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La Corte Costituzione stabilisce l’illegittimità costituzionale della Legge regionale sulla mediazione familiare e dà ragione all’Ordine degli Psicologi del Lazio

Tutela della professione: un altro traguardo raggiunto

La Corte Costituzione stabilisce l’illegittimità costituzionale della Legge regionale sulla mediazione familiare e dà ragione all’Ordine degli Psicologi del Lazio

La soddisfazione della presidente Marialori Zaccaria: “garantito il rispetto per la professione e per l’utenza, in una materia delicata e difficile”.

L’Ordine degli Psicologi del Lazio ha appena posto un ulteriore tassello a tutela della professione e a difesa delle competenze esclusive dello psicologo nel campo della mediazione familiare. La Corte Costituzionale ha, infatti, accolto le istanze dell’Ordine e ha stabilito l’illegittimità della Legge Regionale 26/2008 che istituiva la figura professionale del Mediatore Familiare ed il relativo Elenco regionale.

Con la sentenza n. 131 ha dichiarato «l’illegittimità costituzionale» della Legge, in quanto essa si pone «in contrasto con il principio fondamentale in materia di regolamento delle professioni, in base al quale spetta esclusivamente allo Stato l’individuazione delle figure professionali con i relativi profili e i titoli abilitanti».

“L’Ordine – afferma la presidente Marialori Zaccaria – è così riuscito a ribadire con forza come le competenze dello psicologo, esplicate all’interno della mediazione familiare non possono e non devono essere sostituite da altre figure professionali, soprattutto nella logica di garantire l’utenza”.

“Abbiamo reagito con tempestività, fermezza   e competenza – aggiunge la presidente Zaccaria –  all’indomani dell’approvazione della Legge (10 dicembre 2008), diffondendo in una nota stampa quanto la stessa  mostrasse un profilo di illegittimità, poiché istituiva una nuova figura professionale e interveniva su una materia come quella delle professioni, le cui competenze sono riservate allo Stato, ai sensi dell’articolo 117 della Costituzione e del D.Lgs. 30/2006”.

Per queste ragioni, l’Ordine aveva invitato il CNOP ad inviare una nota alla Presidenza del Consiglio dei Ministri ed al Ministro per i Rapporti con le Regioni affinché ricorressero contro la Legge Regionale presso la Corte Costituzionale.

“A supporto della nota del CNOP – afferma la presidente Zaccaria –  abbiamo ritenuto opportuno porre all’attenzione della Presidenza del Consiglio dei Ministri come la Legge, nell’equiparare ai fini dell’iscrizione nell’elenco di mediatore familiare titoli di natura profondamente diversa, quali, ad esempio, la laurea in Psicologia con corsi di mediazione familiare della durata di 500 ore, si ponesse in netto contrasto con il principio di tutela dell’utenza ed inducesse a confondere fra loro le competenze esclusive di ciascuna figura professionale coinvolta nel delicato percorso della mediazione familiare”.  Nel corso del procedimento, la stessa l’Avvocatura di Stato ha osservato come non potrebbero  “porsi sullo stesso piano titoli conseguiti a seguito di percorso formativo di livello universitario specialistico e titoli ottenuti mediante percorso formativo di livello inferiore, qual è il titolo di formazione regionale conseguito all’esito della frequenza di un corso della durata di cinquecento ore. Tale situazione potrebbe peraltro ingannare l’utenza, inducendola a ritenere di livello universitario un mediatore familiare munito invece del solo diploma regionale, con conseguente violazione del principio di tutela dell’utenza, che costituisce uno dei principi fondamentali garantiti dalle leggi statali in materia di attività professionali”.

Ufficio Stampa  Francesca de Seta   ufficiostampa@ordinepsicologilazio.it