Comunicati stampa

Ordine degli Psicologi del Lazio, Ordine  provinciale di Roma dei Medici Chirurghi e Odontoiatri e Ordine degli Assistenti Sociali del Lazio insieme chiedono il ritiro della proposta di Legge Regionale n. 21 del 26 maggio 2010 “Riforma e riqualificazione dei consultori familiari”

 

 Per la prima volta  i tre Ordini sottoscrivono una nota critica e di proposta indirizzata alla  Regione Lazio all’indomani dell’Audizione nella IX Commissione regionale

  “E’ necessario operare una profonda riflessione sulla opportunità di portare avanti l’approvazione della proposta di legge “Riforma e riqualificazione dei consultori familiari”, che rischia di compromettere nella nostra Regione l’attuale modello di sanità universalistica e solidale, coerente con la Costituzione e con la normativa di principio statale”.

Questo il richiamo di Marialori Zaccaria, presidente dell’Ordine degli Psicologi del Lazio, reso ancora più forte dalla condivisione piena degli Ordini dei Medici e  degli Assistenti Sociali che, per la prima volta insieme, convergono sulla necessità di ritirare la proposta di legge sui consultori familiari della Regione Lazio, in occasione dell’Audizione nella IX Commissione regionale, avvenuta ieri.

Questi i principali punti critici evidenziati nella nota congiunta:

Il testo non propone alcuna ridefinizione degli obiettivi che i consultori devono perseguire.

Nella relazione introduttiva si legge, infatti, che i consultori devono aspirare ad essere «istituzioni vocate a sostenere e promuovere la famiglia». Nulla di nuovo, visto che già la Legge regionale n. 15/1976 si pone la finalità di promuovere «la realizzazione della vita familiare».

Il progetto di legge, inoltre, non  prevede novità sostanziali per quanto concerne l’organizzazione delle strutture consultoriali. La possibilità offerta ai privati di istituire consultori familiari prevista dall’articolo 3 della Proposta n. 21, ad esempio, era già contemplata dall’articolo 12 della Legge regionale n. 15/1976, oltre che dall’articolo 2 della Legge n. 405/1975.

Non sono previste misure economiche aggiuntive, anzi il Fondo regionale previsto dalla L.r. n. 15/1976 art. 24 verrebbe smembrato in tre diversi fondi di una non meglio precisata entità.   Inoltre verrebbe eliminata la possibilità per Regione ed Enti Locali di stanziare risorse integrative. E non sono previsti ampliamenti funzionali dell’organico, anzi, laddove la crescente multietnicità della realtà territoriale suggerirebbe di incrementare il risibile numero di mediatori culturali e linguistici attualmente presenti all’interno delle strutture consultoriali, la proposta di legge prevede l’inserimento di figure professionali di incerta definizione e con competenze di dubbia attestazione. Ci riferiamo al consulente familiare, all’esperto in materia di bioetica e al mediatore familiare (la legge regionale che istituiva quest’ultima figura – su iniziativa del nostro Ordine – è stata bocciata dalla Corte Costituzionale lo scorso aprile, con la sentenza n. 131/2010).

Con i richiamati criteri, che la normativa regionale deve osservare per non incorrere in violazione dell’art. 117 della Costituzione, sembra assolutamente incompatibile la proposta di consentire che i consultori familiari siano gestiti anche da strutture private a scopo di lucro.

Riteniamo che, muovendosi in un ambito così delicato, si debba prestare un’attenzione particolare al rispetto dei principi fondamentali del sistema sanitario, tra cui quelli di universalità e di responsabilità pubblica della tutela della salute: non si può pensare di demandare la gestione di quello che potremmo definire un patrimonio pubblico di inestimabile valore per la salute della popolazione, se non in via marginale e residuale, ad “istituzioni sociali”, la cui vocazione pubblica è difficilmente verificabile, né tantomeno ad enti a carattere lucrativo.

La Proposta di Legge in esame prescrive, all’articolo 29, che l’impianto normativo attuale  debba essere smantellato.

Ma come è possibile sostenere tale posizione se la Legge n. 405/1975, la Legge regionale n. 15/1976, la Legge n. 34/1996 e il Decreto ministeriale di adozione del Progetto Obiettivo Materno Infantile del 24/4/2000 non hanno ancora trovato una effettiva e completa applicazione? Sarebbe come osservare un edificio che sappiamo essere in costruzione – e sappiamo essere basato su un ottimo progetto- e decidere di demolirlo completamente, solo perché non ancora ultimato.

  

“Gli Ordini  chiedono perciò il ritiro della proposta di legge regionale,  ma auspicano un rinnovato interesse per le politiche familiari e si dichiarano fin da subito pronti a lavorare con questa Commissione – e con tutti gli altri attori istituzionali, politici o privati che vogliano prendere parte – alla elaborazione di programmi ed azioni a sostegno della famiglia per una reale ed efficace applicazione delle norme già esistenti”.