Comunicati stampa

I disturbi della personalità dal DSM-IV al DSM-5: cosa succederà ai pazienti narcisistici?

“L’importanza di una giornata di studi come quella promossa dall’Ordine degli Psicologi del Lazio questa mattina alla Biblioteca Nazionale di Roma – ha commentato  Vittorio Lingiardi -consiste nell’aver restituito vitalità clinica e culturale al concetto di diagnosi e al suo impiego. In altre parole – come recita il titolo di un bel libro di James Barron – abbiamo cercato di “dare un senso alla diagnosi”. Perché diagnosi, nel campo dei disagi e dei disturbi mentali, non è solo il tentativo di dare un nome condiviso e una descrizione affidabile a una condizione di sofferenza psicopatologica. Diagnosi è anche il risultato di un processo decisionale e soprattutto la premessa di lavoro clinico. In altre parole, la diagnosi deve essere utile sia al clinico sia al paziente.
E’ soprattutto perché cogliamo il rischio di confusione metodologica e scarsa utilità clinica che guardiamo con una certa preoccupazione alle proposte in tema di “disturbi della personalità” avanzate dagli estensori del DSM-5, il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (a cura dell’American Psychiatric Association) che, dalla prima edizione del 1952, propone classificazioni sempre aggiornate dei disturbi mentali. In particolare, il rischio riguarda l’esclusione di alcune diagnosi di disturbo di personalità (narcisistico, istrionico, paranoide, dipendente) dall’edizione del DSM-5 la cui uscita è prevista per il 2013”.

“Un dato preoccupante che ci ha fatto ragionare e discutere su molti temi:

1.       il DSM è forse il sistema diagnostico più diffuso internazionalmente, su questo non ci sono dubbi. Ma non è l’unico, e già le sue precedenti edizioni avevano sollevato, soprattutto nella comunità degli psicologi, molte perplessità. Perchè, allora, non rivolgere maggiormente la nostra attenzione ad altri sistemi diagnostici – come il PDM, Manuale Diagnostico Psicodinamico, o la stessa SWAP, di cui ci ha a lungo parlato Jonathan Shedler, uno dei suoi estensori – che sembrano più vicini al nostro modo di intendere la diagnosi?

2.       è diagnosticabile solo ciò che è medicalizzabile e poi trattabile coi farmaci?

3.       non è fondamentale che un sistema diagnostico della personalità comprenda anche una valutazione delle “risorse” e delle capacità di buon funzionamento?

4.       l’esclusione di diagnosi così significative non rischia di annullare un patrimonio di conoscenze cliniche e scientifiche accumulato negli anni dai professionisti della salute mentale?

5.       che rapporto c’è tra l’esclusione di certe diagnosi e lo “spirito del tempo”, il quadro politico, economico, culturale in cui i sistemi diagnostici sono inevitabilmente immersi?

6.       è possibile intervenire, come alcuni hanno già iniziato a fare, con autorevoli cartelli scientifici per modificare le proposte diagnostiche meno convenienti e più sospette?”

La presidente dell’Ordine degli Psicologi del Lazio Marialori Zaccaria  ha ricordato il peso è l’importanza che potrà avere il documento, in lavorazione, che sarà inviato  all’American Psychiatric Association (APA), per esplicitare le ragioni del dissenso. Il prossimo 20 aprile, infatti, scadrà  il limite di tempo stabilito dall’APA per accogliere  proposte, commenti e critiche da parte delle comunità scientifiche coinvolte,  che saranno vagliati nei prossimi mesi fino al 2013.

 “Ci preoccupa moltissimo – ha aggiunto la presidente Zaccaria – la progressiva medicalizzazione del disagio mentale, perché  viene data più importanza  alle malattie in cui è consigliato l’uso dei farmaci. La prassi clinica e psicoterapeutica ci dice che non possono essere eliminate quelle patologie, che non rispondono a cure farmacologiche e che, dunque, più di altre vengono trattate con “cure” psicoterapeutiche. La nuova edizione del DSM rischia di peggiorare la situazione, assecondando il principio della non rimborsabilità delle patologie non inserite in esso. In altre parole, non potendo trovare un farmaco che “curi” il narcisismo, i narcisistici patologici diventano “sani per statuto” in modo che le compagnie assicurative possano evitare di rimborsarne le psicoterapie. Ma  potrebbero nascere problemi anche rispetto alle perizie: ad esempio, la Sacra Rota annovera tra i vari disturbi di personalità –  validi per l’annullamento di un matrimonio –  il disturbo narcisistico. Vista l’importanza che un manuale diagnostico come il DSM ha nel mondo occidentale, potrebbe accadere che una perizia di disturbo di personalità narcisistico non possa più essere utilizzata a tal fine. Lo stesso potrebbe avvenire per l’affido di un minore nell’ambito di una separazione”.

Vittorio Lingiardi ha introdotto  la “Lectio magistralis” di Jonathan Shedler,  studioso americano, anche il primo firmatario di un autorevole cartello di esperti (Jonathan Shedler, Aaron Beck, Peter Fonagy, Glen Gabbard, John Gunderson, Otto Kernberg, Robert Michels e Drew Westen), che nel 2010, dalle pagine dell’American Journal of Psychiatry, ha lanciato un allarme sul futuro diagnostico dei disturbi di personalità. Il gruppo di esperti ha definito la diagnostica di personalità proposta dal DSM-5 “un agglomerato poco maneggevole di modelli disparati e male assortiti, che rischia di trovare pochi clinici disposti ad avere la pazienza e la costanza di farne effettivamente uso nella loro pratica”. “Il DSM-5 – ha ribadito Schedler – cerca di coniugare le esigenze e le scoperte della psichiatria, della psicologia clinica e della psicologia accademica, ma finisce per dar vita a un sistema di valutazione macchinoso e teoricamente poco coerente”.

Tiziana Bastianini, Franco Del Corno e Francesco Mancini sono state le voci esperte della tavola rotonda condotta da  Vittorio Lingiardi.

Del Cornoha spronato la comunità scientifica italiana a costruire un pensiero alternativo dei clinici, che di fatto dia meno importanza al DSM, sviluppando quella linea di ricerca già presente nel PDM, che restituisce alla diagnosi il suo senso autentico di valutazione delle funzioni mentali e comportamentali dei singoli individui senza perdere la rigorosità delle categorie della ricerca empirica. Tiziana Bastianini ha ricordato l’importanza di difendere l’eredità di tutta la ricerca psicoanalitica, riconquistandola, e ha citato  Freud: ”ciò che hai ereditato dai Padri, riconquistalo se vuoi possederlo davvero”. Francesco Mancini ha detto che il  Dsm-5  è figlio dello spirito del tempo, che dà meno spazio agli aspetti psicologici del paziente, in ciò che sente, che desidera, in cui crede, a cui aspira, privilegiando una valutazione dall’esterno e svuotando di fatto l’importanza della psicoterapia.