicologia del Lavoro, ha coordinato le due tavole rotonde: il contributo dello psicologo  nell’utilizzo dei social media in azienda e   nella valutazione dello stress correlato al lavoro, in un’ottica di Social Accountability.

 “In questi venti anni la ricettività delle aziende nei confronti di sistemi “psicologicamente testati” è aumentata in maniera esponenziale – ha detto Sara del Lungo. “Un mestiere in crescita, un contributo sempre più apprezzato, un profilo più definito, una proposta sempre più efficace; molti dei relatori (Bulgari, Eni, Telecom, SHL) hanno vissuto questa evoluzione  in prima persona, da psicologi “inventori” dello psicologo del lavoro, poi come psicologi professionisti e oggi come Manager di aziende che impiegano prevalentemente psicologi nello sviluppo delle persone”.

Si creato perciò un circuito virtuoso  che potrà migliorare considerevolmente il concetto di “salute”, oltre che a rappresentare un passo in avanti anche dal punto di vista economico. Si calcola, infatti,  che in Europa il costo economico annuo dello stress prolungato ammonti a oltre 20 miliardi di euro e colpisca un lavoratore su tre, ovvero 41 milioni di persone, con un costo per le aziende spaventoso: 600 milioni di giornate lavorative perse all’anno. In Italia le cose non vanno certamente meglio, basti dire che il 50-60% delle giornate di malattia sono da ricondurre allo stress.

Concludendo, Avallone ha sottolineato che la vera sfida, al di là delle norme esistenti, risiede nell’affermarsi dell’idea della salute organizzativa  “come l’insieme dei nuclei culturali, dei processi e delle pratiche organizzative che animano la convivenza nei contesti di lavoro promuovendo, mantenendo e migliorando il benessere fisico, psicologico e sociale delle comunità lavorative”.