Comunicati stampa

Illegittima  e incostituzionale secondo l’Ordine degli Psicologi del Lazio, la Legge Regionale "Norme per la tutela dei minori e la diffusione della cultura della mediazione familiare"

In otto articoli la legge, approvata lo scorso 10 dicembre dal Consiglio Regionale del Lazio, la prima regione in Italia, istituisce l’elenco regionale dei mediatori familiari e la figura del coordinatore per la mediazione familiare.

“La Legge appena approvata mostra un profilo di illegittimità – dichiara il Presidente dell’Ordine degli Psicologi del Lazio Marialori Zaccaria –  poiché istituisce una nuova figura professionale e interviene su una materia come quella delle professioni, le cui competenze sono  riservate allo Stato”.

Le regioni infatti (sent. 353/03) non possono, né in via diretta né in via indiretta, creare e disciplinare nuove figure professionali (a meno che non sia la legge statale a prevederlo).  Numerose  sono le sentenze con cui la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità di varie leggi regionali in tema di professioni. Uno dei presupposti logico-giuridici di fondo riguarda il principio per cui  “La legislazione generale delle professioni, soggetta a riparto concorrente Stato-regioni (art. 117, comma terzo, Cost.), per come emerge dall’ordinamento nazionale positivo, è ispirata al principio fondamentale secondo cui l’individuazione delle figure professionali (“funzione individuatrice”), con i relativi profili e ordinamenti didattici, è riservata allo Stato (sent. cost. 355/05).”

In materia di mediazione familiare esiste tuttavia un vuoto legislativo, reso ancora più evidente dalla Legge 54/2006,  “Disposizione in materia di separazione dei genitori ed affido condiviso dei figli”.

La legge ha introdotto modifiche al codice civile e all’art. 155, prevedendo che “…..il giudice, sentite le parti e ottenuto il loro consenso, può rinviare l’adozione dei provvedimenti di cui all’art. 155 per consentire che i coniugi, avvalendosi di esperti, tentino una mediazione per raggiungere un accordo, con particolare riferimento alla tutela dell’interesse morale e materiale dei figli”.

Il legislatore però, nel modificare la norma  non ha individuato i requisiti specifici del cosiddetto “esperto di mediazione”. Questo vuoto normativo – immediatamente rilevato dal nostro Ordine e dal CNOP –  sta generando iniziative legislative illegittime e sconcertanti  come nel caso della Regione Lazio. Appare comunque irrinunciabile che il professionista chiamato a svolgere questo ruolo sia iscritto ad un Ordine professionale e di conseguenza sottoposto alle norme deontologiche della propria professione e al controllo del suo ordine di appartenenza.

L’Ordine degli Psicologi del Lazio esprime il pieno dissenso con la volontà di contrastare per vie legali la legittimità della Legge Regionale. Inoltre l’Ordine  solleciterà il CNOP a inviare una nota alla Presidenza del Consiglio affinché la Legge regionale sia subito ritirata.

 

Ufficio Stampa  

Francesca de Seta  ufficiostampa@ordinepsicologilazio.it