Comunicati stampa

Il futuro dell’immaginazione: il Libro Rosso di C.G.Jung

La provocazione di Jung a riflettere sul nostro passato per realizzarne le sue speranze

“L’Ordine degli Psicologi del Lazio ospita oggi un grande studioso. Per la prima volta a Roma,  Sonu Shamdasani, Professor Centre for the History of Psychological Disciplines University College London, ci accompagnerà con la sua Lectio Magistralis  ad approfondire il pensiero di Jung come emerge dalla lettura del “Il Libro Rosso”.

Così ha detto Marialori Zaccaria, presidente dell’Ordine degli Psicologi del Lazio, aprendo i lavori dell’incontro alla Biblioteca Nazionale.

“A fine 2010 Bollati Boringhieri  ha pubblicato l’edizione italiana de “Il Libro Rosso”,  scritto da Jung fra il 1913 e il 1930, un testo che rappresenta il momento più importante della vita di Jung, il diario interiore e più intimo,  venuto alla luce solo molti decenni dopo, anche grazie all’amorevole  cura di Sonu Shamdasani per il quale “questa pubblicazione apre la possibilità di una nuova era nella comprensione dell’opera di Jung”.

“Io credo – ha detto la Zaccaria –  che la pubblicazione e la presentazione oggi del Libro Rosso  arrivi come una provocazione che deve farci riflettere sul nostro presente, sempre più convulso e confuso, direi rassegnato.  In questo XXI secolo riusciamo ancora a immaginare, a progettare, ad avere una visione del futuro sia individuale che gruppale? Siamo capaci di fantasticare, senza ripetere modelli precostituiti? Siamo svegli con la nostra immaginazione o dormienti  e manipolabili dalla società pervasiva delle immagini, che va saturando ogni capacità di essere in contatto con noi stessi ? Il Censis ha fotografato un “Paese apatico, senza speranza verso il futuro, nel quale  sono sempre più evidenti, sia a livello di massa sia a livello individuale, comportamenti e atteggiamenti spaesati, indifferenti, cinici, prigionieri delle influenze mediatiche determinate dal mercato». Gli italiani si percepiscono come «condannati al presente senza profondità di memoria e di futuro», vittime di fittizi «desideri mai desiderati».

 

Shamdasani nella sua lectio magistralis   ha ricordato che “molti sono i temi discussi nel Libro Rosso: la natura della conoscenza di sé, il ruolo del pensiero e del sentimento e i tipi psicologici, la relazione tra mascolinità e femminilità interna ed esterna, la unità degli opposti, la solitudine, il valore della scolarizzazione e dell’insegnamento, lo stato della scienza, il significato dei simboli, come interpretarli, la follia, la divina follia e la psichiatria, l’imitazione di Cristo, la natura di Dio e degli Dei, Nietzsche, la natura del bene e del male, il significato della transizione dal paganesimo al cristianesimo, la relazione con la morte e con gli antenati”.

“Al centro di ciò ci fu un libro non pubblicato dal titolo Liber Novus, chiamato ancheLibro rosso, su cui lui lavorò per sedici anni. Egli terminò il suo confronto con l’inconscio nel periodo tra il 1913 e il 1918. Fu così che sviluppò le sue principali teorie psicologiche degli “archetipi”, l’inconscio collettivo, il processo di individuazione, e trasformò la psicoterapia da una pratica per il trattamento dei malati di mente in un superiore sviluppo della personalità. Jung non ha mai considerato la malattia mentale  un fenomeno antitetico allo stato di salute, ma all’estremo limite di un continuum.”

La genesi in breve. Nell’inverno del 1913 Jung scelse di dare libero sfogo alla sua fantasia e con cura annotò cosa ne scaturì. Più tardi chiamò questo processo immaginazione attiva. Scrisse queste fantasie nei Libri Neri. Questi non sono diari personali ma piuttosto appunti di un’auto-sperimentazione. Quando scoppiò la prima guerra mondiale Jung considerò che un numero di queste fantasie erano precognizioni di tale evento. Ciò lo portò a comporre la prima bozza di manoscritto del Liber Novus: una trascrizione  delle principali fantasie dai Libri neri insieme a commenti interpretativi e ad elaborazioni liriche. Qui Jung cercò di trarre dalle fantasie principi psicologici generali e di capire come estendere gli eventi contenuti nelle fantasie riportate, in forma simbolica, a ciò che si stava muovendo sul piano storico nel mondo”.

“Gli  appunti furono ricopiati da Jung con scrittura gotica in un volume rilegato in pelle rossa, a cui aggiunse iniziali istoriate, bordi ornamentali e pitture. Il lavoro fu concepito come un illuminato manoscritto del Medio Evo. Testo e immagini richiamano le opere di William Blake.

Il Liber Novus presenta il prototipo della concezione di Jung del processo di individuazione che egli ritenne essere la forma universale dello sviluppo psicologico. All’inizio del libro Jung ritrova la sua anima e quindi si avvia in una sequenza di avventure fantastiche che forma una vera e propria narrativa. I capitoli seguono un formato particolare: iniziano con l’esposizione di drammatiche fantasie. Jung incontra una serie di figure in varie situazioni ed entra in conversazione con loro. Si confronta con eventi inaspettati e scioccanti. Quindi si dedica a capire cosa era trapelato e a formulare il significato di questi eventi e situazioni in massime e concetti psicologici generali.

Jung ritenne che il significato di queste fantasie fosse dovuto al fatto che erano impresse dall’immaginazione mitopoietica perduta nell’era razionale in cui viveva”.

Carlo de Blasio ha moderato la Tavola Rotonda a cui hanno partecipato la Prof. Alessandra De Coro e Paolo Cruciani vice presidente dell’Ordine degli Psicologi del Lazio.

 

Per Alessandra De Coro, “le immagini interiori, nella visione junghiana, sono un prezioso  strumento di conoscenza della realtà esterna. Si può dire che Jung  amplia l’imperativo socratico "conosci te stesso" nel senso che, attraverso la conoscenza di sé, si deve ri-conoscere la propria  appartenenza alla collettività che agisce dentro di noi e, nello stesso  tempo, tale conoscenza della comunità sociale ci permette di diventare individui che pensano con la propria testa. Nella psicologia contemporanea, le immagini sono studiate come un ponte  fra affettività e pensiero verbale: l’immaginazione dunque appare come  una funzione centrale per creare connessioni fra intelligenza emotiva e conoscenza, necessaria per l’adattamento e la creatività di tutti gli  esseri umani”.

 

Per Paolo Cruciani, “nella realtà di oggi il messaggio che ci viene dal “Libro rosso” è quello di mantenere vivo il contatto con le capacità emotive e “immaginative” che costituiscono il nostro più importante – e più minacciato – patrimonio.  Ciò che minaccia l’uomo di oggi non è soltanto l’appiattimento della vita mentale, favorito da una società permeata dall’ideologia che mostra come unica realtà quella stabilita dalle esigenze della produzione imposta dal mercato globale, ma anche dalle mistificanti vie di uscita che questa ideologia prevede. Assistiamo così alla sostituzione delle funzioni creative dell’immaginazione con le fughe dalla realtà preordinate offerte da certe funzioni attive in internet, dalla second life – in tutte le sue forme – per arrivare alla droga, grande ammortizzatore del disagio sociale, gestito con profitto dalle organizzazioni criminali internazionali.

In questo senso dobbiamo recuperare il significato dell’“immaginazione” come forza potenzialmente “eversiva” produttrice di consapevolezza e di pensiero alternativo.

L’impoverimento dell’“orizzonte psichico” in cui viviamo, e in cui deve collocarsi tutto l’ampio spettro degli interventi che spettano agli psicologi, opera pesantemente in ogni ambito, dalle tematiche più strettamente riguardanti la psicologia clinica, alla psicologica dell’educazione, del lavoro e delle organizzazioni ed alla psicologia sociale.

Negli anni in cui Jung comincia a scrivere il Liber novus, annunciata nel linguaggio mitico dei sogni, si compie la grande tragedia della prima guerra mondiale, il primo grande scontro imperialista per la spartizione del mercato globale.

Così, paradossalmente, muovendosi nel mondo dei miti, tanto antichi da essere presentati come astorici, Jung tracciando l’itinerario della sua discesa negli inferi, o se vogliamo nel mondo delle “madri” del Faust, o della sua autoanalisi – se preferiamo – ci propone una prospettiva estremamente “attuale” e ci mostra di aver capito molto bene la più drammatica realtà “profonda” della storia del suo tempo. Mentre la cultura ufficiale nascondeva, sotto la retorica del patriottismo, il cinico massacro in cui venivano sacrificate centinaia di giovani vite, i sogni e le visioni di cui parla Jung nel suo Liber, rivelano immagini di desolazione e di sangue senza alcun infingimento, come epifanie del “male”.

“Il compito degli psicologi, dovunque e in qualunque ambito operino, è di salvare la capacità degli essere umani di cercare letture e interpretazioni della realtà e della loro vita, che non naufraghino nell’ovvio, non siano semplicemente, delle forme di rassegnazione all’“esistente”, coperte e dissimulate dal mito dell’adattamento e dell’efficiente integrazione nella realtà data.

Le visioni, i miti e le immagini che Jung ha voluto tracciare “di sua propria mano” con la stessa cura amorosa degli amanuensi medioevali, non devono apparirci ostici e portatori di un sapere esoterico ed esclusivo, ma vederli come dei messaggi destinati a confermare l’irrinunciabile valore dell’immaginazione e della ricerca dell’autenticità ed a conservarli, ora come un tempo, mentre attorno compaiono le minacce della barbarie.”

 

“Il timore per la nostra professione – ha concluso la presidente Zaccaria –  è quello che ci si va rinchiudendo sempre più nel proprio specifico, nel proprio orticello non traendo più linfa vitale dalla possibilità di attingere da altre discipline. E’ una disciplina che si va sempre più “istituzionalizzando” e quindi va perdendo contatto con le proprie origini. Pensatori come Freud, Jung, Bion si sono lasciati contagiare da altre discipline e dall’arte in generale, arricchendo il proprio pensiero. Oggi il “Libro Rosso” ne è la dimostrazione.”